Nel Pd si moltiplicano le spaccature: Elly Schlein pare aver perso la presa sul partito

David Allegranti
12/01/2024

Guerini e soci che votano con la maggioranza gli aiuti a Kyiv. I sindaci sulle barricate per l'abolizione del reato di abuso d'ufficio. Le tensioni sulle candidature calate dall'alto di Todde in Sardegna e di Funaro a Firenze. E poi le indecisioni nannimorettiane sulle Europee e la rivalità con Conte. Basterà alla segretaria la due giorni di Gubbio per serrare i ranghi?

Nel Pd si moltiplicano le spaccature: Elly Schlein pare aver perso la presa sul partito

Basterà al Pd il ritiro esistenziale di due giorni a Gubbio, dal 18 al 19 gennaio, per dare un ordine al caos delle ultime settimane? «Servirà a fare gruppo, ma non verrà deciso niente», dice a Lettera43 un autorevole parlamentare del Partito Democratico, sufficientemente perplesso – come altri – dalla piega, o dalla piaga?, presa dal suo partito. Le divisioni emerse durante il dibattito parlamentare sul sostegno all’Ucraina e sulle mozioni di maggioranza e opposizioni (varie ed eventuali) testimoniano una crescente difficoltà di Elly Schlein, molto concentrata a cantarle a Giorgia Meloni per i 200 fascisti di Acca Larentia col braccio teso ma poco interessata a capire che cosa sta succedendo nel partito di cui è segretaria.

Nel Pd si moltiplicano le spaccature: Elly Schlein sta perdendo la presa sul partito
Elly Schlein, segretaria del Pd (Imagoeconomica).

La spaccatura sugli aiuti all’Ucraina e le divisioni sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio

Il mese prossimo sarà un anno dalla vittoria delle primarie del 26 febbraio 2023, un evento per la storia del Pd: prima segretaria donna, prima volta che le primarie ribaltano il risultato del congresso, eccetera, eccetera. La segreteria dei record però sta partorendo parecchi topolini: il fatto che l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e altri esponenti della minoranza del Pd abbiano sentito il bisogno di votare un pezzo della risoluzione della maggioranza sugli aiuti a Kyiv, non accettando neanche per mezzo secondo che venga messo in discussione – come fa apertamente il M5s di Beppe Conte – l’invio di armi alla resistenza ucraina, certifica l’insofferenza esistente tra i Democratici. A questo si aggiunge la spaccatura sull’abuso di ufficio. Schlein è contro l’abolizione del reato a differenza di molti amministratori locali: dal sindaco di Pesaro e presidente delle autonomie locali Matteo Ricci a quello di Bari Antonio Decaro fino al primo cittadino uscente di Firenze Dario Nardella. Con la segretaria si è schierato l’ex guardasigilli Andrea Orlando secondo cui «è un errore cancellare l’abuso d’ufficio, una sanzione contro tutti gli abusi di potere. Se si cancella i funzionari infedeli, i magistrati, i baroni universitari che truccano i concorsi non saranno perseguibili». Fin dove si spingerà, tale malessere, ancora non è chiaro.

Nel Pd si moltiplicano le spaccature: Elly Schlein sta perdendo la presa sul partito
Lorenzo Guerini (Imagoeconomica).

Candidarsi o non candidarsi alle Europee: il dilemma di Schlein 

Le elezioni europee sono in arrivo e il Pd è sempre fermo nei sondaggi sotto il 20 per cento, incalzato dai cinque stelle. Che hanno in Conte il loro condottiero onnipresente su qualsiasi piattaforma e media dell’orbe terracqueo. L’ex presidente del Consiglio appare più deciso della segretaria del Pd: ha già detto che non si candiderà alle Europee, che non lo riterrebbe serio farlo, perché o ci si candida per posti in cui poi si va per davvero oppure no, meglio restare dove si è. Schlein invece traccheggia, è nannimorettianamente combattuta. Non sa se candidarsi, e quindi fregare il posto a qualche donna in virtù delle regole dell’alternanza femmine-maschi nelle liste, oppure se restare dov’è non portando però alcun valore aggiunto al risultato del Pd. Dall’altra parte, invece, Giorgia Meloni potrebbe fare come il Cavaliere dei bei tempi e scendere in campo per dare la spinta a Fratelli d’Italia.

Pd, Schlein e il percorso a ostacoli per arrivare alle Europee
Elly Schlein con Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il caos sardo con l’uscita di Soru e il rischio di perdere Firenze

È tutta così, quest’avventura del Pd, perso nei suoi pensieri già a inizio anno. Un anno, il 2024, carico d’elezioni: si comincia il 25 febbraio con le Regionali in Sardegna, dove il Pd s’è alleato con Alessandra Todde del M5s, candidata unitaria dei demopopulisti, lasciandosi sfuggire anche Renato Soru, che si è portato via una trentina tra dirigenti e iscritti ai Democratici. Proseguirà con le Amministrative in città importanti, come Firenze e Bari (nel capoluogo toscano il Pd schiera Sara Funaro e per la prima volta rischia di perdere. Vediamo che cosa farà la destra, che ha buone chance di vittoria: Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi, sarà candidato o resterà a dirigere il Museo Nazionale di Capodimonte? E Cecilia Del Re, anche lei scissionista del Pd, si alleerà con Italia Viva di Matteo Renzi?).

Pd e il caos candidature a causa delle primarie mancate a Firenze e in Sardegna
Alessandra Todde (Imagoeconomica).

La rivoluzione promessa dalla segretaria ancora non si vede

Poi arriveranno le Europee, ci sono ancora le liste da comporre, con molte sensibilità di cui tenere conto e una scarsa propensione – almeno mostrata fin qui – all’apertura. Non che dall’opposizione di Stefano Bonaccini siano arrivati grandi pungoli in queste settimane per non dire in questi mesi. D’altronde una possibile candidatura in lista alle Europee è aspirazione di molti, forse persino del presidente della Regione Emilia-Romagna. Tra gli oppositori di Schlein comunque si percepisce un clima d’attesa. Ma anche, a dire il vero, tra chi l’ha sostenuta. Quelli che speravano nella rivoluzione – con un radicale cambio di rotta sul sostegno all’Ucraina, magari – sono rimasti traditi. Chi si aspettava un tripudio di manifestazioni di piazza, che pure ci sono state, anche. La nottata della segretaria del Pd, insomma, deve ancora passare.