La rabbia dei pastori sardi: «La politica ci ha preso in giro»

Salvini aveva promesso di portare il prezzo del latte a un euro al litro e di risolvere la vertenza in 48 ore. Sono passati 5 mesi e l'obiettivo è ancora lontano. «Siamo stanchi e delusi», sbotta Gianuario Falchi dei comitati spontanei. «Però basta con questo ritornello che abbiamo votato Lega e che quindi "ben ci sta"».

12 Luglio 2019 09.00
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Con l’arrivo dell’estate, si chiude la stagione del latte negli ovili della Sardegna: niente cuccioli, niente mungitura. Ma è il tempo perfetto per un bilancio. Cosa è cambiato a cinque mesi dalle proteste di febbraio, con migliaia di litri sversati nelle strade alla vigilia delle Regionali? Nei giorni più caldi il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, sponsor dell’attuale governatore Christian Solinas, aveva promesso di portare il prezzo a un euro al litro e di risolvere la vertenza entro 48 ore. Gianuario Falchi è uno dei delegati, insieme a Nenneddu Sanna, dei comitati spontanei dei pastori. Insieme ai rappresentanti di categoria, agli industriali, al prefetto, si erano seduti al noto tavolo che aveva portato, già a febbraio, a un aumento di circa 14 centesimi al litro (74 al posto dei 60). Un accordo “ponte” sul quale però ci si è arenati.

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Nel frattempo sono arrivate le denunce per i blocchi stradali e gli sversamenti delle autocisterne, ai vertici del Consorzio del pecorino romano dop è tornato lo stesso presidente e ora è stata chiusa un’istruttoria dell’Antitrust sul pagamento sottocosto del formaggio. Su tutto è calato il silenzio della politica. Ed è di nuovo tempo di mobilitazione con un documento durissimo firmato dai due leader dei pastori. «Siamo stanchi e delusi da tutti, presi in giro», si sfoga Falchi. «Però basta con questo ritornello che abbiamo votato Salvini e che quindi “ben ci sta”».

Gianuario Falchi, uno dei delegati dei comitati spontanei dei pastori.

DOMANDA. Considerate ancora valido l’obiettivo di un euro a litro?
RISPOSTA. Certo, quello era e resta il nostro obiettivo. Un prezzo giusto per il nostro lavoro, abbiamo protestato, perso latte, soldi e tempo e molti dei nostri colleghi giovani sono stati denunciati. Il risultato? Quei 14 centesimi in più che non tutte le coop riescono a rispettare. Quella piccola cifra era un acconto, il resto sarebbe stato saldato a ottobre-novembre. Ma mancano le premesse: il prezzo del formaggio, a cui erano agganciati gli aumenti, ora è fermo. A ciò si aggiunge la beffa dell’Antitrust, l’ultima umiliazione.

Si riferisce all’istruttoria?
Sì, l’Antitrust avrebbe dovuto indagare sul perché il prezzo del latte è arrivato così in basso. Nel mirino c’erano il Consorzio del pecorino romano con le sue oltre 30 società. Ebbene, tutto è stato chiuso in virtù di quell’accordo di pochi centesimi: nessuna pratica sleale. Visto che le parti si sono sedute, gli industriali anche di malavoglia, tutto finisce così.

Noi pastori abbiamo perso due volte: abbiamo protestato e i soldi sono andati a ripagare gli errori di marketing dei caseifici, abbiamo denunciato e tutto è stato messo a tacere

Un nulla di fatto…
Mi chiedo com’è possibile che non si vogliano scoprire le responsabilità della crisi di un intero settore. Che senso ha insabbiare tutto? Eppure ci sono di mezzo dei soldi pubblici, quei 14 milioni di euro del decreto emergenze che dovranno essere usati per il ritiro delle giacenze di invenduto. Così noi pastori abbiamo perso due, tre, quattro volte: abbiamo protestato e i soldi sono andati a ripagare gli errori di marketing dei caseifici; abbiamo denunciato e tutto è stato messo a tacere per le pressioni. Solo perché abbiamo accettato l’unica proposta fatta. In sostanza hanno protestato i pastori e gli aiuti sono andati agli industriali, a coloro che ci hanno messo in difficoltà.

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Salvini aveva promesso di risolvere l’emergenza in poche ore…siete delusi?
Siamo stanchi e delusi da tutti, presi in giro. Però basta con questo ritornello che abbiamo votato Salvini e che quindi «ben ci sta», come leggiamo ogni giorno sui social, anche nel nostro gruppo Facebook. Fino a pochi giorni prima del voto regionale in molti hanno minacciato addirittura il blocco seggi, per fortuna sventato, altri hanno restituito le tessere. La gran parte erano ancora impegnati nei sit-in per seguire in modo attivo la politica.

Due mesi per la Giunta e ancora nessun incontro diretto con la nuova assessora all’Agricoltura. In Consiglio regionale non si parla di noi, ma di vitalizi

Sta dicendo che i pastori non hanno votato la Lega in salsa sarda?
Non saprei, forse qualcuno… ma non in modo compatto, questo è chiaro. Ma credo che, in ogni caso, chiunque sia al governo debba impegnarsi, al di là degli schieramenti. Qui, invece, si perde solo tempo. Se prima c’era un tavolo a settimana, ora ce n’è uno ogni due mesi. Per esempio ora non ci sono convocazioni. Ma è possibile? Due mesi per la Giunta e ancora nessun incontro diretto con la nuova assessora all’Agricoltura Gabriella Murgia. In Consiglio regionale non si parla di noi, ma di vitalizi. E volevano pure portare la vertenza da Roma a livello regionale ma ci siamo opposti e avevamo ragione.

Il selfie di Matteo Salvini con un gruppo di pastori e lavoratori del porto di Cagliari il 2 aprile 2019.

I bandi per gli invenduti sono stati fatti?
No. Come fa ad aumentare così il prezzo del pecorino se quella era stata considerata la leva, lo stratagemma per forzare il mercato. Non solo mancano i bandi ma sembra che manchino anche le giacenze di pecorino, come denunciamo nel nostro documento. Se a febbraio erano 100 mila quintali, ora sono diventati 50 mila. Dov’è finito? Noi produciamo il latte, i trasformatori il formaggio. Sempre loro si occupano di vendite e gestione, ma non ci sono risposte.

Siamo legati a un unico prodotto e a un unico mercato che ci svaluta. Invece dovremmo, anzi dovrebbero i politici e chi si occupa di mercati esteri, trovare alternative, altre piazze

E la riforma dei Consorzi?
Nulla. Salvatore Palitta, presidente del consorzio del Pecorino romano Dop, dopo le dimissioni è tornato in carica subito. Abbiamo chiesto riforme, non soldi pubblici, in particolare diversificazione dei prodotti. E ancora invece si insiste con le grandi forme del pecorino romano da mandare negli Usa.

A proposito i dazi minacciati da Trump vi preoccupano?
Certo, anche se è un’ipotesi. Fanno paura soprattutto in queste condizioni. Siamo legati a un unico prodotto e a un unico mercato che ci svaluta. Invece dovremmo, anzi dovrebbero i politici e chi si occupa anche di mercati esteri, trovare alternative, altre piazze. Nonché sperimentare altre produzioni per altri mercati. Semplice: non possiamo dare il formaggio a chi lo paga troppo poco.

Avete in mente qualche nuovo blitz mediatico?
Non sappiamo ancora. Aspettiamo le assemblee, ma l’umore è davvero a terra.

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