Cosa c’è nel nuovo Patto di Stabilità

Redazione
21/12/2023

Ok dei ministri delle Finanze Ue. Tra le regole la riduzione del disavanzo all'1,5 per cento del Pil per i Paesi, come l’Italia, con un debito superiore al 90 per cento. Tensioni nella maggioranza sul Mes. Salvini: «Così non lo si può votare». L'ipotesi di un nuovo rinvio.

Cosa c’è nel nuovo Patto di Stabilità

L’ok al Patto di Stabilità e Crescita è arrivato. La riunione dei 27 ministri dell’Economia all’Ecofin ha sancito un accordo politico tra Francia e Germania. Poi, per ultimo, è arrivato il sì del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per l’Italia.  Ma cosa c’è nel nuovo Patto e cosa succederà su Meccanismo Europeo di Stabilità?

I punti principali del nuovo Patto di Stabilità

I principi cardine restano quelli fissati nel Trattato di Maastricht: mantenere il deficit al di sotto del 3 per cento del Pil e il debito al di sotto del 60 per cento. Ma nelle nuove regole sono stati introdotti margini di flessibilità per evitare che il risanamento dei conti si trasformi in austerità, blocco degli investimenti e rallentamento della crescita. Quando il deficit eccessivo supera il tetto del 3 per cento l’aggiustamento annuo richiesto è dello 0,5 per cento del Pil in termini strutturali. L’accordo prevede però che il ritmo della correzione tenga conto dell’aumento della spesa per interessi al fine di non bloccare gli investimenti più urgenti. I Paesi con un rapporto debito-Pil superiore al 90 per cento, come l’Italia, inoltre, dovranno far scendere il livello del disavanzo all’1,5 per cento. Per farlo servirà un aggiustamento strutturale annuo dello 0,4 per cento per quattro anni o dello 0,25 per cento in sette anni, calcolato al netto degli interessi sul debito con l’impegno del Paese a fare investimenti e riforme. Altro punto è la riduzione del debito: dovrà essere dell’1 per cento annuo per i Paesi che superano la soglia di un rapporto debito-Pil del 90 per cento e dello 0,5 per cento annuo per chi lo ha tra il 60 e il 90 per cento del Pil. Tra il 2025 e il 2027, inoltre, la Commissione europea, nello stabilire il percorso di risanamento dei conti, terrà conto degli oneri degli interessi sul debito sempre con l’obiettivo di lasciare ai Paesi spazio per gli investimenti. I Paesi sotto procedura dovranno concordare l’uso dei fondi pubblici con la Commissione europea nel rispetto delle traiettorie di aggiustamento del debito. I piani ad hoc sono quadriennali e all’insegna della flessibilità potranno essere estesi a sette anni tenendo conto degli sforzi di investimento e riforma compiuti dai governi per attuare i Pnrr. Sempre all’insegna della flessibilità è prevista la possibilità di uno sforamento dello 0,3 per cento rispetto al piano concordato. L’intesa politica tra i ministri apre la strada ai negoziati con l’Eurocamera per arrivare all’accordo finale e al varo delle nuove regole entro aprile 2024.