Passerelle sul Tevere

Anna Franco
31/01/2011

Da Gattinoni a Sarli, l'haute couture di Altaroma.

Sfilate di grandi nomi, da Renato Balestra a Raffaella Curiel, da
Gattinoni a Tony Ward, ma anche di giovani designer che hanno
scelto la capitale come vetrina della loro creatività. Tutto
questo è Altaroma altamoda, la kermesse dell’haute
couture
in programma fino al primo febbraio. L’evento si
è aperto con l’inaugurazione della mostra Fernanda
Gattinoni: moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere

al Museo Boncompagni Ludovisi, a due passi da via Veneto.
L’esibizione, aperta al pubblico fino al 10 marzo, si snoda
attraverso un percorso di abiti disegnati dalla celebre sarta per
cinque dive del cinema: Anna Magnani, Lana Turner, Kim Novak,
Audrey Hepburn e Ingrid Bergman.
ABITI CELEBRI. Quest’ultima fece conoscere
la maison romana e il suo stile inconfondibile agli
americani grazie a una copertina di Vogue, dove
l’attrice posava proprio con una creazione di questo stilista
(guarda la gallery delle
sfilate Gattinoni
) .
In esposizione, anche i famosi abiti neri prediletti
dall’attrice Anna Magnani, che li indossava tre volte per poi
regalarli all’amica e collega Marisa Merlini, e tre vestiti
da sera disegnati per il colossal Guerra e pace,
interpretato da Audrey Hepburn, che diedero il via alla moda
stile impero. Di lei Fernanda Gattinoni diceva che «sapeva far
brillare come un gioiello qualsiasi capo», ma anche che era
«troppo perfettina, capricciosa e costantemente assetata di
succo d’arancia».
COLLEZIONI SARTORIALI. Spiccano, nella mostra,
anche un abito nero della collezione Casanova, creato per Kim
Novak, e un altro del 1968 in seta azzurra con ricami di
cristalli e perline. La sala del drappeggio, infine, pone in luce
la maestria sartoriale che permetteva alla signora Fernanda di
creare magie con le pieghe della stoffa. La couturier
inventò il drappeggio a canestro, che ancora oggi la casa di
moda propone affidandolo a una sarta che lavora per Gattinoni da
50 anni.

Museo della moda cercasi

Stefano Dominella, presidente della griffe Gattinoni, ha
raccontato di quanto sia stato difficile allestire la mostra,
causa mancanza di fondi. «Mi chiedo perché una città come
Roma, con tutto il lavoro che è stato fatto dagli archivi
storici sulla nascita della moda, non abbia ancora un museo al
riguardo. Migliaia di abiti giacciono negli scantinati, mentre a
Parigi si organizzano mostre internazionali e qui non si vuole
capire che la moda è cultura e storia, oltre che richiamo
turistico».
RISORSE SPRECATE. A dire il vero, dopo anni di
lavoro, nel 1994, attraverso un’associazione privata fondata
dalle giornaliste Patrizia Vacalebri e Stefania Giacomini, e
dagli stilisti Sarli, Gattinoni e Litrico, si era riuscito ad
avere a Roma, proprio presso il museo Boncompagni Ludovisi, la
prima sede museale della moda.
Ma il museo, dopo l’inaugurazione con abiti di designer
famosi, non ha più avuto modo di far nulla. Un grande rammarico
non solo per la moda in sé, ma per la cultura e la storia
dell’Italia, tanto più che, all’epoca, era stato
promesso che alla storia della moda sarebbe stato dedicato il
padiglione Cosenza, presso la Galleria nazionale d’arte
moderna, tuttora inutilizzato.
Dominella ha annunciato che nel 2014 la mostra diventerà più
grande inglobando gli abiti disegnati da Gattinoni non solo per
le dive, ma anche quelli per le donne di potere nonché quelli
più trasgressivi e di protesta proposti negli ultimi venti
anni.
GIOIELLI HAUTE COUTURE. Anche la designer Lucia
Odescalchi, discendente della famosa famiglia nobiliare romana,
ha presentato le sue creazioni: gioielli in oro teso, bracciali
in nastri d’acciaio con diamanti e altre pietre (prezzo dai
900 ai 1300 euro) e un delizioso anello in legno wengé, pirite e
argento (costo: 800 euro), realizzati dai circa 20 artigiani che
lavorano per il laboratorio.
Nella collezione spiccano anche monili simili a cotte medievali
con pietre in cristallo di rocca e una reinterpretazione del
classico filo di perle con staffe in acciaio e saldature in oro.
Gioielli haute couture ma dal design lineare, che li rende
adatti, per fattura, gusto e prezzo, a essere indossati tutti i
giorni.

In memoria di Fausto Sarli

Il protagonista indiscusso della seconda giornata di AltaRoma è
stato invece Fausto Sarli, il maestro di creatività scomparso il
9 dicembre 2010. Un filmato ha ripercorso le tappe della vita
dello stilista: molti gli occhi lucidi in sala, dove sedevano tra
gli altri Gina Lollobrigida, Gloria Guida, Renzo Arbore, Luisa
Corna, Ilaria Spada e Jane Alexander.
CANDIDE SCULTURE PER SARLI. La prima top a
calcare la passerella è stata Maria Carla Boscono. Le modelle
sono sfiorate da stoffe chiare che si trasformano in leggerissime
sculture create dall’organza, nel più perfetto stile Sarli. Le
onde del mare abbracciano i corpi, la brezza marina disegna
ricami di corallo e di pietre preziose, simili a incrostazioni
subacquee. I colori predominanti sono il bianco, le sfumature del
blu e il verde: la donna è come una Venere che esce dalle spume
del Mediterraneo (guarda la gallery di
Sarli
).
NERO POSTATOMICO PER CORUH. Stile completamente
diverso per Erkan Coruh, giovane designer vincitore
dell’ultima edizione del Who is on next. In
passerella abiti declinati in tutte le gradazioni del nero,
giacche e gonne simili a cappe di un nuovo medioevo postatomico.
File rouge della collezione: gli inserti di capelli posticci sui
cardigan, sugli abiti da sera e persino sulle scarpe con
plateau. Dopo di lui un esordiente per Roma, Jack
Guisso, libanese che ha proposto forme eteree ricche di
lavorazioni.
SENSUALITÁ PER MAHFOUZ. In via Fontanella
Borghese, nella boutique Re(f)use, Carmina Campus e la
sua ideatrice Ilaria Venturini Fendi hanno presentato, per
Ethical Fashion, una lezione di economia sostenibile di
Fabrice Leclerc, docente di Strategia e imprenditorialità alla
Sda Bocconi. A colpire l’occhio è stata soprattutto una
scultura in vetrina fatta di pneumatici tagliati per creare un
cane dall’aria gioviale. Ha chiuso la giornata la sfilata di
Abed Mahfouz, lo stilista libanese ormai habitué della kermesse
romana. Sullo sfondo, un muro di fiori che richiamava i colori
degli abiti proposti, bianco, rosa pastello, viola carminio, blu
e verde, impreziositi da ricami, pietre e intarsi dorati. Molte
le trasparenze che richiamavano un elfo sensuale, tra spacchi e
scollature oltre che bustier a vista e con stecche preziose.