Per Geronzi è la Lega il killer di Alessandro Profumo

Bruno Giurato
23/09/2010

Il presidente di Generali nega di essere il manovratore della cacciata dell'ex amministratore delegato Unicredit

Il dimissionamento dell’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo è stato seguito da una serie di polemiche, commenti, smentite: un giallo economico-finanziario in cui del colpevole non c’è ancora traccia.
A essere finito nella lista dei maggiori sospettati c’è Cesare Geronzi, presidente di Generali, la più grande compagnia di assicurazioni in Italia, che avrebbe agito su mandato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Geronzi: «Con le dimissioni di Profumo io non c’entro»
Per Geronzi l’idea che gli azionisti libici di Unicredit siano stati usati come cavallo di troia per mettere fuori gioco Profumo è fantascientifica, come fantasiosi sono il suo presunto incontro con Berlusconi nei giorni del vertice italo-libico e la manovra che dovrebbe portare alla fusione di Generali con Mediobanca, di cui Unicredit è il primo azionista. «Io non faccio giochi, questo modo di operare non mi appartiene e non mi è mai appartenuto. Con la politica non ho alcuna “relazione pericolosa”» ha dichiarato il banchiere di Marino su “la Repubblica” del 23 settembre. Geronzi esclude anche la presunta responsabilità degli azionisti tedeschi: «Non diciamo sciocchezze» ha tagliato corto, «qui c’è chi apre bocca e da fuoco ai denti». Chiaro il riferimento al leader della Lega Nord Umberto Bossi, che nei giorni scorsi aveva paventato la discesa su Unicredit degli “uomini del Nord”.

Secondo il presidente di Generali c’è la Lega dietro l’affaire Unicredit
A sentire il presidente delle Generali colpevole della cacciata di Profumo sarebbe proprio il Carroccio, attraverso il braccio armato di Fabrizio Palenzona, presidente della Cassa di Risparmio di Torino, e Paolo Biasi, presidente della Cariverona, entrambi nel consiglio di amministrazione di Unicredit.
Le Fondazioni piemontesi e venete secondo Geronzi vorrebbero riprodurre un modello economico che ricorda quello delle vecchie camere di commercio, spingendo per una strategia che in Unicredit anteponga gli interessi locali a quelli globali, in contrapposizione quindi alla creazione della banca globale ipotizzata da Profumo. «In nome di questo malinteso senso del “radicamento con il territorio”, le Fondazioni rischiano di disgregare il sistema, mentre c’è bisogno di cementarlo» ha sottolineato Geronzi.

Dieter Rampl: «Nessuna fusione con Unicredit»
Sempre il 23 settembre sul “Corriere della Sera” Dieter Rampl, presidente di Unicredit con fresche deleghe operative, precisa che l’obiettivo del Consiglio di amministrazione è la stabilità, la continuità, l’indipendenza della banca. Sollecitato a dare una risposta sull’anomalia di aver dimissionato senza un sostituto l’amministratore delegato, Rampl ammette: «La normalità sarebbe avere un ricambio contestuale. Ma troppe illazioni erano circolate, troppo scenari fantasiosi erano stati costruiti per permettere che una banca così radicata in Italia potesse continuare a subire».
Sulle motivazioni che hanno portato alla rottura con Profumo il presidente Unicredit non si sbottona e smentisce in modo categorico qualsiasi influenza della politica sulla banca: «Sbaglia chi pensa che la politica possa determinarne le scelte».
Sulle voci di fusione tra Mediobanca e Generali Rampl è tombale: “Non ho riscontro” dice. E si dichiara disponibile a spiegare ogni cosa al ministro dell’Economia Giulio Tremonti.