Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna

David Allegranti
29/12/2023

PIGIAMA PALAZZI. Cecilia Del Re se n'è andata dal partito sbattendo la porta e lanciando una lista civica. A guadagnarci potrebbe essere Renzi che non solo la corteggia ma ha indetto le consultazioni interne per marzo. Lo stesso vale per Soru che si è scagliato contro Schlein e la scelta di puntare con il M5s su Todde. E pure in Basilicata è rivolta contro il "diktat Speranza".

Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna

Le primarie sono divisive, creano liti, rovinano la sovrana armonia del centrosinistra, provocano litigi fra contendenti, eccetera eccetera eccetera. Così almeno hanno spiegato, per giustificarsi del cambio di rotta, i vari vertici nazionali e locali del Pd in queste settimane in cui i progressisti sceglievano di rinunciare a consultare il mitologico popolo di sinistra per scegliere i candidati. Con le primarie si litiga troppo, insomma, era il senso della autorevole spiegazione. Il risultato è arrivato e più che divisivo è deflagrante, diremmo.

Il cincischio del Pd sulle Primarie che non ha il coraggio di archiviare
Elly Schlein (Imagoeconomica).

A Firenze Del Re lascia il Pd e lancia una lista civica. Le primarie? Le farà Renzi

Il 28 dicembre, dopo aver passato settimane a chiedere le primarie per scegliere il candidato sindaco a Firenze per le elezioni amministrative dell’anno prossimo, l’ex assessora di Palazzo Vecchio, Cecilia Del Re, la più votata al Consiglio comunale alle elezioni del 2019, ha lasciato il Pd portandosi dietro consiglieri comunali e consiglieri di quartiere (che a Milano e Roma si chiamano municipali). Durissima l’accusa dell’ex assessora sbattuta fuori mesi fa dalla Giunta dal sindaco uscente Dario Nardella: «Crediamo ancora nei valori fondativi del partito e proprio per questo non è possibile riconoscersi nella gestione di questo Pd cittadino. Il Partito Democratico di Firenze ha scelto la chiusura invece della partecipazione, la prepotenza invece dell’ascolto e del dialogo, la paura al posto del coraggio», ha detto l’ex assessora, sostenitrice (come Nardella) di Stefano Bonaccini al congresso dem, salutando la curva: «Abbiamo atteso che si aprisse un dialogo politico, sui temi e sulle idee, a cui pure abbiamo cercato di contribuire, ma lo abbiamo fatto invano: il Pd ha voluto fare a meno di noi in tutto questo percorso e a noi non resta che prenderne atto. Una chiusura e un’autoreferenzialità che non è stata scalfita nemmeno dall’intervento del delegato della Segreteria nazionale». Lo stesso atteggiamento di chiusura dimostrato al proprio interno, ha detto ancora Del Re, «questo Pd l’ha replicato anche verso i fiorentini e gli elettori del centrosinistra, ritenuti non più in grado di scegliersi il loro candidato/a sindaco/a. La nostra è una scelta sofferta, ma che si è resa inevitabile al termine di un percorso tutt’altro che trasparente e democratico, da noi puntualmente contestato, senza che alcuna correzione di rotta fosse considerata».

Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna
Cecilia Del Re (dal suo profilo Fb).

Bel colpo per il Pd fiorentino: non solo Del Re se n’è andata, portandosi dietro vari consiglieri, ma ha pure annunciato la nascita di una lista civica che si presenterà alle elezioni. Adesso Del Re è corteggiata da Matteo Renzi, che ha lanciato per marzo le primarie senza il Pd. Intendiamoci, il leader di Italia Viva ha invitato proprio tutti (ma principalmente quelli che non possono sopportare Nardella). In teoria è stato invitato anche lo stesso Pd, ma il partito di Elly Schlein ha già deciso di candidare Sara Funaro, assessora fiorentina al Welfare. Invitata naturalmente anche Del Re, che potrebbe partecipare alle primarie e magari, alla fine, dare vita al fanta-ticket con Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana, attuale candidata dei renziani a sindaco. La mossa renziana delle primarie senza Pd ha un chiaro significato simbolico: facciamo noi quello che non sapete o non volete più fare voi, cioè parlare con il popolo di centrosinistra, che dopo 10 anni di guida Nardella chiede di poter scegliere.

Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna
Sara Funaro (Imagoeconomica).

La delusione di Soru che scarica i dem alleati col M5s e corre da solo per la presidenza della Regione Sardegna

Ma non di sola Toscana vive questo Pd che rischia per la prima volta di perdere a Firenze. C’è anche un altro caso analogo e interessante. Anche in Sardegna il partito di Elly Schlein ha deciso di non fare le primarie per scegliere il prossimo presidente della Regione. E anche in Sardegna c’era uno che le primarie (di coalizione) voleva farle. Un certo Renato Soru, già fondatore di Tiscali, già presidente della Regione dal 2004 al 2009, che però ha ricevuto in risposta dal Pd un accigliato diniego. I democratici hanno infatti preferito allearsi con il M5s e sostenere Alessandra Todde, deputata e contiana di punta dell’universo a cinque stelle.

Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna
Alessandra Todde (Imagoeconomica).

Al che Soru se n’è andato dal Pd e ha annunciato la sua candidatura, sostenuta per il momento da Progetto Sardegna, Progressisti, Liberu, +Europa, Vota Sardigna (Irs, Progres e Sardegna Chiama Sardegna), Rifondazione Comunista. C’è chi lavora ancora per una ricomposizione della frattura a sinistra, ma a leggere le parole del fondatore di Tiscali sembra esserci poco spazio. Dice Soru – all’Unità – che quella di Schlein è una «una direzione perdente, verso la sconfitta totale. Sono stato tra i fondatori del Pd perché avevo creduto nell’Ulivo di Romano Prodi e ho creduto nel passo successivo. Elly Schlein l’ho votata e sostenuta, ma sta sbagliando tutto». Insomma, ha spiegato ancora Soru, «mai avrei immaginato che proprio lei che è stata scelta col metodo delle primarie – e con i voti non solo dei militanti del Pd – rinunciasse a questo strumento fondativo democratico. E peggio ancora, adesso il suo stesso partito è ostaggio del M5s. Il partito del Vaffa. I responsabili di questo disastro sono due: Giuseppe Conte e Elly Schlein. Loro hanno deciso sulla base di equilibri nazionali, per giunta incomprensibili considerando che Conte attacca il Pd pesantemente ogni giorno».

Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna
Renato Soru (dal suo profilo Fb).

Caos lucano contro il “diktat Speranza”

Il caos regna sovrano pure in Basilicata, unica Regione del Mezzogiorno che andrà al voto l’anno prossimo. Il pasticcio del Pd, che deve cercare di riprendersi la Regione dopo cinque anni di Vito Bardi, è ben articolato: prima ha cercato di imporre agli alleati, con l’avallo di Roberto Speranza, la candidatura di Angelo Chiorazzo (imprenditore e fondatore della cooperativa Auxilium, amico di Gianni Letta), poi pare aver cambiato idea sulle primarie. Non è chiaro come andrà a finire, ma Chiorazzo non sembra essere ben visto dagli alleati del fantomatico campo largo, da Azione ai cinque stelle. Per la verità, nemmeno nel Pd sembra esserci l’unanimità sul suo nome: l’ex senatore Salvatore Margiotta si è opposto – insieme ad altri dirigenti locali del Pd a Potenza – in direzione regionale a quello che viene chiamato “il diktat di Speranza”. Faticoso, anzi – come si dice con una brutta parola – divisivo questo Pd: ma non facevano prima a lasciar parlare il popolo dappertutto anziché infilarsi in questo ginepraio?