Storia del Partito sardo d’Azione da Lussu a Salvini

26 Febbraio 2019 16.30
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Christian Solinas è il secondo esponente del Partito Sardo d’Azione a diventare presidente dell'Isola in 98 anni anni, anzi un secolo di storia. Il partito dei Battor Moros venne costituito ufficialmente il 17 aprile del 1921 ma in realtà era nato un paio di anni prima dall'organizzazione politica degli ex-combattenti della gloriosa Brigata Sassari. Quelli, per indenderci, che durante la Grande Guerra andavano all’assalto gridando «Avanti Sardegna» invece di «Avanti Savoia!», che al posto delle baionette montavano spesso sui fucili i coltelli da pastore, e che gli austriaci avevano soprannominato Rote Teufel: i Diavoli Rossi.

Il 14 settembre 1919 l’ex-capitano Emilio Lussu, poi divenuto famoso per i libri Un anno sull’Altipiano e Marcia su Roma e dintorni, aveva tratteggiato il programma del partito mentre alle elezioni politiche del maggio del 1921 il movimento dei combattenti si rivelò il primo partito sardo e Lussu fece il suo ingresso alla Camera dei deputati con altri due rappresentanti. Un successo su cui si interrogò anche Antonio Gramsci. «Perché in Sicilia i grandi proprietari sono autonomisti e non i contadini, mentre in Sardegna sono autonomisti i contadini e non i grandi proprietari?», si chiese nel 1923 parlando di un vero e proprio laboratorio sardo.

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IL PSD'AZ TERZO PARTITO DELLA SARDEGNA CON IL 9,9%

Il Psd'Az non è il più antico partito d’Italia esistente, come si è sentito ripetere sull’onda dell’euforia non solo per la conquista del governatore, ma anche per i risultati ottenuti alle Regionali (dove la lista ha ottenuto il 9,9%, dietro al 13,45% del Pd e all’11,36 della Lega, ma davanti al 9,71 dei cinque stelle e all’8,02 di Forza Italia). Esistono formazioni dalla storia più lunga. Il Psi per esempio nacque nel 1890 e il Pri nel 1895, ed entrambi ancora esistono, anche se ridotti ai minimi termini rispetto ai fasti del passato. Il Pri, però, è dal 2013 che non ha più eletti in parlamento, anche se nella scorsa legislatura era riuscito a ricomparire come sigla grazie all’adesione dei fedeli all’ex-sindaco di Verona Flavio Tosi dopo la rottura con la Lega. E il Psi ha sì un deputato e un senatore, ma l’attuale sigla esiste solo dal 2008, anche se il partito si proclama idealmente erede dello storico Psi sciolto nel 1994. Dal canto suo Solinas è stato eletto senatore in un collegio blindato della Lombardia in lista con il Carroccio, riportando così in Aula i sardisti per la prima volta dal 2001. È dunque corretto sostenere che il Partito Sardo d’Azione è oggi il partito con l'esistenza ininterrotta più lunga in parlamento.

LINEA POLITICA A ZIG ZAG, TRA CENTROSINISTRA E DESTRA

Non è però altrettanto ininterrotta la sua linea politica. L'ultimo parlamentare sardista prima di Solinas, Franco Meloni, era stato eletto senatore nel 1996 nella coalizione dell’Ulivo. E anche il primo presidente della Regione Mario Melis, in carica tra maggio e giugno del 1982 e poi tra il 1984 e il 1989, guidava una Giunta di sinistra. Tra l’altro nel 1981 il Partito Sardo d’Azione assunse posizioni indipendentiste che il leader democristiano Ciriaco De Mita definì di «mezzo terrorismo». Da cui una polemica dichiarazione di voto «per i mezzi terroristi» di Fabrizio De Andrè, che dedicò uno dei suoi dischi più famosi – L'Indiano (1981) – a un parallelo tra pastori sardi e indiani d’America.

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L'ANTIFASCISMO DI LUSSU E IL DOPOGUERRA

Molti decenni prima, i sardisti vennero invece definiti «Rossomori». Quando cioè Emilio Lussu organizzò le Camicie Grigie da contrapporre alle Camicie Nere. Con l'avvento del fascismo il Psd'Az infatti si divise. Una parte aderì al partito mussoliniano, un'altra invece vi si oppose fermamente. Quando il regime sciolse i partiti politici, Lussu venne condannato all'esilio a Lipari riuscendo a fuggire dall'isola nel 1929 con tra gli altri Carlo Rosselli. Da lì arrivò rocambolescamente a Tunisi, quindi a Parigi dove fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà. Nel circuito dell'antifascismo europeo, Lussu portò i sardisti a combattere con le Brigate internazionali nella guerra civile spagnola. Tornato dall'esilio nel 1943 divenne ben presto dirigente del Partito d'Azione nato clandestinamente a Roma. Dopo la liberazione della Capitale, il ricostiutuito Psd'Az confluì nel Pd'A. Nell'immediato Dopoguerra entrò nella Costituente, dopo essere stato ministro nel primo governo di unità nazionale guidato dall'azionista Ferruccio Parri e in quello presieduto da Alcide De Gasperi. Pochi anni dopo, Lussu lasciò il Psd'Az per un partito sardo d'Azione socialista che confluì nel Psi di cui l'ex combattente fu anche dirigente. Per poi aderire nel 1964, agli albori del centrosinistra, alla scissione del Psiup.

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Quanto al Partito Sardo d’Azione, dopo essere stato alleato nella Dc nel 1958 si alleò con il movimento di Comunità di Adriano Olivetti, e nel 1963 riuscì a tornare in parlamento col deputato Giovanni Battista Melis nelle liste del Pri. Nel 1972 si alleò col Pci, mentre negli Anni 80 conobbe un revival indipendentista. Nel 1992 l’eletto alla Camera Valentino Martelli confluì nel gruppo del Pli.

DAL 2009 L'INVERSIONE DI MARCIA VERSO IL CENTRODESTRA

Dal 2009 l'inversione di marcia e l’avvicinamento al centrodestra: alle Regionali di quell'anno siglò un'alleanza col Pdl, l'Udc e i riformatori sardi con cui ha governato l'Isola fino al 2013. La sinistra del partito a quel punto sbattè la porta per dare vita a una nuova creatura sotto l’etichetta di Rossomori attribuita a Lussu. Nel mezzo, una breve parentesi di appoggio al centrosinistra di Massimo Zedda alle ultime Comunali di Cagliari. Poi l'abbraccio con Salvini. «Ci sono donne e uomini del Partito sardo d’Azione decisi a salvare il sardismo dal naufragio in cui è stato fatalmente coinvolto il partito sulle scogliere del leghismo e di Salvini», dicono ora.
Ma d’altra parte proprio De Andrè una volta spiegò che non demonizzava la Lega proprio perché la vicinanza al Partito Sardo d’Azione gli aveva fatto capire «gli errori del centralismo e l'importanza del decentramento della politica»; Lussu invece abbandonò il sardismo accusandolo di essere troppo attratto a destra. Insomma, un secolo di storia, non senza qualche riadattamento.

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