Guido Mariani

Pavia calcio, il flop del primo club cinese d'Italia

Pavia calcio, il flop del primo club cinese d’Italia

20 Agosto 2016 13.00
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Mr. Zhu non c’è più. Il primo club calcistico italiano
acquistato da imprenditori cinesi è finito a gambe all’aria
dopo due anni di promesse, investimenti sprecati, spese pazze,
figuracce e debiti che nessuno ha pagato. 
È la storia del Pavia calcio, primo club italiano a far da cavia
alla gestione made in China dello sport più amato.
Un’avventura finita con il fallimento della società fondata
nel 1911 che non ha mai avuto il blasone di una grande, ma che
dal 2001 militava con costanza nei campionati di quella che si
chiamava Serie C e ora si chiama Lega Pro.
DA SPERANZA A BARZELLETTA. Chissà se Milan e
Inter, che sono di recente passati nelle mani di investitori
cinesi, possono imparare qualcosa da questa rocambolesca vicenda
iniziata tra sogni di gloria e annunci roboanti e finita in
barzelletta.
I cinesi si innamorano dell’Associazione calcio Pavia
nell’estate del 2014. Il Pavia veniva da un campionato concluso
all’ultimo posto, ma per fortuna quell’anno si era deciso il
blocco delle retrocessioni.
I vecchi proprietari sono pronti a lasciare, gravati da più di 1
milione di euro di debiti. Improvvisamente si affacciano sulla
scena Xiaodong Zhu, a capo del fondo Pingy Shanghai investment, e
Qiangming Wang, titolare di Agenzia per l’Italia, una società
di investimenti cinesi che vive e lavora in Italia e sul
biglietto da visita si qualifica anche come presidente
dell’Inter fan club Cina.
SQUADRA RILEVATA A COSTO ZERO. Rilevano la
squadra a costo zero, semplicemente prendendosi carico delle
fatture non pagate. Zhu pendola tra Shanghai e Pavia, Wang è
l’uomo sul campo, diventa vicepresidente e nel suo fluente
italiano spiega le ambizioni dell’investimento.
Alla stampa giura sulla serietà e la prospettiva di lungo
termine dell’impegno. Le prime dichiarazioni sono una sinfonia
di ottimismo: «Stiamo facendo un regalo al territorio», «non
siamo qui per colonizzare», «investiremo sulla città»,
«costruiremo un nuovo stadio», «porteremo 100 mila turisti
cinesi a Pavia», «c’è un potenziale di 50 milioni di tifosi
in Cina».
L’idea di centinaia di pullman con turisti scaricati sulle rive
del Ticino e di 50 milioni di cinesi con la casacca azzurra del
Pavia fa un po’ sorridere, ma il calcio italiano si convince
che magari anche per le squadre minori è iniziata una nuova
stagione dell’oro.

Cucinotta testimonial d’eccezione

Come testimonial dell’operazione arriva a Pavia l’attrice
Maria Grazia Cucinotta, che non solo giura sull’affidabilità
degli investitori, ma rivela anche che la città sarà scelta
come set di un kolossal cinese di cui lei sarà la star.
Intanto la squadra viene ricostruita. Si scommette su un
allenatore esordiente tra i professionisti, Riccardo 
Maspero ex centrocampista di Sampdoria, Fiorentina e Toro, e su
una serie di giocatori di ottimo livello per la categoria tra cui
i bomber Andrea Ferretti e Andrea Soncin, l’attaccante
fantasista Alessandro Cesarini e il regista Alex Pederzoli. Si
vuole combattere tra i primi e l’obiettivo dichiarato è
raggiungere la promozione in serie B in due anni.
LO STADIO NON SI RIEMPIE. Ma Pavia non è una
piazza da tutto esaurito e i cinesi lo capiscono subito quando
gli abbonamenti venduti sono solo poco più di 200, in un girone
in cui alcune squadre come Novara e Cremonese superano ampiamente
i 2 mila. La luna di miele è però ancora in corso e il Pavia
inizia alla grande regalando gol e spettacolo. Dopo poche
giornate è tra le squadre di testa con il miglior attacco del
girone.
Il presidente Zhu compare ogni tanto sugli spalti e assicura di
seguire tutte le partite anche quando è in Cina. La città ci
crede e per il film con la Cucinotta circola voce che si sia
messo a disposizione Arnold Schwarzenegger e che la pellicola
sarà presentata al Festival di Venezia.
A marzo 2015 iniziano le riprese. Ovviamente ‘Terminator’
non c’è, e il kolossal è stato derubricato a una commedia
d’azione low-cost intitolata Magic card, che non solo
non verrà presentata in Laguna, ma non verrà mai neppure
distribuita nei cinema italiani.

