Peppino Caldarola

Primarie Pd: o ci candidiamo tutti o campagna astensionista

Primarie Pd: o ci candidiamo tutti o campagna astensionista

10 Ottobre 2018 07.17
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Ogni nuovo giorno che dio ci dà, c’è un nuovo candidato alla segreteria del Pd. Spesso più di uno nelle stesse ore. Con rispetto parlando, stanno raschiando il fondo del barile fra candidati storici, ragazzi maleducati, giovini virgulti meneghini, vecchie lenze come Roberto Giachetti, l’eterno Francesco Boccia, re della sconfitta. Non se ne può più. Tutti dicono di partire dal 4 marzo e dall’aver appreso la lezione. Infatti l’hanno appresa talmente bene che invece di proiettarsi all’esterno, di fare proposte, di cercare alleanze, di dialogare con la società che è già in movimento e all’opposizione dei facinorosi di governo, stanno lì a raccontar se stessi, la vicinanza o meno a Matteo Renzi, il rituale della lotta alle diseguaglianze scoperte solo ora che che ne parla tutto il mondo. C’è persino chi vorrebbe che i candidati mettessero al centro della propria iniziativa il tema dei 5 stelle. Non basta l’essersi dilaniati su tutto, ora va di moda discutere se era meglio andare con Luigi Di Maio per evitare che ci andasse Matteo Salvini, ignorando che Salvini e Di Maio erano già sposati. Si può fare una discussione così banale? Ma la sinistra è così. Gioca a palla avvelenata. Vive nell’assurdo. Cerca i motivi per dividersi anche sulle stupidaggini fino a far perdere il senno anche a Stefano Fassina, bravo ragazzo che è stato al governo, che da posizioni più a sinistra della moglie di Mao predica la difesa della manovra in nome del sovranismo, ultimo concetto che nasconde un “fiume di parole” per dirla con i Jalisse.

LE PRIMARIE VANNO ABOLITE

Torno quindi al tema di fondo, che giorni fa ha sollevato Massimo Cacciari. Abolite le primarie. A pochi mesi dalle Europee, quando dovremmo stare lì a decidere come presentarci allo scontro con l’Armata Nera, non possiamo perdere tempo con candidati veri, finti, similpelle. Tutti sostanzialmente voto-repellenti. C’è un flusso piccolo di gente che si sta, per paura o per passione, riavvicinando alla vita pubblica e alla politica, non costringiamoli a decidere se è meglio Nicola Zingaretti o Giachetti, o Boccia o Cesare Damiano o quel gruppo di simpatici ragazzini che nessuno ha mai visto davanti a un call center o nei quartieri dove troneggia CasaPound. Siate seri. Ritiratevi tutti. Fate un congresso vero. Scrivete poche paginette di analisi dell’Italia nel mondo, di ciò che ha sconvolto la società italiana, di quali misure servono, di quali errori la sinistra deve emendarsi, di quale partito abbiamo bisogno e poi scannatevi per quattro o cinque giorni senza doverci occupare della moglie di Boccia, del fratello di Zingaretti, dell’inappetenza di Giachetti che è riuscito a perdere anche con Virginia Raggi e altri eroi per caso. Il Pd resiste su una cifra elettorale che in altri Paesi non sarebbe considerata drammatica. Ma può diminuire. Potrebbe invece aumentare – siamo ai primi segni di erosione delle simpatie per i facinorosi di governo – se il Pd mostrasse serietà. Credetemi, Salvini sta talmente stressando gli italiani che a un certo punto chi si presenterà con l’aspirina e con l’aria pacata del buon medico di famiglia potrà togliere a lui e a quel poveraccio di Pomigliano un sacco di voti. Se fate le primarie e le fate cosi, fatevele da soli. Ci lasciate due sole strade: o ci candidiamo tutti o puntiamo su una buona campagna astensionista (avrebbe successo).

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