Peppino Caldarola

Il Pd in Basilicata resiste ma la risalita è ancora lunga

Il Pd in Basilicata resiste ma la risalita è ancora lunga

25 Marzo 2019 09.08
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Poco per volta Matteo Salvini si sta prendendo tutte le Regioni italiane. In alleanza con il centrodestra, e non con il M5s, il capo della Lega sta costruendo la propria ascesa politica, che un tempo, citando Brecht, avremmo definito «resistibile», mentre oggi temiamo che non lo sia.

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La Basilicata ha confermato le tendenze recenti. Vince la destra, crolla il Movimento 5 stelle, il Pd recupera rispetto al voto politico, va al secondo posto (buttalo via!) ma perde vistosamente.In Basilicata si interrompe un ciclo lunghissimo del centrosinistra e lo si interrompe anche per una esagerata dominazione familiare (maledette dinastie!) su una piccola regione e per le inchieste della magistratura. Tuttavia l’amaro per il Pd c’è. Da nessuna parte finora, anche di fronte al crollo dei grillini, questo partito si mostra in grado di contendere la vittoria alla destra unita.

IL PD DEVE COSTRUIRE LA SUA IDEA DI FUTURO

Non si poteva chiedere a Nicola Zingaretti il miracolo. Non ora. Questo Pd che perde superando i cinque stelle è il bicchiere mezzo pieno. L’altra metà del bicchiere toccherà riempirlo di cose più colorate e avvincenti. Il segretario dem sta già ricevendo in questo periodo molti consigli, anche, come dopo queste Regionali, da autorevoli commentatori. Direi di lasciar perdere. L’unico consiglio che nessuno gli dà è quello di chiudere con la pagina delle autocritiche, del piangersi addosso, delle vecchie diatribe. Lì ci vorrebbe un punto fermo. La sinistra è la macchina che produce più autocritiche nella storia del mondo. Non sappiamo più di cos’altro pentirci. Ora basta. Soprattutto di fronte a una destra che si presenta con tutti i suoi orrori in bella vista, dalla xenofobia al saluto romano.

Non è possibile, secondo me, evitare la vittoria della destra

La sinistra si porti appresso i suoi stracci colorati, si porti appresso persino Roberto Giachetti, convinca i “rancorosi” a non rompere quelle cose lì e si dia una prospettiva. Parta innanzitutto dal tempo. Non è possibile, secondo me, evitare la vittoria della destra. La sinistra deve gareggiare per cercare di sovvertire il pronostico, deve fare la partita della vita, ma quello che deve interessarle è costruire il futuro. Il proprio futuro fa leva sulle miserie altrui e sulle proprie ricchezze.

I SOVRANISTI VANNO COMBATTUTI SUL PIANO COMUNICATIVO E CULTURALE

È evidente che questa destra, rispetto a tutte le destre, è chiacchiera e distintivo. Sono piccoli imbroglioni che devono inventarsi anche fidanzate che non hanno per non farsi chiacchierare dietro. Questa destra, grillini compresi, fa parte di un fenomeno – che inizierà ad esaurirsi – di protesta estesa, di ribellione, di idee scorrette, di cattivismo. La sinistra deve partire da un disegno lineare del proprio progetto. È l’unica che potrà rimettere in sintonia l’Italia con un mondo che non abbandonerà la strada della globalizzazione ma che vedrà altri soggetti (la Cina ad esempio) in campo.

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La difesa della trincea europea è fondamentale. La Brexit con le sue contorsioni mostra come sia difficile persino per la Gran Bretagna liberarsi dell’Europa. Qui è il nostro destino. Non c’è sovranismo che tenga. Il nostro destino si gioca anche, e direi soprattutto, su un’idea sviluppista (uso termini fuori moda) che sia ecocompatibile e che abbia incorporate misure a protezione di chi non ce la fa. Ma la straordinaria battaglia da fare è sul piano culturale e della comunicazione. Non bisogna dare retta a chi teme che il caso dei due ragazzi eroi spinga il Pd verso lo ius soli. Lì bisogna andare.

LA SINISTRA NON DEVE AVERE PAURA DI ESSERE BUONISTA

Lo scontro contro il cattivismo deve essere totale. Le frasi, le facce di questa gente sono l’esempio di un’Italia cha sta morendo e che reagisce livorosamente. Dubito che il nostro Paese accetterà molto a lungo di farsi guidare da un facinoroso anche un po’ comico. Salvini è vicino alla vittoria ma altrettanto vicino al golpe interno. Uno come lui può guidare l’assalto ma non sarà mai il capo. Non ha testa, non ha charme, non è sobrio, non dà serenità. L’assedio comunicativo della sinistra deve diventare una specie di valanga.

Zingaretti sappia che ha fatto la scelta della vita, che non può ritirarsi, che non può esitare

Ci sono centinaia di migliaia di giovani che sanno usare i social. Fate brevi seminari per dare una linea di lavoro comune, spendete un po’ di quattrini e poi giù a combattere le cazzate di Rocco Casalino e della Bestia di Salvini. C’è poi la sinistra buona, quella che forse non è neppure sinistra, che sta con i poveri il cui esercito va rimpolpato. Non abbiate paura di apparire buonisti. Il futuro del mondo è lì. E soprattutto Zingaretti sappia che ha fatto la scelta della vita, che non può ritirarsi, che non può esitare. La vittoria è lontana, molto lontana, ma si costruisce giorno per giorno anche mettendo in conto sconfitte che faranno male. Non è una partita a poker, è la seconda Liberazione.

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