Perché questo governo deve farsi propaganda?

Paolo Madron
22/08/2012

Da Fornero a Monti a Passera, il trionfalismo dei ministri è stato il tema dell'estate. Mostrando una realtà diversa dal vero.

Perché questo governo deve farsi propaganda?

A che cosa serve la propaganda? Detto banalmente, a edulcorare la
realtà, a far sembrare all’apparenza bello ciò che invece
nasconde brutture. In ultima istanza, a rassicurare gli insicuri
e persuadere gli scettici.
La propaganda è lo strumento dei deboli per apparire forti,
degli incerti che invece vogliono mostrare di sapere cosa fare e
dove andare.
DIFESA D’UFFICIO. Al Meeting di Rimini, in
questi giorni, di propaganda se ne è vista molta. Per la verità
non solo lì, dove trattandosi in fondo di un raduno di militanti
ciellini viene  facile arringare le folle e lanciare
proclami dicendo, come ha fatto Monti difendendo con puntiglio il
suo operato, che oggi stiamo meglio di ieri.
Non importa se la malattia resta grave, e se come spesso avviene
i segnali di miglioramento possono essere il preludio di
ulteriori ricadute.
Anche se in questa sua convinzione magari il premier ha ragione,
e bisogna pur riconoscere al montismo (senza eccedere in
sperticate lodi alla Giuliano Ferrara sulla sua
indispensabilità) un recupero della perduta dignità
nazionale.
TRIONFALISMO ESAGERATO. Però, e qui sta il
punto, al presidente del Consiglio e ai suoi ministri (solo
alcuni, non tutti), dovrebbe bastare questa consapevolezza, e
dichiarare una moderata soddisfazione senza andare
trionfalisticamente oltre. Tanto più nel caso di un governo
tecnico, che non dovrebbe avere problemi di consenso
elettorale.
Per esempio, dire che la crisi è finita, come ha fatto Corrado
Passera sempre dal palco di Rimini, è un azzardo prima ancora
che una bugia.
Anche l’ex banchiere l’ha riconosciuto implicitamente
snocciolando tutta una serie di iniziative – dal calo delle
tasse, ai soldi per lo sviluppo, alla crescita – che al momento
non sono fatti ma auspici.
È un po’ come dire, lo fece il ministro Grilli, che il
governo abbatterà le tasse. Salvo aggiungere un laconico quanto
raggelante “appena possibile” che faceva del suo assunto
un’ipotetica dell’irrealtà.
O come il ministro Barca quando afferma che vorrebbe vedere le
gru all’opera nei cantieri. Vorrebbe, appunto. Ma, in barba
al detto comune, quando mancano le risorse quasi mai volere
diventa potere.
TROPPO AUTOCOMPIACIMENTO. Ma la propaganda si
nasconde anche dietro l’eccessivo vantarsi che taluni
nell’esecutivo praticano a piene mani.
Quando il ministro Fornero, appena tornata dalle vacanze, 
rivendica il merito di aver salvato l’Italia, titilla appunto
il proprio autocompiacimento ma fa un pessimo servizio alla
verità.
Primo perché non è stato ancora messo in sicurezza alcunché,
secondo perché tutti sanno bene che purtroppo la nostra salvezza
non arriverà motu proprio ma sarà figlia di decisioni
che vengono prese altrove: Bruxelles, Francoforte e dintorni.
TESTIMONIAL IMPROBABILI. La propaganda offre poi
una subdola manifestazione di sé, che consiste nell’usare a
sostegno delle proprie tesi argomenti di chi fino a ieri veniva
screditato come il più infingardo dei nemici.
Capita così che una balzana quanto estemporanea 
dichiarazione di Moody’s, l’agenzia che misura
l’affidabilità del debito, sul fatto che l’ Italia
uscirà dalla crisi nel 2013 venga strombazzata come un attestato
di merito.
Ma come può colei che fino a ieri era additata come una società
che emetteva i suoi giudizi al servizio di oscuri interessi, che
abusava del suo ruolo per condizionare politiche e Stati,
diventare  improvvisamente il testimonial della sicura
rinascita?