Diego Fusaro

Perché sono contro Antonio Di Pietro

Perché sono contro Antonio Di Pietro

20 Ottobre 2017 15.38
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L'ho detto e l'ho ridetto. Senza tema di smentita. L'ho pure scritto, nel mio libro Il futuro è nostro (2014). Mani Pulite fu il colpo di Stato giudiziario ed extraparlamentare con cui, in coerenza con la nuova politica globale, si era precocemente iniziato a distruggere il lascito di uno Stato sociale di stampo keynesiano, sia pure in preda alla corruzione. Mani Pulite fu il colpo di Stato che aprì il ciclo catastrofico delle privatizzazioni neoliberiste, in coerenza con il mondo post-1989 e con la catastrofica esperienza dell'Unione Europea. Anche Maastricht fu – non a caso – nel 1992.

LA DISTRUZIONE DELLA PRIMA REPUBBLICA. L'obiettivo era duplice, con la longa manus della monarchia leviatanica del dollaro: a) distruggere una forma Stato che, con Craxi, ancora aveva un barlume di sovranità economica, politica e militare (cfr. Sigonella); b) distruggere una "prima Repubblica" che ancora aveva il senso dello Stato e dei diritti sociali (dal Pci, all'Msi e alla Dc). Mani Pulite, lo sappiamo, avvenne con piena convergenza della destra (Antonio Di Pietro), del centro (Francesco Saverio Borrelli) e della sinistra (Gerardo D’Ambrosio): l’esito fu la messa in congedo della Prima Repubblica, che ancora conservava un fondo di sovranità nazionale e di politica estera autonoma (Sigonella, 1985) e di diritti sociali a base keynesiana.

Mani Pulite, lo sappiamo, avvenne con piena convergenza della destra (Antonio Di Pietro), del centro (Francesco Saverio Borrelli) e della sinistra (Gerardo D’Ambrosio)

Da quel momento, lo Stato italiano venne irresponsabilmente consegnato alla speculazione internazionale, alla logica cieca della privatizzazione integrale (con diffamazione del pubblico e dello Stato come “comunisti”, secondo le maniacali retoriche del cavaliere Berlusconi) e alla rapida desovranizzazione sul piano monetario e costituzionale. Il secondo colpo di Stato – non più giudiziario ma direttamente economico – sarebbe arrivato nel 2011, per volere diretto della Bce (giunta militare-economica di Mario Monti, "l'uomo dei mercati").

DI PIETRO MI HA INSULTATO ANCHE A TELECAMERE SPENTE. L'ho detto l'altra mattina a L'aria che tira, su La7, al cospetto di Di Pietro, che di quella stagione fu protagonista. La reazione è stata scomposta e, direi, delirante: insulti, turpiloquio e urla. Uno spettacolo indecoroso, non v'è altro da aggiungere. Ma il peggio è arrivato dopo: fuori onda, il signor Di Pietro ha continuato a inveire, avvicinandosi minacciosamente. E, dopo urla incontenibili, s'è accasciato al suolo, finché non l'hanno soccorso. Così è andata. Gli auguro ogni bene e gli mando un caro saluto. Nulla di personale, per parte mia. Una canzone di qualche anno fa diceva: «La verità ti fa male, lo sai!».

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