Vademecum per richiedere e rinnovare i permessi di soggiorno durante l’emergenza coronavirus

Carlo Terzano
30/03/2020

Con la chiusura degli uffici immigrazione, molti lavoratori stranieri entrano in un limbo. Ecco cosa dice la normativa e quali sono le scadenze.

Vademecum per richiedere e rinnovare i permessi di soggiorno durante l’emergenza coronavirus

Il lockdown dell’intero Paese a causa dell’epidemia da coronavirus ha portato tutti noi a vivere una vita sospesa.

Chiusi i negozi, le industrie, le scuole, ma anche gli uffici pubblici, come l’Agenzia delle entrate. Congelati i pagamenti delle imposte, i mutui.

Ma non solo. Perché tra gli atti rimasti nel limbo ce ne sono alcuni che, per determinati soggetti, sono fondamentali per la propria permanenza sul territorio nazionale: parliamo ovviamente dei permessi di soggiorno, il cui mancato o tardivo rinnovo può portare a spiacevoli conseguenze, come l’ammenda o persino l’espulsione. Cosa succede adesso?

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NEL 2018 RILASCIATI 242 MILA NUOVI PERMESSI

Secondo i dati del 25° Rapporto sulle Migrazioni 2019 di Fondazione ISMU, nel 2018 sono stati rilasciati 242 mila nuovi permessi di soggiorno. Numero utile per capire le dimensioni del fenomeno e quali conseguenze può avere un eventuale rallentamento della macchina amministrativa. Peraltro, già due anni fa si registrava una riduzione dell’8% rispetto al 2017 dovuta al calo dei permessi rilasciati per motivi di asilo o umanitari, scesi da oltre 100 mila a meno di 65 mila (-36%), cui ha parzialmente contribuito il decreto legge del 4 ottobre 2018 n. 113, che abroga il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Mentre risultano in crescita i permessi per lavoro, aumentati del 21%: nel 27% dei casi si è trattato di documenti con durata non superiore a sei mesi.

LA CHIUSURA DEGLI UFFICI IMMIGRAZIONE

Il ministero dell’Interno, con circolare numero 20359 del 9 marzo 2020, ha disposto la chiusura degli Uffici immigrazione delle questure. Il documento, come si vede, è piuttosto scarno e laconico. Non precisa infatti il periodo della sospensione straordinaria. Scelta voluta, forse, perché si può ipotizzare segua ormai le prescrizioni dei vari decreti del presidente del Consiglio.

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E proprio a due decreti legge emanati finora faremo riferimento per provare a capire come è regolamentata la materia adesso, tenendo in considerazione due aspetti: il venturo decreto legge annunciato il 24 marzo dovrebbe riordinare le disposizioni, quindi i punti di riferimento che useremo sono suscettibili di modifiche. Inoltre, i termini indicati potrebbero essere prorogati laddove l‘emergenza sanitaria non cessasse in tempi brevi. Infine, un’ultima precisazione sulla chiusura degli Uffici immigrazione: restano aperti gli sportelli cui presentare le richieste di riconoscimento della protezione internazionale (qui occorre però vedere come è disciplinato l’accesso a seconda dell’ufficio: potrebbe essere necessario prenotare telefonicamente un appuntamento per evitare assembramenti).

L’articolo 9 del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9 (Procedimenti amministrativi di competenza delle Autorità di pubblica sicurezza), al primo comma recita: «A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al fine di consentire la piena utilizzazione del personale della Polizia di Stato, sono sospesi per la durata di trenta giorni: a) i termini per la conclusione dei procedimenti amministrativi relativi al rilascio delle autorizzazioni, comunque denominate, di competenza del ministero dell’interno e delle Autorità provinciali e locali di pubblica sicurezza in materia di armi, munizioni ed esplosivi, esercizi di giochi e scommesse, agenzie di affari, fabbricazione e commercio di oggetti preziosi, istituti di vigilanza e investigazione privata, soggiorno degli stranieri, nonché dei procedimenti amministrativi concernenti le iscrizioni nei registri o negli elenchi previsti per l’esercizio di servizi di controllo nei luoghi di pubblico spettacolo e trattenimento o negli impianti sportivi». Il secondo comma: «I termini per la presentazione della richiesta di primo rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno previsti, rispettivamente, in otto giorni lavorativi dall’ingresso dello straniero nel territorio dello Stato e in almeno sessanta giorni prima della scadenza o nei sessanta giorni successivi alla scadenza».

