Per un pugno di voti

Gabriella Colarusso
26/01/2011

Cozzolino, l'uomo che ha vinto le primarie del Pd a Napoli.

Per un pugno di voti

Di lui dicono che sia un bassoliniano doc. In effetti, Andrea Cozzolino, vincitore delle primarie del Partito democratico per la candidatura a sindaco di Napoli (leggi l’articolo), è stato a lungo braccio destro di “Totonno”, il ‘suo’ assessore più potente. Eppure, sono in molti a pensare che dell’ex presidente della Regione, Cozzolino abbia «molti difetti umani, ma senza averne le virtù politiche», come ha sintetizzato lo scrittore ed esponente del Pd Isaia Sales.
Da assessore regionale alle Attività produttive, con in mano settori strategici dell’economia campana – industria e agricoltura – Cozzolino non ha portato a casa un buon bilancio. Alla sua porta, per molto tempo, hanno dovuto fare la fila imprenditori e industriali, artigiani e commercianti, ma i risultati della sua azione, per molti, non giustificano affatto la discesa in campo alle primarie.
Scrive Sales: «Se a candidarsi a sindaco fosse stato Ennio Cascetta, anche a chi gli avesse rimproverato gli anni da assessore di Bassolino avrebbe potuto snocciolare tutti i dati che fanno della Campania una delle regioni italiane più avanzate nel trasporto su ferro e via mare. Cozzolino non lo può fare per i settori di sua competenza. Egli fa parte di una generazione politica che ha visto quasi sempre il proprio partito al governo e spesso ha identificato il potere politico con la sua gestione».
AMICIZIE IMPORTANTI. In realtà, lo stesso Bassolino non era favorevole alla candidatura del suo ex pupillo, che però può contare su molte amicizie illustri. Dall’ex premier Romano Prodi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal cardinale di Napoli Crescenzio Sepe all’ex presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo fino all’ex direttore del Riformista Antonio Polito, Cozzolino è riuscito negli ultimi anni a intrattenere rapporti più o meno amichevoli con ampi settori della politica, dell’industria, della stampa.

Figlio di un operaio, marito di un’imprenditrice

Quarantanove anni, figlio di un operaio arrivato dalla fabbrica fino alla dirigenza della Cgil campana, sposato, tre figli, l’ex assessore ha cominciato la sua lunga carriera politica nel Pci. Comunista lo è stato fin da ragazzino quando, con Umberto Ranieri e Nicola Oddati, oggi suoi sfidanti alle primarie, frequentava via Fiorentini, la sede storica del partito, una sorta di Botteghe oscure napoletana, dove all’epoca si discuteva con personaggi del calibro di Giorgio Amendola, capo della corrente “migliorista” del Pci, Salvatore Cacciapuoti, Gerardo Chiaromonte.
Sempre da comunista, Cozzolino entrò alla fine degli anni 70 nella Fgci per diventare, poco dopo, segretario della federazione di Napoli, che ha guidato dal 1983 al 1986.
Dopo la svolta della Bolognina entrò nel Pds, assumendo la guida della segretaria dal 1994 al 1999, e poi nei Ds.
La prima elezione al consiglio regionale della Campania, invece, risale al 2000. Nel 2005 fu rieletto ma poco dopo lasciò la carica per diventare assessore regionale all’Agricoltura e alle Attività produttive. Fu allora che rafforzò il suo rapporto con Bassolino, diventandone il delfino, mentre si addensavano sulla sua testa le critiche per il conflitto di interessi nel quale è coinvolto.
LA MOGLIE IMPRENDITRICE. Cozzolino infatti è sposato con Anna Normale, rampolla di una nota famiglia napoletana, imprenditrice con enormi interessi nell’edilizia, le cui società sono coinvolte in affari e investimenti in tutta la provincia di Napoli.
Il primo scontro con Bassolino avvenne però non su questi temi, ma durante la crisi dei rifiuti nel 2008, quando l’allora presidente della Regione cominciò a essere additato anche dal suo stesso partito come unico e sommo responsabile del fallimento della gestione del ciclo di smaltimento e Andrea si guardò bene dal difenderlo.
Uno scontro molto più duro di quanto raccontarono le cronache di quei giorni, che però si appianò durante la campagna elettorale per le europee del 2009, quando Cozzolino decise di candidarsi e fu eletto. Ma proprio durante quella tornata elettorale, l’ex assessore fu coinvolto in un’inchiesta giudiziaria della Procura di Santa Maria Capua Vetere: indagato per la costruzione di una centrale a biomasse in provincia di Caserta, la Biopower. L’indagine riguardava una truffa alla Regione di 6,8 milioni di euro. Furono arrestati imprenditori e funzionari, e furono perquisiti lo studio e l’abitazione di Cozzolino.

Primo d’un soffio, per gli avversari «grazie ai cinesi»

L’avviso di garanzia, però, non ha indebolito la voglia dell’ex assessore di scendere in campo per la guida della città. Alle primarie del 23 gennaio 2011 ha vinto con solo 1.200 voti di scarto su Umberto Ranieri, “il migliorista”, uno che invece non ha mai gestito soldi, affari, potere, né elargito consulenze.
Le primarie si sono concluse con accuse di brogli, soldi in cambio di voti, cinesi e stranieri messi in fila per votare, tra i candidati, tanto che Ranieri ha deciso di fare ricorso. «Il dato positivo dell’alta affluenza», ha dichiarato lo sconfitto, «è stato compromesso da alcune plateali e diffuse anomalie, particolarmente nella zona a nord di Napoli. È emerso, con inoppugnabile evidenza, che settori del centrodestra hanno intensamente lavorato per influenzare il voto e condizionarne l’esito».
CRAXI DA RIVALUTARE. Solo manipolazioni da destra? Camorra? Chissà. Anche da Roma però, in particolare dai veltroniani, sono arrivate pressioni sul rissoso Pd napoletano perché faccia chiarezza. Cozzolino minimizza, lui che, da buon comunista, non ha mai pensato che i leader politici vadano giudicati solo con il metro del tribunale. Come disse qualche mese fa a un convegno su Craxi, figura da riconsiderare: «Bettino Craxi non è ascrivibile solo alla vicenda dell’illecito finanziamento dei partiti, non è l’unico aspetto su cui va giudicato un leader politico».