Per Grazia ricevuta

Redazione
20/12/2010

di Nico Arse Quanto è graziosa Annagrazia, e quanto è brava la Calabria. Ha solo 28 anni, Annagrazia Calabria, ed...

di Nico Arse

Quanto è graziosa Annagrazia, e quanto è brava la Calabria. Ha solo 28 anni, Annagrazia Calabria, ed è già deputata da due, però non è ministro, come la Mara Carfagna o la Maria Stella Gelmini o la Giorgia Meloni, e nemmeno sottosegretario come Laura Ravetto. Che ingiustizia.
Qualcosa bisognava darle, e Silvio gliel’ha data: coordinatore nazionale di Giovane Italia, che non è un’associazione carbonara ma il movimento giovanile del Pdl. Dietro il volto soave e gli occhi verdi angelici si para, però, un certo potere forte, che si mescola a questioni meno soavi del sorriso raffaellita di Annagrazia.
Il PADRE IN FINMECCANICA. La ragazza non è spuntata fuori dal nulla, e nemmeno dalla gavetta, ad essere onesti. Entrata di botto alla Camera nel 2008, al posto di Gianni Alemanno eletto sindaco di Roma, viene subito salutata come “la più giovane deputata del Parlamento”, alla tenera età di 26 anni, quando i comuni giovani aspirano se va bene a uno stage gratuito di sei mesi rinnovabile in uno stage gratuito di altri tre mesi. È laureata in giurisprudenza, come un’altra centinaia di migliaia di suoi coetanei, ma Annagrazia, oltre alla grazia, ha qualcosa in più.
Il papà lavora in un’azienda tanto cara al premier, Finmeccanica, recentemente travolta da indagini su frodi e iperfatturazioni ma recentemente difesa dal Cavaliere come sana megaimpresa italiana investita dal solito fango.
Luigi Calabria, il papà della infanta prodigio, è proprio il direttore finanza del gruppo Finmeccanica, non uno qualsiasi. Ma anche con lo zio siamo sempre nelle alte sfere dei poteri forti. Carlo Calabria è infatti il capo europeo del settore Mergers and acquisitions di Merril Lynch, altra roba da niente.
Direttamente dai poteri finanziari ai poteri parlamentari? Sarebbe ingiusto ridurre a questo la traiettoria politica di Annagrazia Calabria, che al Corriere della sera spiega di fare l’onorevole solo per passione cristiana («il mio sogno è tornare alla politica come servizio, il gesto più alto di carità») e di conoscere Berlusconi «fin da quando era bambina».
LA MADRE IN AZZURRO DONNA. In effetti Annagrazia non è solo figlia di papà e nipote di zio, ma anche figlia di mammà, Cynthia Alfonsi, coordinatrice regionale del Lazio del movimento Azzurro Donna. È stata proprio la mamma a portarla da piccola nel miniclub azzurro di Roma «a mangiare pane e politica», scriveva due anni fa con sprezzo del pericolo e del ridicolo il Corriere, «insieme alla piccola Araba Dell’ Utri, nipote di Marcello».
Il privilegio da casta padronale (sempre tendenzialmente cattolica, come i megadirettori galattici di Fantozzi) era già scritto fin dall’inizio, fin dal luogo di nascita, New York, oh yeah. E giustamente ora Annagrazia, tanto per non farsi mancare nulla, è anche segretario del comitato scientifico della Fondazione Italia-Usa, oltre a deputato e dirigente giovanile del partito. Pare che l’investitura giovanile non abbia incontrato il favore di Licia Ronzulli, altra vedette berluschina, europarlamentare.
LA CONCORRENZA CON RONZULLI. Le due ragazze appartengono a correnti diverse. La Calabria è ascrivibile a Denis Verdini, la Ronzulli a Mario Mantovani, prossimo coordinatore Pdl in Lombardia. In generale, tra le deputate di Forza Silvio, non corre grande amore, e quando a una di loro viene elargito qualche incarico le altre – si racconta nel Pdl – vanno da Silvio a battere cassa.
Alla Calabria non era stato dato niente finora, se non la ribalta del congresso fondativo del Pdl nel 2008, di cui fu madrina. Poca roba, serviva di più. A 28 anni, con una laurea in giurisprudenza in tasca, non ci si può accontentare soltanto di un posto alla Camera e di un praticantato nel prestigioso studio legale Allen & Overy di Roma. È giusto aspirare a molto di più. Sono loro i volti perfetti, lei ma anche le soubrette piddine come Marianna Madia (legata a Enrico Letta) o Pina Picierno (“demitiana”, a 29 anni…), dello stucchevole (e finto) giovanilismo dei partiti. Avanti i giovani, dicono, però poi guardi e sono sempre giovani parenti o giovani amici di “vecchi” potenti e influenti. Ma non farebbero prima a candidare direttamente quelli?