Pellegrini con stile

Redazione
15/10/2010

Di Federica Zoja Nel tentativo di diversificare la propria economia, alimentata quasi esclusivamente dai petroldollari, l’Arabia Saudita ha intenzione di...

Pellegrini con stile

Di Federica Zoja

Nel tentativo di diversificare la propria economia, alimentata quasi esclusivamente dai petroldollari, l’Arabia Saudita ha intenzione di potenziare l’industria del turismo religioso contendendo agli Emirati vicini e alle mete internazionali i visitatori a cinque stelle.
Lo dimostrano le misure approvate dalle autorità saudite, finalizzate a migliorare la qualità dei servizi offerti ogni anno a milioni di pellegrini musulmani in visita alla Mecca e a Medina (due milioni e mezzo nel 2009) e le azioni promozionali lanciate per catturare nuove fette di mercato. Un mare magnum di un miliardo e mezzo di fedeli sparsi in tutto il globo.

Una caparra fino a 100 mila euro

A gestire la complicata macchina organizzativa dei pellegrinaggi è il ministero saudita dell’Hajj, che fornisce «servizi integrati ai pellegrini della casa inviolabile di Allah», si legge sul sito web del dicastero. Al ministero fa capo il comitato centrale saudita per l’Hajj e la Omraa, le due tipologie di pellegrinaggio compiute dai fedeli musulmani, che concede ai tour operator, locali e stranieri, la licenza dopo attenta valutazione della candidatura.
Fra le condizioni che le agenzie turistiche abilitate devono rispettare vi è l’obbligo di versare alle autorità una caparra compresa fra 20 mila e 100 mila euro, che viene restituita solo se, al termine del soggiorno, nessun viaggiatore si è lamentato del trattamento. Questo dopo anni di sistemazioni precarie, proteste e incidenti, anche molto gravi, che hanno spinto Riyadh a istituire un severo sistema di multe e controlli per gli operatori turistici che non rispettano i contratti sottoscritti con i pellegrini.
Nei Paesi a maggioranza musulmana da cui partono centinaia di migliaia di fedeli ogni anno, esistono ministeri degli Affari religiosi con uffici appositi in costante coordinamento con i colleghi sauditi.

Dall’Italia tre mila euro, all inclusive

Per l’Italia, la quota annuale di “viaggiatori della fede” concessa dal regno saudita è di tre mila persone all’anno (pari all’1% della popolazione musulmana), coordinate da una rete di agenzie munite di speciale permesso: sono nove quelle che detengono la licenza per l’Hajj, il pellegrinaggio maggiore, e due per l’Omraa, il minore.
«I pellegrini che partono dall’Italia lo fanno quasi esclusivamente per l’Hajj, che per i fedeli è una farida, cioè un obbligo», ha spiegato a Lettera43 Hossam Zahran, titolare dell’agenzia Palma Aquarius tours di Milano. La quota di pellegrini gestita da Aquarius è di 94 unità all’anno (di cui due o tre italiani convertiti), né più né meno, stabilita in coordinamento con le altre insegne: «Lavoriamo tutti insieme su base nazionale, molti pellegrini si rivolgono a noi su segnalazione dei centri culturali islamici» ha specificato Zahran.
Per il pellegrinaggio maggiore, secondo il calendario lunare di quest’anno dal 14 al 17 novembre, gli operatori sono soliti iniziare i preparativi anche tre o quattro mesi prima: «È importante per riuscire ad assicurarsi buoni posti negli alberghi e nelle tende vicine all’area sacra della Kabaa con prezzi equi» ha aggiunto l’agente di viaggio.
Ecco un pacchetto-tipo: il pellegrino in partenza dall’Italia «paga meno di quanto pagherebbe dall’Egitto o da un altro Paese arabo. Il costo da qui è in media di tre mila euro fra viaggio aereo, soggiorno in albergo, posto in tenda con aria condizionata e materasso (durante i riti all’interno delle zone sacre), pasti, bibite, spostamenti durante tutto il soggiorno», di una decina di giorni. Escluse le mance ad autisti, fattorini e portieri.
Quanto ai turisti non musulmani interessati a scoprire l’Arabia Saudita, le speranze sono poche: per loro i luoghi santi dell’Islàm non sono accessibili. Poi, secondo Zahran, «c’è ben poco da vedere e non ci sono strutture adeguate per l’accoglienza». Gli ostacoli burocratici fanno passare la voglia: nel 2009 sono stati concessi solo 20 mila visti non religiosi, per motivi di lavoro o per visita a familiari in loco.

A caccia di visitatori benestanti

Un pellegrino può anche volersi divertire, unendo il sacro al profano. Nuovi “pacchetti” che abbinano il percorso di preghiera ai soggiorni-vacanza sono ora reclamizzati sui principali mezzi di comunicazione in Egitto, Emirati arabi, Malesia e Marocco.
Media e alta borghesia sono i target privilegiati dell’operazione. Grossi portafogli e scrupoli morali su dove portare la prole in vacanza? Basta licenziose capitali occidentali, largo alle località “sante”. E il settore alberghiero così fiorisce: le insegne Movenpick, Le Meridien, Intercontinental, Rotana, Ramada offrono sistemazioni a cinque stelle nel cuore della Mecca. Per hotel più economici, invece, è necessario allontanarsi anche di centinaia di chilometri, in pieno deserto.