I piani della Lega per isolare Tridico all'Inps

I piani della Lega per isolare Tridico all’Inps

Di Maio ha imposto la sua nomina a presidente senza designare i membri del cda. Dove i candidati del Carroccio sono stati bocciati. Così Salvini prepara le contromosse dopo le Europee.

22 Maggio 2019 08.00

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«Abbiamo fatto tanto per liberarci di Tito Boeri e ora ci ritroviamo all'Inps con un altro uomo solo al comando». La Lega mastica molto amaro sulla gestione di Pasquale Tridico. Tanto che Matteo Salvini – nella lista dei tanti dossier da riequilibrare dopo il 26 maggio – avrebbe dato mandato al sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon di intervenire perché il professore padre del reddito di cittadinanza fa – secondo il Carroccio – il bello e il cattivo tempo.

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I CANDIDATI DELLA LEGA BOCCIATI

Ancora di più dopo l'ultimo Consiglio dei ministri – quello dove Giuseppe Conte ha bloccato il decreto sicurezza bis – quando Luigi Di Maio ha imposto ai colleghi di approvare la nomina a presidente di Tridico, ma – in barba a quello che prevede il suo decretone che regola reddito e quota 100 – non ha designato i membri del consiglio di amministrazione, reintrodotto nell'organismo proprio da questo governo. Un consesso dove la Lega si è vista bocciare da Di Maio i nomi di Adriano Morrone, attuale vicecommissario, e Gianni Bocchieri, attuale direttore generale della Regione Lombardia, che il Carroccio ha provato già a mandare all'Anpal come direttore generale.

LE CONTROMOSSE DEL CARROCCIO DOPO LE EUROPEE

«Il senso di questa mossa», spiegano di via Bellerio, «è chiaro: Di Maio vuole dirci che sulle questioni del lavoro e del welfare decidono soltanto i cinque stelle, la Lega non deve mettere becco». E senza il consiglio d'amministrazione Tridico ha le mani libere sia per mettere in pratica la sua riorganizzazione interna (vuole creare quattro nuove divisioni) sia per utilizzare l'istituto come fucina per realizzare le sue proposte, non ultima quella di ridurre l'orario di lavoro. Proprio come Tito Boeri. Per tutto questo, dopo le Europee, la Lega proverà a imporre a Di Maio la nomina del cda e chiederà la testa della direttrice Gabriella Di Michele, considerata troppo acquiescente con Tridico, per mettere su quella poltrona un manager che risponda al Carroccio.

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