Le mire del M5S sul garante per la protezione di dati e privacy

Francesco Pacifico

Le mire del M5S sul garante per la protezione di dati e privacy

La vecchia authority ha multato la piattaforma Rousseau. Nella nuova i grillini vogliono nominare il presidente. Anche facendo sponda col Pd contro le strategie di Lega e centrodestra. 

24 Maggio 2019 17.07
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Con Paolo Savona in Consob, Roberto Rustichelli all'Antitrust e Stefano Besseghini all'Arera – l'Autorità di regolazione per l'energia, le reti e l'ambiente, ndr – i Cinquestelle si sono ritrovati senza Authority. E nonostante abbiano più parlamentari degli altri partiti. Così, il 27 maggio, tra i tanti dossier da mettere sul tavolo dopo le Europee Di Maio & Co chiederanno alla Lega un riequilibro su questo fronte. Cioè rivendicando le prossime poltrone che si liberano (Garante della privacy e Agcom). E poco importa che fino a qualche mese fa le due forze della maggioranza avessero deciso di dividersele equamente.

ATERNO E L'EX RENZIANO SCORZA: I DUE NOMI DEL FRONTE PENTASTELLATO

Sono state pubblicate da Camera e Senato le 357 autocandidature degli esperti del settore per i quattro componenti del collegio del Garante per la protezione dei dati personali, sui quali i due rami del Parlamento dovranno votare a metà giugno. E vedendo i nomi si capiscono le strategie delle forze di maggioranza. Anche perché l'elezione dei commissari impone larghe maggioranze: ogni parlamentare vota un solo nome e tocca ai quattro componenti scelti a Montecitorio e a Palazzo Madama, poi designare il presidente dell'organismo. Per la cronaca, in caso di parità, passa il più anziano. A guardare le regole i grillini – con oltre 300 parlamentari – partono avvantaggiati. E infatti nei palazzi della politica si scommette soprattutto su due nomi sul fronte pentastellato: il giurista Stefano Aterno, molto vicino a Di Maio, e l'avvocato Guido Scorza, un tempo habitué delle Leopolde renziane, oggi al team per la trasformazione digitale a Palazzo Chigi e soprattutto molto ascoltato dal sottosegretario con delega alle Comunicazioni, Vito Crimi.

IL CANDIDATO DELLA LEGGE GASPARRI CHE DIVIDE IL GOVERNO

Dopo la multa di 50mila euro comminata alla piattaforma Rousseau dal garante uscente Antonello Soro, i grillini si sono resi conto dell'importanza di questa poltrona. Aterno e Scorza, poi, hanno tutte le caratteristiche per rispondere ai requisiti del bando, ma rischiano di «essere troppo giovani» e di soccombere in caso di parità, perché passa il candidato più vecchio. Anche perché la Lega, che non ha ancora ufficializzato il suo nome (Salvini aspetterebbe i consigli di Giovanna Bianchi Clerici) potrebbero ripetere il modello seguito per Rustichelli in Antitrust e votare oltre che per un loro rappresentante anche per Vincenzo Zeno Zencovich, uno dei massimi giuristi esperti della materia, sostenuto da Forza Italia. Un nome che per i pentastellati è inaccettabile, visto che ha 65 anni e soprattutto è stato uno degli autori della Legge Gasparri.

IL POSSIBILE PATTO CON I DEM E CONTRO LA LEGA

In quest'ottica i grillini potrebbero allearsi con il Pd, che in questo schema potrebbe restare fuori dall'organismo e che nella lista dei 357 papabili vede non soltanto l'ex sottosegretario Luigi Manconi, ma anche esperti a lui vicini e molti autorevoli come Ginevra Bruzzone, vicedirettrice di Assonime, e Alberto Gambino, presidente e fondatore dell’Accademia Italiana del Codice di Internet. Attorno a questi nomi se ne muovono altri, non meno autorevoli che potrebbero essere ripescati su spinta del Quirinale, se anche l'elezione dei nuovi componenti dell'authority della privacy finisse nel tritacarne dello scontro politico di maggioranza. Personalità di spicco come Giuseppe Busia, segretario generale dell'organismo per la protezione dei dati personali, che il premier Giuseppe Conte aveva provato l'anno scorso a nominare segretario generale a Palazzo Chigi, Anna Cataleta, attuale responsabile per la protezione dei dati per il garante dell'infanzia e l'ex deputato di Scelta civica e Pd Stefano Quintarelli.

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