PRATICHE CONGELATE PER 30 GIORNI A PARTIRE DAL 2 MARZO

Detto in termini meno burocratici, sono sospesi per 30 giorni (a partire dall’entrata in vigore del provvedimento, cioè il 2 marzo 2020 e per tutto il mese, quindi) i termini per la conclusione dei procedimenti che riguardano i permessi di soggiorno. Inoltre, viene stabilito che sono sospesi, sempre per il periodo di 30 giorni dal 2 marzo, i termini per presentare la richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno o della dichiarazione della presenza. Il cittadino straniero dunque si trova in una situazione congelata e non incorre nelle sanzioni previste per non avere richiesto o rinnovato il permesso di soggiorno. Soprattutto, non potrà essere espulso perché si riconosce che il mancato rispetto dei termini non è imputabile al suo agire ma a cause di forza maggiore che hanno portato, come si anticipava, alla chiusura degli stessi uffici di competenza del Viminale.

SE IL PERMESSO È SCADUTO PRIMA DEL 31 GENNAIO

A questa domanda risponde il decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, al primo comma dell’articolo 103: «Ai fini del computo dei termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020». Semplificando, per i permessi scaduti prima del 31 gennaio 2020 e per i quali era già stata avanzata richiesta di rinnovo vedranno il termine di definizione del procedimento slittare al 15 aprile.

SE IL PERMESSO È IN SCADENZA TRA IL 31 GENNAIO E IL 15 APRILE

Altra situazione è quella dei permessi che scadranno nel periodo dell’emergenza nazionale. La materia è regolamentata sempre dall’articolo 103, secondo comma: «Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020». Quindi, i permessi di soggiorno in scadenza tra il 31 gennaio ed il 15 aprile conservano automaticamente validità fino al prossimo 15 giugno, senza bisogno di timbri e certificati di altra natura.

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IL NODO DELL’EQUIPARAZIONE CON IL DOCUMENTO DI IDENTITÀ

C’è poi un aspetto che rischia di complicare la disciplina. L’articolo successivo, il 104, stabilisce infatti che: «La validità dei documenti di riconoscimento e di identità scaduti o in scadenza successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto è prorogata al 31 agosto 2020. La validità ai fini dell’espatrio resta limitata alla data di scadenza indicata nel documento». Ora, come sanno bene gli esperti della materia, si è dibattuto all’infinito se i permessi di soggiorno siano o meno documenti di identità, presentando i medesimi elementi essenziali (fototessera, timbro e rilascio da parte di un ente statale preposto, ecc…). Nemmeno la legge n. 132 del primo dicembre 2018 che ha equiparato i due documenti ha fugato tutti i dubbi. Qui il discrimine è più importante che mai, perché si potrebbe sostenere che i permessi di soggiorno scaduti o in scadenza dopo il 17 marzo 2020 (data dell’entrata in vigore del Dl 18 del 17 marzo) siano automaticamente prorogati fino a fine agosto.

NEL DUBBIO MEGLIO PRESENTARE DOMANDA ENTRO IL 16 APRILE

In attesa di chiarimenti è preferibile seguire la disciplina ad hoc indicata dall’articolo 103. Si potrebbe infatti obbiettare che se il legislatore avesse voluto dare un’unica disciplina, non avrebbe spalmato la materia su due diversi articoli che recano due termini diversi. Però è pur vero che il legislatore spesso è distratto e incoerente, soprattutto nei decreti d’urgenza. Perché la legge 132 del 2018 di fatto equipara i due documenti, qui nuovamente separati. Inutile filosofeggiarci troppo: per i documenti in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile e, quindi, anche per tutti quelli scaduti o in scadenza dopo il 17 marzo e teoricamente rientranti nella disposizione del 104, è consigliabile procedere inoltrando la richiesta dal 16 aprile prossimo. Salvo che in sede di conversione del decreto legge il parlamento non fornisca delucidazioni e, soprattutto, salvo ulteriori proroghe dei termini all’interno del periodo di emergenza nazionale.