Gli strascichi post Gubbio nel Pd e tutti i guai che Schlein deve risolvere

David Allegranti
22/01/2024

Elly si candida alle Europee o no? Emiliano e Bonaccini sono alla finestra, intanto c'è ressa per i posti disponibili. I cattolici, Delrio in primis, sono in fibrillazione dopo il voto veneto sul fine vita. La postura sulla politica estera allarma i riformisti del partito. E nei territori, dal Piemonte alla Basilicata, non si trova la quadra. Quante perplessità sull'azione della segretaria.

Gli strascichi post Gubbio nel Pd e tutti i guai che Schlein deve risolvere

La due giorni di Gubbio ha lasciato parecchie perplessità tra i dirigenti del Partito democratico. Non solo per l’assenza di Elly Schlein il primo giorno, che si è giustificata spiegando di essere andata a vedere un film sul disagio mentale, ma soprattuto per la direzione politica del partito in vista delle elezioni europee (e di tutto quel che ruota attorno, Regionali e Amministrative comprese).

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Elly Schlein col portavoce Flavio Alivernini (Imagoeconomica).

Prodi continua a dirle di non presentarsi al voto

La questione della candidatura della segretaria, che il 27 febbraio festeggia l’anniversario della vittoria alle Primarie, è tutt’altro che risolta. Tra i suoi sostenitori politici c’è chi – come Romano Prodi – le dice di non presentarsi alle Europee. Ma in tutto il Pd c’è grande perplessità, anche tra i presidenti di Regione, su questa eventuale scelta. Da Michele Emiliano in Puglia a Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna. Quest’ultimo, peraltro, è interessato a fare il capolista nel collegio Nord-Est, che guarda caso è proprio quello in cui si potrebbe anche candidare Schlein (e in questo caso Bonaccini che cosa farebbe?). Le liste probabilmente saranno composte ad aprile, quindi c’è tempo, e la discussione è appena cominciata.

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Romano Prodi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Nardella, Mazzeo, Biffoni, Ermini: che ressa nell’Italia centrale

Molte sono le incognite in tutta Italia. Per non parlare dei duelli, soprattutto interni ai partiti. Nella circoscrizione dell’affollatissima Italia centrale ci sono molte possibili candidature, ma il Pd dovrebbe eleggere solo tre eurodeputati. Tra gli aspiranti parlamentari a Strasburgo c’è Dario Nardella, sindaco di Firenze. Ma anche Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale toscano. Matteo Biffoni, sindaco di Prato, potrebbe alla fine candidarsi in Regione come consigliere regionale. Ma c’è una novità degli ultimi giorni: anche David Ermini, già vicepresidente del Csm e già deputato del Pd, oggi membro della direzione nazionale del partito di Schlein, potrebbe scendere in campo per le Europee. Interpellato, l’interessato non ha smentito, dicendo che bisogna capire se la segretaria «chiederà l’impegno di tutti».

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David Ermini e Dario Nardella (Imagoeconomica).

Sanzioni, autosospensioni, libertà di coscienza: i cattolici in fermento sul fine vita

Ma non di sole candidature vive il Pd. Anche perché giugno è ancora lontano e nel frattempo la politica va avanti. Il dibattito sul disagio dei cattolici, avviato da Graziano Delrio già nei mesi scorsi e riproposto in questi giorni dopo il voto del Consiglio regionale veneto sulla legge sul fine vita, bocciata anche per l’astensione della consigliera del Pd Anna Maria Bigon, non dovrebbe sfociare in iniziative politiche pubbliche. Bigon è stata criticata da Schlein, che ha parlato di «ferita», perché non è uscita dall’aula. Di fronte alla ventilata ipotesi di sanzioni, alcuni cattolici vicini a Delrio si sono inalberati. Lo stesso Delrio ha pre-annunciato la sua autosospensione dal Pd (un istituto che in parlamento tuttavia non esiste). È diventata una discussione sulla libertà di coscienza, ma la legge di iniziativa popolare sul fine vita serviva solo a dare tempi certi: d’altronde come si fa a opporsi a una legge regionale che renderebbe operativa una sentenza della Corte dicendo che la Corte la dichiarerebbe incostituzionale? Sembra un’assurdità.

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Elly Schlein e Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Occhio alla politica estera: tensioni intorno alla mozione Pd sul Medio Oriente

C’è poi la questione della politica estera. La guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente sono parte del dibattito interno (ancorché semi-sotterraneo) al Pd. L’uscita di Schlein su Israele a Gubbio ha allarmato i riformisti del Pd, ma per ora in pubblico prevale il silenzio. Una fonte del Partito democratico spiega a Lettera43: «La leadership della minoranza dice, sbagliando, che la politica è sospesa fino alle Europee: il risultato determinerà quel che avverrà dopo. Ma a me pare che anche quello che avverrà di qui alle Europee determinerà il risultato». Tra ciò che potrebbe determinare il risultato c’è, appunto, anche la postura del Pd sulla politica estera. Saranno settimane dense, tra il fronte politico ucraino e quello israelo-palestinese. Il 29 gennaio, due giorni dopo il Giorno della Memoria, ha riportato il Giornale, dovrebbe arrivare in Aula una mozione del Pd «in merito alla crisi in Medio Oriente». Il tema, come si dice con una brutta espressione, è divisivo e mai come stavolta le parole saranno importanti.

In Piemonte l’accordo col M5s è quasi impossibile: e la destra ci guadagna

Per non farsi mancare nulla, il Pd ha qualche problema (eufemismo) anche sui territori. In Piemonte l’accordo con il Movimento 5 stelle per cercare di battere il destra-centro di Alberto Cirio, presidente uscente e ricandidato, potrebbe non nascere mai. Dopo giorni di riunioni accese fra i demo-populisti, il 23 gennaio ce n’è in programma un’altra. Pd e cinque stelle si sono sempre detestati poco cordialmente a Torino e in Piemonte. Torino è pur sempre la città che nel 2016 passò di mano, dal Pd al M5s, con Chiara Appendino versione rottamatrice, e che nel 2021 è tornata al centrosinistra con Stefano Lo Russo, uno dei più accesi avversari dei  grillini negli ultimi 10 anni.

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Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo (Imagoeconomica).

Che pasticcio di Speranza in Basilicata con Chiorazzo

Lo scontro è sempre stato su questioni dirimenti, come la Tav. Non sono certo argomenti che possono essere superati senza far finta di niente. In Piemonte, insomma, l’opposizione è divisa, mentre la destra procede – almeno lì – compatta. In Basilicata le cose non vanno meglio. Roberto Speranza, detto «lo stratega» dalle parti del Pd lucano, ha ottenuto un duplice scenario con la candidatura del cattolico Angelo Chiorazzo: se rimane in campo, non c’è la coalizione, perché gli alleati non lo sosterrebbero, e il Pd perde, ma se il Pd riesce a costruire una coalizione con un altro candidato, Chiorazzo si candida lo stesso e il Pd perde comunque. Com’era quella storia dei popcorn?

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Angelo Chiorazzo (Imagoeconomica).