Per la Consulta servono criteri obiettivi sui contributi all’editoria

I giudici hanno ritenuto inammissibile una causa intentata da un'azienda che si era vista dimezzare i contributi perché i fondi stanno alla discrezionalità del legislatore. Ma contemporaneamente hanno definito irragionevole la mancanza di parametri oggettivi per distribuirli.

25 Luglio 2019 15.50
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La misura dei contributi all’editoria è materia su cui può decidere il legislatore, ma i criteri con cui dovrebbero essere distribuiti mancano di certezza e oggettività. Questo è quanto ha scritto la Consulta in merito a una azienda editoriale che aveva portato la questione di fronte al tribunale di Catania dopo essersi vista i contributi dimezzati per l’anno 2013, il quale ha sua volta si è rivolto ai giudici della Consulta.

«NON È RAGIONEVOLE LA MANCANZA DI CRITERI OBIETTIVI»

Con la sentenza numero 206 depositata il 25 luglio, la Corte costituzionale ha giudicato il ricorso inammissibile, ma ha anche affermato: «Rientra nella discrezionalità del legislatore affidare al governo la determinazione della misura dei contributi all’editoria, ma non è ragionevole la mancanza di criteri certi e obiettivi».

PERCHÉ LA QUESTIONE È INAMMISSIBILE

Il caso che ha portato alla pronuncia della Consulta è quello di una società editrice si era vista dimezzare il suo contributo per l’anno 2013. Il Tribunale aveva deciso di impugnare la norma che disciplina i contributi all’editoria davanti alla Consulta. La Corte, pur ritenendo censurabile, come prospettato dal giudice, affidare all’autorità governativa, senza la fissazione di criteri certi e obiettivi, la determinazione delle disponibilità finanziarie da destinare complessivamente all’erogazione dei contributi all’editoria, ha dovuto prendere atto dell’impossibilità di sostituire o integrare la disciplina in questione, riservata alla discrezionalità del legislatore. Di qui la decisione di dichiarare inammissibile la questione.

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