  • Il film Magic card.

UNA PROMOZIONE SOLO SFIORATA. Il campo continua
comunque a regalare soddisfazioni, il Pavia di Maspero subisce
molti gol, ma ne fa altrettanti e sta per chiudere la regular
season al terzo posto e può giocarsi la promozione nei play
off.
Prima dell’ultima partita del campionato arriva il fulmine a
ciel sereno. Maspero viene esonerato. I cinesi vogliono un
allenatore di esperienza che possa garantire la promozione e non
vogliono lasciare nulla di intentato. Viene reclutato Giovanni
Vavassori, presentato come specialista dei play off, già
allenatore di Atalanta e Genoa, ma in pensione da cinque
stagioni.
Una scelta  a dir poco infelice. Il Pavia pareggia
l’ultima di campionato e viene subito eliminato dal Matera.
Un’umiliazione che i cinesi mal digeriscono, dichiarano però
di essere pronti a rilanciare. Zhu annuncia che aumenteranno gli
investimenti e l’obiettivo degli azzurri non è solo la serie
B, ma l’Europa. Si impone un cambio d’allenatore. Mr. Playoff
torna alla pensione e arriva Michele Marcolini.
Anche la dirigenza viene rinnovata e come direttore generale
compare Nicola Bignotti, cresciuto alla corte di Enrico Preziosi,
patron del Genoa.

Le accuse del dg cacciato e le prime nubi

L’ex dirigente licenziato Massimo Londrosi non la prende bene e
inizia a far rivelazioni preoccupanti. Zhu si è infatti appena
dimesso da presidente della SunCorp technologies, quotata alla
borsa di Hong Kong e gravata da debiti.
Secondo Londrosi l’azienda avrebbe dovuto creare una holding
con il Pavia calcio e le azioni avrebbero dovuto essere impiegate
per pagare i premi partita, cosa che aveva scatenato la rivolta
nello spogliatoio.
I debiti, dichiara, si stanno accumulando.
SENZA SPONSOR NÉ NUOVO STADIO. I conti in
effetti non possono tornare, gli spettatori superano a stento i
1.500, manca uno sponsor di livello nazionale e del nuovo stadio
si parla sempre di meno.
Gli stipendi però vengono pagati regolarmente, da Shanghai non
arrivano orde di turisti, ma arrivano perlomeno i bonifici che
ripianano le uscite e la nuova stagione parte col vento in
poppa.
Qualcosa però non funziona, e a dicembre dopo una secca
sconfitta contro il Lumezzane Marcolini viene cacciato. Il Pavia
si affida a un altro allenatore di grande esperienza, Fabio
Brini, mentre dalla Cina arrivano notizie di crolli quotidiani in
Borsa.
ACQUISTI COSTOSI ED ESOTICI. La rosa viene
rinnovata con acquisti costosi ed esotici (tra cui un nazionale
maltese e un ex nazionale ceco) e contratti a sei cifre. Le spese
in riva al Ticino superano il livello di guardia, ma nessuno
sembra preoccuparsene. Il turnover è tanto caro quanto inutile e
a marzo anche Fabio Brini riceve il benservito.
Nicola Bignotti in un programma televisivo locale dichiara che
alcuni giocatori sono delle «merde» che dovrebbero essere
«sciolte nell’acido».
Parole in libertà che segnano l’inizio della fine.

