Gabriella Colarusso

Pd, Bersani lavora alla quota bloccata

Pd, Bersani lavora alla quota bloccata

18 Dicembre 2012 12.37
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Fatte le regole, bisognerà fare i candidati. Il Partito democratico ha stabilito le modalità con cui verranno celebrate le primarie per la scelta dei parlamentari, ma ora, per Pier Luigi Bersani inizia la partita più complicata.
LA CARICA DEI 120. Al segretario infatti spetterà designare, in pochi giorni, i nomi dei (circa) 120 aspiranti parlamentari che verranno inseriti nel cosiddetto listino bloccato, «esponenti della società civile e personalità di riconosciuta competenza» cui non toccherà misurarsi con il giudizio degli elettori. E già sono cominciati i guai.
NESSUN POSTO PER I DEROGATI. La composizione del listino, infatti, rischia di creare più di un malumore all’interno del Partito, se il leader non seguirà criteri puramente meritocratici nella scelta dei “protetti” e se userà la riserva a sua disposizione per garantire un posto ai suoi.
BINDI, FIORONI E GLI ALTRI. Il primo nodo sensibile riguarda i «derogati», vale a dire a Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Beppe Fioroni e gli altri sette big che, pur avendo alle spalle più di tre mandati parlamentari, ed essendo dunque incandidabili, hanno chiesto e ottenuto la deroga dalla direzione nazionale. Bersani offrirà loro un salvacondotto nel listino? Difficile che il segretario possa e voglia farlo, ma è probabile che alcuni di loro riusciranno a entrare nella riserva protetta in virtù del loro attuale ruolo alle Camere o nel partito.
IL FUTURO DELLA NOMENKLATURA. Un’ipotesi infatti è che parte della quota venga destinata a esponenti del partito che hanno incarichi di rilievo, come l’attuale capogruppo al Senato Anna Finocchiaro.
DAI CONSIGLIERI AI GIORNALISTI. Si vedrà. Di certo nel listino del segretario troveranno posto personalità come Miguel Gotor, lo storico assurto al ruolo di consigliere privilegiato del segretario durante la campagna elettorale contro Renzi; l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani; il politologo Carlo Galli. Ma c’è anche chi fa i nomi di Gustavo Zagrebelsky, il costituzionalista fondatore del movimento Libertà e giustizia, della giornalista anticamorra Rosaria Capacchione che potrebbe essere inserita nel listino a Caserta e dell’ex pm napoletano Raffaele Cantone.

Concia e Ceccanti a rischio. Gori si candida a Bergamo

Intanto la Base è in fibrillazione per le indiscrezioni circolate nelle ultime ore su quelli che sarebbero i primi esclusi dalla quota protetta, alcuni dei quali renziani della prima ora, come il senatore del Pd, Stefano Ceccanti, professore di Diritto pubblico comparato e consigliere del sindaco di Firenze per gli affari costituzionali. Anche i deputati Anna Paola Concia e Roberto Giachetti non rientrebbero nella quota riservata.
LA QUESTIONE TERRITORIALE. Ma a rimanere fuori dal prossimo parlamento potrebbero essere molti altri. Il regolamento infatti vincola il voto all’appartenenza territoriale. Prevede, infatti, che i candidati vengano eletti in un singolo collegio. Il rischio è che si favoriscano così i «signori delle tessere» a scapito di coloro che non hanno forti legami sul territorio ma, magari, si sono guadagnati un consenso diffuso in diverse zone d’Italia.
IL NODO DELLE COMPETENZE. Per questo due giorni fa il deputato Andrea Sarubbi, esperto di immigrazione e fondatore di #opencamera, l’hashtag su Twitter con cui insieme con molti colleghi racconta in diretta ciò che accade in Aula, ha lanciato sul suo blog l’idea di una lista di candidati nazionali, da poter votare in tutti i collegi.
La proposta non è stata accolta, ma è probabile che Bersani terrà conto dell’indicazione al momento della scelta.
GORI CANDIDATO A BERGAMO. Intanto la macchina elettorale si è messa in moto e dai territori arrivano già i nomi dei primi candidati. Uno dei primi ad annunciare la sua discesa in campo è stato Giorgio Gori, consigliere per la comunicazione del rottamatore e ambasciatore del renzismo in Lombardia, che ha annunciato di volersi candidare alle primarie nel collegio di Bergamo, dove dovrà vedersela con il tesoriere del Pd, Antonio Misiani.

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