«Pedofilia, i vescovi  cooperino con autorità»

«Pedofilia, i vescovi cooperino con autorità»

16 Maggio 2011 14.13
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Venerdì 13 maggio sera, don Riccardo Seppia parroco della chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente (Genova), è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su un sedicenne con una lieve disabilità mentale e di cessione di cocaina. Il Vaticano ha esortato lunedì 16 maggio i vescovi di tutto il mondo e i superiori degli istituti religiosi a «cooperare con le autorità civili» nei casi di abusi sessuali commessi dai membri del clero su minori. La Santa Sede ha diffuso la «Lettera circolare» redatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio), per aiutare le conferenze episcopali nel preparare, entro il maggio 2012, le Linee guida per il trattamento dei casi di pedofilia commessi da sacerdoti e religiosi.
SEGUIRE LE LEGGI. «L’abuso sessuale di minori» si legge nella Lettera «non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale».
PUNIRE E RIABILITARE. Il testo vaticano ricorda inoltre che «questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche». Per il Vaticano, inoltre, «il chierico accusato gode della presunzione di innocenza, fino a prova contraria, anche se il vescovo può cautelativamente limitarne l’esercizio del ministro, in attesa che le accuse siano chiarite». E in caso contrario, «si faccia di tutto per riabilitare la buona fama del chierico che sia stato accusato ingiustamente». Inoltre, la Santa Sede, oltre a invitare alla collaborazione con le autorità civili, chiede che «i vescovi assicurino ogni impegno nel trattare gli eventuali casi di abuso che fossero loro denunciati secondo la disciplina canonica e civile, nel rispetto dei diritti di tutte le parti». Infine, la Lettera ricorda che «le Linee guida devono tener conto della legislazione del Paese della Conferenza, in particolare per quanto attiene all’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili».
PROTEGGERE I RAGAZZI FORMARE I NUOVI SACERDOTI. Attenzione anche rispetto protezione dei minori in particolare negli ambienti delle parrocchie, degli oratori e delle scuole cattoliche. «In alcune nazioni» si legge nella circolare inviata dal cardinale Joseph Levada, prefetto della Dottrina della Fede «sono stati iniziati in ambito ecclesiale programmi educativi di prevenzione, per assicurare ambienti sicuri per i minori. Tali programmi cercano di aiutare i genitori, nonchè gli operatori pastorali o scolastici, a riconoscere i segni dell’abuso sessuale e ad adottare le misure adeguate. I suddetti programmi spesso hanno meritato un riconoscimento come modelli nell’impegno per eliminare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori nelle società odierne».

TRASPARENZA. L’altro aspetto fondamentale per prevenire il fenomeno degli abusi compiuto da ecclesiastici è «la formazione di futuri sacerdoti e religiosi». «Nel 2002» ha ricordato Levada «Papa Giovanni Paolo II disse che ‘non c’è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani». Per il cardinale «queste parole richiamano alla specifica responsabilità dei vescovi, dei superiori maggiori e di coloro che sono responsabili della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». Alle Conferenze Episcopali e ai singoli vescovi, il testo raccomanda poi «una diligenza particolare» nella trasparenza su eventuali ombre pregresse dei candidati.
LOMBARDI: «BISOGNA RISPETTARE IL SEGRETO DELLA CONFESSIONE». Se un sacerdote viene a conoscenza, in sede di confessione, di abusi su minori, deve rispettare il segreto del sacramento, ma «cercherà ragionevolmente di trovare i modi» per tutelare la vittima, senza violare il segreto. Questa la riflessione del direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. «Se una persona viene a confessarsi, qualsiasi cosa mi dica, io mi faccio ammazzare piuttosto che riferirle. ma è chiaro che cercherò ragionevolmente di trovare i modi. Il contenuto della confessione non si usa all’esterno, ma se è venuto a confessarsi vorrà l’assoluzione e mi chiederà che cosa deve fare, gli darò dei consigli. La strada va cercata in questo modo, e quando la Circolare dice che il foro sacramentale va rispettato, vuol dire che è un contenuto al di fuori dell’uso esterno».

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