Pensioni da precario

Daniele Lorenzetti
27/12/2010

Boeri e Cazzola sul futuro del sistema previdenziale italiano.

Pensioni da precario

Pensionandi d’Italia, rallegratevi. Se l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle è stato quello del cammello, ovvero della ‘gobba’ di spesa anticipata al 2010 dal 2035 per effetto della caduta del Pil, il peggio potrebbe essere ormai alle spalle. Dopo tre lustri di dibattiti su riforme inderogabili, contributivo che scaccia retributivo, scalini, scaloni e coefficienti vari, l’annuncio della riscossa è arrivato: passo dopo passo, magari in sordina, la riforma delle pensioni si è compiuta. E con l’anno che verrà il nuovo sistema previdenziale italiano sarà «a pieno regime». A dirlo è stato lo stesso presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua che, intervistato dal Corriere della Sera, non ha fatto nulla per celare la sua soddisfazione. Superata la ‘gobba’ del 2010, insomma, lo Stato comincerà a spendere meno soldi già dal prossimo anno, e il problema delle future pensioni «sarà tutto nelle mani dei cittadini» (leggi la scheda sui cambiamenti del sistema previdenziale italiano).
Lettera43.it ha messo a contronto sul futuro delle nostre pensioni l’economista Tito Boeri e Giuliano Cazzola, deputato Pdl e vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera. Che da sponde politico-culturali non coincidenti hanno tracciato un quadro meno roseo e in parte concorde sui problemi ancora aperti del nostro sistema previdenziale.

Il nodo dell’età pensionabile

«Una questione fondamentale e ancora taciuta è quella dell’informazione». Tito Boeri non ha dubbi: «Nonostante l’abbiano promesso da anni, gli enti previdenziali continuano a non mandare resoconti dettagliati ai clienti come si fa per esempio in Svezia, dove le ‘buste arancioni’ inviano a casa di tutti i contribuenti informazioni e proiezioni sulle pensioni future. Se uno volesse pensar male, potrebbe essere meglio non rendere pubblici ai giovani i livelli delle loro pensioni future, altrimenti ci sarebbe la rivoluzione».
SÌ ALLA FLESSIBILITÀ. Secondo Cazzola, «è vero che le modifiche più importanti sono state già fatte, in particolare con la riforma Dini e i successivi aggiustamenti, ma in ogni caso quello delle pensioni sarà un cantiere destinato a restare sempre aperto». Due le cose più urgenti da fare secondo l’onorevole Pdl, autore di una serie di proposte bipartisan con il collega senatore del Pd ed ex ministro Tiziano Treu: «La prima è alzare un po’ più su l’età pensionabile per le donne, ora ferma a 60 anni più uno di slittamento della finestra per ricevere l’assegno; e la seconda è reintrodurre una maggiore flessibilità nel pensionamento all’interno del sistema contributivo. Quella che, con limiti di età più bassi fino a 65 anni, era prevista nella riforma Dini e che si è persa strada facendo».
LIBERTÀ DI SCELTA. Un tasto, questo, su cui ha battuto anche Boeri: «La filosofia di dare flassibilità alle scelte era la più corretta, e non mi sembra una buona trovata averla praticamente eliminata. Gli italiani hanno sempre mostrato di reagire molto bene agli incentivi. E poi ognuno ha esigenze di vita, bisogni diversi che possono spiegare le differenze in un sistema che non sia irrigidito».

Per i giovani solo spiccioli

Nel rosario di nuove norme restrittive in vigore da gennaio (innalzamento dei limiti pensionabili, finestra mobile per incassare l’assegno, 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi) è arrivata anche qualche boccata di ossigeno: per esempio il programmato aumento della quota di contribuzione a carico dei lavoratori, destinata al fondo pensioni più 0,09% dal 2011, è stato cancellato con l’approvazione della cosiddetta legge di stabilità. La pensione insomma si allontana nel tempo un po’ in tutta Europa, ma perlomeno non ci costerà di più.
ATTENZIONE AI PRECARI. «Tuttavia resta aperto un problema» ha sottolineato Cazzola, «quello di introdurre un meccanismo di solidarietà nel sistema: con il collega Treu abbiamo presentato un progetto di legge che prevede una pensione di base finanziata dal fisco, per venire incontro a quella generazione di precari che rischia di trovarsi senza un assegno decente. Oppure si potrebbe tornare a meccanismi come l’integrazione al minimo. Nessun sistema al mondo, comunque, manca di solidarietà intergenerazionale. Noi l’abbiamo tolta nella riforma Dini e non se ne capisce il perché».
IL PROBLEMA DELLA BASSA CRESCITA. Riforma degli ammortizzatori sociali e nuovo welfare: appena qualche anno fa erano il pane quotidiano propinato da esperti ed editorialisti di rango. Oggi invece che si inneggia alla riforma compiuta sembrano passati parecchio di moda, almeno in un certo dibattito mediatico. «Ora come ora i pensionati potrebbero dirsi interessati solo a che non ci sia inflazione», ha concluso Boeri, «Al limite, a loro pure la deflazione potrebbe andar bene. Sarebbe più giusto vederli al fianco anche dei giovani per far sì che la nostra economia torni a crescere».