Tra Pd e M5s un dialogo non è più impossibile

Davanti alla svolta autoritaria della Lega di Salvini un patto tra dem e pentastellati può aprire nuove alternative. Ma Di Maio deve far cadere il governo e Zingaretti dare una svegliata al suo partito.

24 Aprile 2019 07.07
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Il Movimento 5 stelle è in grande difficoltà. Dopo mesi e mesi di atonia si è accorto che Matteo Salvini non solo gli sta portando via gli elettori ma vuole costringerlo a stare incatenato a un governo controllato dal ministro di polizia.

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Luigi Di Maio è ormai vittima delle proprie macchinazioni: si era convinto di aver stretto un patto con un alleato affidabile e si è trovato il proprio assassino in casa come nei classici crime americani, aveva creduto che il reddito di cittadinanza avrebbe garantito una base elettorale fra i poveri, ma si è accorto che porta più voti la xenofobia, aveva puntato su Valdimir Putin e Salvini si è messo in fila per baciare la mano di Donald Trump.

DI MAIO CERCA DI RECUPERARE GLI ELETTORI DI SINISTRA IN FUGA

La situazione è ben oltre il livello di gravità istituzionale consentita da da una crisi politica. Dalla sera del 23 aprile, come titola giustamente Repubblica, abbiamo due governi e sarà un momento terribile quando vedremo gli effetti sugli apparati di forza di questo colpo di mano leghista che sta esautorando il premier e il partito che lo ha inventato. Di Maio pensa che con un po’ di propaganda passa tutto. Va in tivù con le capoliste donne come fecero altri, nel Pd, prima di lui e non le fa quasi parlare. Scopre il primato dell’antifascismo, inorridisce per le parole del convegno suprematista di Verona.

Di Maio prende sempre più schiaffi con l’aria di quel personaggio di Totò che veniva chiamato «Pasquale» a ogni ceffone e a chi lo invitava a difendersi diceva: «E che sono io Pasquale?»

Cerca, in pratica, di dire al proprio elettorato di sinistra: «Restate con noi, la sinistra può stare con noi, lo vedete che citiamo Enrico Berlinguer?». Credo che molti elettori di sinistra siano già scapparti, pochi sono tornati al Partito democratico, molti sono rimasti a casa, delusi da un bolla elettorale che essi stessi avevano voluto creare. Di Maio, libero ormai da Alessandro Di Battista e senza l’assillo di Beppe Grillo, ma forse sotto il dominio ferreo e incontrollato di Davide Casaleggio, cerca spasmodicamente di stare a galla ma prende sempre più schiaffi in faccia con l’aria di quel personaggio di Totò che veniva chiamato «Pasquale» a ogni ceffone e a chi lo invitava a difendersi diceva: «E che sono io Pasquale?».

PER UN'ALLEANZA PD-M5S SERVE CHE I GRILLINI CHIUDANO QUESTO GOVERNO

C’è poco da stupirsi per questa conclusione deludente della parabola grillina. Tanto meno ci si può commuovere per Virginia Raggi, Danilo Toninelli e altri esemplari della “bella politica”. Il tema per la sinistra è di avere una strategia e una tattica. Come chiedevano i sacri testi. La strategia dovrebbe essere quella di ricostruire una alleanza fra sinistre, le metto al plurale, e moderati di varia provenienza, anche di destra purché difensori della Costituzione e soprattutto convinti che non bisogna dare il Paese in mano a chi lo consegnerà a Steve Bannon.

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La tattica comprende il tema che ossessiona la sinistra dopo la botta delle ultime Politiche. Si sa che molti pensano e sperano in un accordo con i 5 stelle. Alcuni pensano così di dominare questo gruppo di incapaci mettendogli addosso i “cagnacci”, altri pensando che sia l’unico rimedo per rientrare in contatto con il vecchio elettorato, altri ancora, e crescono giorno dopo giorno, perché solo un patto Pd-M5s può fermare Salvini. Quest’ultimo è l’unico argomento interessante. Ma come si può davvero fermare il capo della Lega? Se i cinque stelle facessero cadere su una linea chiara il governo, sarebbe da stupidi non accettare un confronto parlamentare con loro.

INTANTO ZINGARETTI RIESUMA ALESSANDRA MORETTI

Servirebbero però punti fermi per non imbarcare col bambino tanta acqua sporca. Serve che la fase che precede l’eventuale incontro veda il Pd in campo ogni minuto per contrastare con forza l’assedio ideologico dei leghisti nei quartieri borderline e là dove si è persa ogni speranza e si guarda alla soluzione autoritaria. Mesi fa era azzardato dirlo, ma oggi possiamo affermare che Matteo Salvini ha in testa un governo autoritario e quel poveraccio di Silvio Berlusconi, con la proposta di unire popolari e sovranisti, ancora una volta gli sta dando una mano.

Da Floris una Moretti appena uscita dal parrucchiere per la cena del Rotary della sua città

È una fortuna che questo Berlusconi perda e la sua gente si disperda ed è augurabile che molti vengano con la sinistra. Insisto nel dire a Nicola Zingaretti cose semplici. La comunicazione politica è un mix di strumenti, di linguaggi, di contenuti, di facce. Nell'ultima puntata di DiMartedì con Giovanni Floris c’era una leghista antipatica ma preparata, due giornaliste che difendevano l’una Salvini, l’altra i pentastellati e il Pd aveva la solita Alessandra Moretti appena uscita dal parrucchiere per la cena del Rotary della sua città. Zingare’, o mandi combattenti competenti , maschi o femmine, o desisti.

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