Pdl pronto, manca il Cav

Marianna Venturini
25/08/2012

I preparativi per la discesa in campo.

Pdl pronto, manca il Cav

Dopo una breve parabola affidata ad Angelino Alfano, il Popolo della libertà ha ritrovato il suo capo. Anche se non è ancora chiaro come Silvio Berlusconi intenda muoversi.
Certo è che l’ex premier ha utilizzato le vacanze estive per mettere a punto una rinascita fisica e psicologica. Nel frattempo la macchina organizzativa del suo entourage è partita per pianificare tutti gli aspetti pratici del caso.
Senza il Cavaliere, il Pdl poteva essere considerato finito. Con lui di nuovo in campo, tra i berluscones è diffusa la convinzione che anche se si perdesse, lo smacco sarebbe di misura.
NUOVA PIANIFICAZIONE POLITICA. Dal cambio di nome del partito – l’ultimo registrato è GrandeItalia – alla ricerca dei volti nuovi su cui puntare, le priorità per raccogliere i consensi perduti spaziano su tutti campi. E i fedelissimi si sono dovuti adeguare perché nulla fosse lasciato al caso.  «È questione di giorni», è il commento che arriva dal Pdl, «e avremo tutto pronto».
ONLINE IN ALTO MARE. Nelle ultime settimane non sono mancate critiche al lavoro che è stato fatto. Per esempio la pianificazione della presenza online del partito non ha dato i risultati sperati, nonostante fosse stata finalizzata alla prossima campagna elettorale.
Anche la scelta di una probabile vice donna da affiancare al Cavaliere è stata al centro di un fuoco incrociato tra le varie presenze femminili alla ricerca di legittimazione. Una su tutte, Daniela Santanché.
A SETTEMBRE IN NAVE COL CAV. Va meglio la preparazione della piattaforma politica. Il ritorno in scena prevede la presenza del premier nella crociera organizzata dal quotidiano Il Giornale. Il viaggio sulla Msc Divina previsto a settembre lo vedrà protagonista di una comparizione di poche ore che, per molti, ha già il sapore dell’ufficialità della discesa in campo.

Ipotesi di accordi post elettorali tra il Pdl e il Pd

Il tema più spinoso per i pidiellini è però ancora quello che riguarda la grande coalizione. Osteggiata da molti esponenti del Pdl come Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, l’ipotesi riveduta e corretta non dispiace a qualche fido berlusconiano.
LUPI NON ESCLUDE LE GRANDI INTESE. Per esempio il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, ha negato che Pdl, Partito democratico e Unione di centro possano presentarsi insieme alle urne, ma non ha escluso che ci sia un accordo dopo le elezioni. 
Anzi, ha fatto anche un passo in più proponendo di eleggere alla presidenza della Camera o del Senato un esponente dell’opposizione. Tradotto: in caso di vittoria del Pd alleato con le forze di centro, i berlusconiani potrebbero consolarsi con una carica istituzionale.
Il progetto riprenderebbe una prassi che era comune nella Prima Repubblica e trova consensi anche tra i democratici come ha dichiarato Enrico Letta. 
«Ci sono luoghi e passaggi che possiamo fare insieme», ha spiegato Lupi per motivare la proposta.
LA SPARTIZIONE DELLE NOMINE. Così si placherebbero gli animi degli ex di Alleanza nazionale che non tollerano il prolungamento della strana maggioranza che sostiene Monti.
«Un altro governo tecnico o con tutti dentro sarebbe un suicidio per il Paese», ha detto il senatore Altero Matteoli. Ecco perché la spartizione delle nomine porterebbe un po’ di serenità senza dare l’idea di un ‘inciucio’. Per di più garantirebbe un posto di prestigio al partito che non ha i numeri e la forza per sbaragliare le elezioni.
Insomma, una piccola consolazione che scontenta pochi e garantisce la sopravvivenza politica.