Pdl: «La casa è del cognato, Fini si dimetta»

Redazione
27/01/2011

È scontro aperto tra il Pdl e i finiani sul presidente della Camera e sulla casa a Montecarlo: i primi...

È scontro aperto tra il Pdl e i finiani sul presidente della Camera e sulla casa a Montecarlo: i primi hanno invitato, ora che ci sono le prove che la casa di Montecarlo è del cognato, le dimissioni di Gianfranco Fini; i secondo invece hanno accusato il premier Silvio Berlusconi di azionato un dossieraggio a discredito del presidente della Camera, per distogliere l’opinione pubblica dal caso Ruby.
Al centro delle polemiche, la conferma da parte delle autorità di Santa Lucia in una lettera inviata al ministro degli Esteri, Franco Frattini che Giancarlo Tulliani «era l’utilizzatore beneficiario» delle compagnie Printemps ltd, Timara ltd e Jaman Directors ltd (scarica documento originale).
«Dica Fini se intende tenere fede alla sua promessa di dimissioni: la casa è del cognato. La prova ora c’è. Il nodo è politico. Ci dica se intende mantenere l’impegno a dimettersi o rinnegarlo. In tal caso sarà ancora più evidente il suo ruolo di parte incompatibile con l’alta funzione che ricopre». Recita così un comunicato stampa del Coordinamento nazionale del Pdl, attraverso il quale il partito di maggioranza ha risposto alle accuse lanciate nel pomeriggio di giovedì 27 gennaio dal capogruppo alla Camera dei finiani Italo Bocchino.
LE ACCUSE DI BOCCHINO. Nel pomeriggio infatti erano montate tensioni sulle ipotesi di abuso di ufficio da parte del ministro degli Esteri per l’acquisizione dei dati dall’isola caraibica. «Silvio Berlusconi è il mandante di questa azione di dossieraggio, il cui manovale è Valter Lavitola». Dossieraggio ad orologeria, messo in atto, secondo Bocchino «allo scopo di distrarre l’opinione pubblica da quanto sta emergendo dalle inchieste di Milano» sul caso Ruby, e di gettare discredito su Gianfranco Fini.
Una vicenda «inquietante di sesso, di soldi e di appartamenti e i commenti delle interessati, a cominciare dalla Minetti, lasciano sgomenti. Parliamo anche di chili di cocaina, non di grammi, ma di chili, quantità da narcotrafficanti trovato in appartamenti» riconducibili al premier. E ancora: Frattini è inadeguato a ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri, «ha infangato il ruolo e il prestigio della diplomazia italiana per la sua debolezza che non gli ha consentito di dire no a Silvio Berlusconi».