Perchè ai cinesi non piace il Nobel

Gianluigi Negro
12/10/2010

Liu Xiaobo piace solo all'Occidente.

La recente assegnazione del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo (leggi il profilo del professore dissidente) è stata accolta positivamente da molti attivisti cinesi ma non con grande entusiasmo. Tuttavia non sono mancate speculazioni e buoni auspici circa le possibili ricadute di tale premio in campo politico e sociale in seno alla Repubblica popolare (ecco come ha reagito la politica internazionale all’assegnazione)
Qualche giorno prima della premiazione, un gruppo di intellettuali cinesi avverso al Partito comunista aveva indirizzato per la seconda volta una portesta alla commissione del premio Nobel per esprimere la propria opposizione alla candidatura di Liu Xiaobo, reo di un passato che l’ha visto collaborare proprio con il Pcc.
Tale collaborazione si è concretizzata nella negazione, in trasmissioni televisive, dei reati compiuti dallo stesso partito durante gli scontri dell’89 a piazza Tiananmen e nella dichiarazione che il sistema di detenzione cinese, così come la costituzione della Rpc, “rispetta e protegge i diritti umani”.
E per di più Xiaobo è stato citato in un caso di diritto civile negli Stati Uniti lo scorso agosto, ulteriore testimonianza, secondo i detrattori, sulla controversa figura del Nobel. Tra le altre prese di posizione contrarie al riconoscimento di Liu è necessario citare anche quelle di alcuni firmatari dalla Charta 08 come Yang Zi. (Clicca per consultare il testo originale e la sua storia).

Una censura mirata

I canonici filtri sulle piattaforme di microblog di Tencent e Sina sono stati attivati come da copione a tempo record; la diretta televisiva dalla Bbc è stata prontamente oscurata, eppure due episodi mi hanno molto stupito: la diretta sul sito ufficiale del Nobel non è stata censurata in Cina, la visione è stata possibile anche senza l’ausilio del Vpn. Analogamente né il sottoscritto né altri osservatori hanno notato azioni particolarmente incisive da parte del Partito dei 50 centesimi: probabilmente questa volta si è preferito concentrare l’azione di censura solo alle piattaforme e ai servizi di comunicazione locale, quelli più utilizzati dagli stessi cinesi.
Leggendo la pronta copertura di Cineresie.info sugli episodi immediatamente successivi all’annuncio del vincitore, ho avuto modo di apprezzare alcuni commenti in cui si metteva in risalto l’effettiva valenza del premio. Secondo alcuni lettori infatti pur essendo il Nobel un premio indipendente dai governi, ha una carica simbolica tale che condensa e rappresenta l’intero sentire occidentale.

Charta 08, punti di forza e limiti

Una visione sicuramente condivisibile e che per certi versi può trovare seguito anche nel sentire comune di non pochi osservatori cinesi che, pur non avendo mai fatto mancare la loro solidarietà a Liu Xiaobo in seguito all’arresto e alla sentenza, allo stesso tempo hanno avanzato qualche perplessità proprio nei confronti di Charta 08, il documento che chiedeva una “nuova Costituzione” e per il quale Liu è stato condannato a 11 anni di reclusione.
Ad esempio, nel gennaio del 2009 sul blog di Ronal Soong si evidenziava, attraverso il commento di altri ricercatori, che non solo era difficile quantificare la portata del movimento innescato da Charta 08, ma anche che tutte le prese di posizione di lettori non cinesi, assunte in rapporto a quanto tradotto e riportato in inglese proprio sul documento, non necessariamente avrebbero rispecchiato le idee delle masse cinesi.
Nello stesso post si ricorda, inoltre, come, dopo la pubblicazione del documento, non sono mancate tesi contrapposte secondo cui, da un lato, i critici accusavano i sostenitori di Charta 08 di essere istigatori di una “rivoluzione colorata” in Cina con l’intento di minare la stabilità politica; dall’altra i fieri sostenitori dell’iniziativa bollavano gli oppositori come membri del Partito dei 50 centesimi.
Di fatto, il professor Soong faceva notare che, accanto alla Charta 08 censurata, anche altri documenti ed episodi dello stesso tenore (come l’incidente di Weng’an) sono stati ugualmente oscurati sul Web, e per di più avevano registrato un coinvolgimento molto più ampio tra i netizen cinesi.
Dubbi sull’effettiva efficacia della Charta 08 sono stati segnalati anche su Foreing Policy da Dan Drezner secondo cui «il tono del documento fa capire come i firmatari non si aspettano di conseguire il loro obiettivo attraverso un dialogo costruttivo. Al contrario, essi sembrano contare su di un movimento di massa che costringa il governo di Pechino ad arrendersi alle sue richieste».

Ma chi ascolta i cinesi?

Tra gli altri limiti, la Charta 08 evidenzia l’assenza di obiettivi concreti realmente raggiungibili che avrebbero garantito il supporto più convinto della classe media e di altre figure di intellettuali, come lo stesso Liu Xiaobo, capaci di coinvolgere anche gli operai e i braccianti.
Nel gennaio 2009, nel suo blog, Mutant Palm sostiene che «Charta 08 ha avuto un’influenza maggiore tra i lettori del New York Review of Book piuttosto che in Cina» per significare che Liu Xiaobo è un prodotto dell’Occidente e che ha avuto, tutto sommato, scarso seguito in Cina.
Ecco, sembra che si stia ripetendo lo stesso percorso secondo cui è la maggior parte dei media occidentali  che ritiene Liu Xiaobo un personaggio popolare degno del premio Nobel per la pace, ma cosa ne pensano i cinesi, soprattutto quelli che non accedono a twitter o ad altri social network occidentali? Nonostante e a dispetto della censura governativa?