  • L’attacco del dg Bignotti ai giocatori del Pavia.

Zhu, ad aprile, prima del match decisivo della stagione contro
l’Alessandria, tiene la sua ultima conferenza stampa e
ribadisce per l’ennesima volta l’impegno nei confronti della
città e della squadra. L’Alessandria stende il Pavia 2-0. La
serie B rimane un’illusione.
ANCHE GLI STIPENDI LATITANO. Gli stipendi non
verranno più pagati. Wang si eclissa, Zhu riparte per
l’Oriente, tutti gli affari vengono affidati a un’interprete,
Luna Zheng.
A giugno dalla Cina arriva notizia di una possibile joint-venture
con un’azienda di scarpe e abbigliamento sportivo quotata alla
borsa di Hong Kong, la Walker group. È un marchio che fa
capo a Xiaojun Zhu, fratello del presidente del Pavia. In riva al
Ticino di questa trattativa nessuno sa nulla e si rivelerà falsa
come l’arrivo di Schwarzenegger. Si sa solo che le fatture non
pagate si sono accumulate. Si parla di più di 4 milioni di
debiti e di casse vuote. Il presidente Zhu ricompare da Shanghai
in un video postato su Facebook e girato con il
cellulare.
ZHU: «SI VOGLIONO ARRICCHIRE COI CINESI». «Ho
investito 10 milioni di euro», dice nel filmato, «si tratta di
soldi spesi in Italia e dei quali vi è stato ritorno di poche
centinaia di migliaia di euro dai biglietti e dagli sponsor. In
mia assenza il club è sempre stato gestito al 99% da italiani.
Ci siamo fidati, ma a un certo punto ci siamo resi conto che
c’erano dei problemi. Abbiamo acquistato giocatori dei quali
non avevamo bisogno, una cosa che non ho capito. Molti hanno
anteposto i propri interessi personali al bene della squadra.
Alcuni italiani hanno pensato di potersi arricchire sfruttando i
cinesi».

Club sul mercato senza acquirenti

Dai kolossal in stile Hollywood ai filmati con l’iPhone,
l’avventura del Pavia calcio si conclude così.
Il finale è veramente da pasticcio all’italiana, la società,
schiacciata dai debiti, viene messa sul mercato senza speranze.
Prima si pensa a una cordata guidata da un imprenditore
bresciano, Abele Lanzanova, amministratore delegato della Cantina
La Versa Spa, uno degli sponsor del Pavia. Il progetto non va in
porto e Lanzanova viene arrestato a fine luglio per bancarotta e
riciclaggio (per questioni non legate al calcio).
VENDUTO A 1 EURO E SCOMPARSO. Le spoglie
dell’Ac Pavia 1911 vengono svendute a un euro al costruttore
romano Alessandro Nucilli, noto per essersi in passato inserito,
senza mai concludere nulla, nelle trattative per l’acquisto di
Siena, Parma e Foligno.
Nucilli non prova neppure a iscrivere la squadra al campionato e
gli azzurri scompaiono dal calcio professionistico. I giocatori
vengono svincolati e perdono mesi di stipendi arretrati, il
centrocampista Federico Carraro commenta così la vicenda: «Ci
hanno preso per il culo dall’inizio alla fine. Ma l’Italia è
questa, le persone la fanno franca in un modo così semplice da
non poter dare una spiegazione». 
VALE MENO DI UN PANINO ALLA MORTADELLA.
L’avevano capito quei tifosi pavesi che dopo una deludente gara
di fine campionato si erano messi a cantare: «Ma quale serie A.
Ma quale Champions League. Panino e mortadella
all’autogrill».
Avevano visto giusto, solo che dopo il sogno cinese, il Pavia
valeva meno di un panino con la mortadella.

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