Monia Melis

Pastori sardi: stallo della vertenza e avvisi di garanzia

Pastori sardi: stallo della vertenza e avvisi di garanzia

Il prezzo del latte non va oltre i 75 cent, nonostante le promesse elettorali di Salvini. E almeno un centinaio di allevatori sono stati indagati per i disordini. Il punto. 

23 Maggio 2019 09.50

Like me!

Latte rovesciato, cisterne svuotate e strade bloccate in tutta la Sardegna: quei video girati dagli smartphone e immediatamente postati sui social e inviati via chat sono diventati prove. E così la dura protesta dei pastori dello scorso febbraio presenta il suo conto ed è sul piano giudiziario.

Una grana che si aggiunge alla perdita economica cumulata nei giorni di stop e alla vertenza che procede lentamente: il prezzo del latte ovino è fermo ai 70-75 centesimi al litro (iva inclusa), ben lontani dall'euro chiesto e promesso dal leader della Lega, Matteo Salvini in piena campagna elettorale per le Regionali. E i comitati sono di nuovo in piena mobilitazione, tra assemblee nella storica sede di Tramatza (nell'Oristanese), tavoli in prefettura con la nuova Giunta regionale e l'assessora all'Agricoltura nominata a oltre due mesi dal voto, l'ex renziana Gabriella Murgia.

I PASTORI CERCANO UNA DIFESA COMUNE

Il conto è anche difficile da fare perché l'arrivo degli avvisi di garanzia ripercorre la modalità della protesta: polverizzata, senza capi, né movimenti riconducibili a sigle. E così nelle scorse settimane le procure sarde si sono messe al lavoro, soprattutto quella di Sassari che indaga sui sit-in al caseificio dei fratelli Pinna a Thiesi, uno dei centri nevralgici dei giorni caldi. Dal lato opposto ci sono i portavoce dei comitati da tempo alla ricerca di avvocati volontari, vicini alle protesta per costruire un'unica strategia difensiva. All'ultima assemblea lo scorso sabato tra i 200 presenti – un campione limitato – si trovavano più di 100 denunciati. Tra loro anche 14 obblighi di dimora, trasformati in obbligo di firma.

LEGGI ANCHE: I numeri della guerra del latte in Sardegna

L'APPELLO A SALVINI E L'IPOTESI AUTODENUNCIA

«Il numero e i reati contestati non si conoscono ancora», spiega Cristina Puddu, una dei legali. «Si va dalla manifestazione non autorizzata al danneggiamento ai blocchi stradali». Quest'ultimo è diventato di nuovo un reato grazie al decreto Salvini dello scorso novembre con pene da uno a sei anni di carcere. Ed è proprio al vicepremier leghista, invitato a Cagliari dalla Coldiretti per un congresso a inizio aprile, che una piccola delegazione di pastori in maglietta bianca si è presentata anche per parlare delle denunce in arrivo e sollecitare un intervento. Ora il pressing degli allevatori è ancora più forte al punto che l'ultima assemblea si è chiusa con le parole del portavoce Gianuario Falchi: «Ci autodenunciamo tutti».

LEGGI ANCHE: Un concorso per rilanciare il latte della protesta in Sardegna

Un'azione di estrema solidarietà, corale. Chi ha la mente più fredda si muove con cautela, aspetta di visionare le carte e paragona l'autodenuncia alla restituzione delle tessere elettorali in massa. Annunciata e poi non avvenuta, così come la minaccia di bloccare i seggi. «Da legale lo sconsiglio vivamente. È un gesto simbolico ma non aiuta né i denunciati, né chi non lo è», sottolinea Puddu. «Anche perché è autocalunnia, e quindi a sua volta un reato». Giorni di mobilitazione dunque per i pastori mentre si ripete il richiamo all'unità della categoria, anche e soprattutto sui social, di fronte alla sfiducia e alla delusione del movimento.

LEGGI ANCHE: Quattro grane per la Giunta Solinas

LO STALLO DELLA VERTENZA

In ballo c'è ancora la vertenza sul prezzo del latte in una stagione che sta per finire: il pecorino romano Dop resta ancora il prodotto a cui è ancorata la quotazione. E anche se il valore ha avuto un leggero aumento comunque la situazione è di stallo visto che si vende ancora a cifre che quasi non coprono i costi. Uno scenario che ha messo sul chi vive l'Antitrust. Pure l'altra via per aumentare il prezzo di prodotto finito e materia prima, il ritiro giacenze dell'invenduto da consegnare ai poveri, è fermo. Solo la settimana scorsa è passato alla Camera il Decreto per le emergenze agricole che stanzia anche 10 milioni alla causa, ma la macchina – con appositi bandi – è tutta da attivare. Così come è ferma la riforma dei consorzi, chiesta a gran voce. Ai vertici del principale, il Consorzio di tutela del Pecorino romano Dop, non appena si è sgonfiata la protesta è tornato lo stesso presidente che si era dimesso: Salvatore Palitta.

LE PROMESSE DELL'ASSESSORA MURGIA

«Abbiamo perso due mesi», hanno detto i pastori al suo insediamento dopo settimane di trattative del presidente della Regione Christian Solinas (Psd'Az-Lega). Al posto della 'blindata' Daria Inzaina, in quota Lega, allevatrice gallurese di bovini all'assessorato all'Agricoltura è arrivata Murgia, dipendente dell'Agenzia regionale del Lavoro. «Mi documenterò in fretta», ha assicurato. Ora chiede che "Il tavolo del latte" passi dal governo alla Regione. Le prossime settimane saranno fitte di appuntamenti. Ma i pastori sembrano stremati: «Troppa negligenza», insiste Gianuario Falchi uno dei rappresentanti dei pastori. «A Roma e soprattutto qui in Sardegna, senza governo. Non avere referenti locali ci ha penalizzato moltissimo e mi pare che ora si debba riniziare tutto da capo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *