Pedofilia, Don Inzoli condannato in Cassazione a 4 anni e 7 mesi

Redazione
15/03/2018

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Mauro Inzoli, spretato il 20 maggio del 2017 da papa Francesco,...

Pedofilia, Don Inzoli condannato in Cassazione a 4 anni e 7 mesi

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Mauro Inzoli, spretato il 20 maggio del 2017 da papa Francesco, ex referente di Comunione e Liberazione in provincia di Cremona ed ex parroco della chiesa della Santà Trinità di Crema. Confermata quindi la sentenza di condanna a quattro anni, sette mesi e 10 giorni di reclusione emessa dalla Corte d'appello di Brescia il 21 settembre 2017. Inzoli è stato condannato per otto episodi di abusi sessuali su cinque ragazzi, tutti minorenni, il più piccolo di 12 anni, il più grande di 16, avvenuti tra il 2004 e il 2008. I giudici hanno stabilito come aggravante anche l'abuso di autorità. Le vittime sono state risarcite con 25 mila euro ciascuna.

LA SENTENZA: «TRADITA LA FIDUCIA DEI GIOVANI». Negli anni, si legge nella sentenza, «don Inzoli ha approfittato con spregiudicatezza della propria posizione di forza e prestigio per ottenere soddisfazione sessuale, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso, così confondendo ulteriormente i giovani».

GLI AGGANCI DI «DON MERCEDES». «Don Mercedes» come veniva chiamato, non si discostava dalla figura tradizionale del sacerdote solo nelle sembianze. Potente prete della galassia di Comunione e liberazione, ex numero uno del Banco alimentare e referente di Cl per la provincia di Cremona, il don abituato a frequentare i migliori ristoranti e a stringere le mani dei politici più in vista, per la Chiesa cattolica e per lo Stato italiano è ora ufficialmente colpevole di atti di pedofilia. E pensare che solo il 17 gennaio del 2015 don Inzoli era in prima fila con Roberto Formigoni e Roberto Maroni per partecipare al convegno organizzato da Regione Lombardia per difendere “la famiglia tradizionale”.

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