Chi sale e chi scende tra le persone più ricche del mondo

Chi sale e chi scende tra le persone più ricche del mondo

03 Gennaio 2019 07.00
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Circa 1 miliardo di dollari in meno a testa in un anno: è questo il bilancio che Bloomberg ha tracciato sulla perdita complessiva di 511 miliardi che ha riguardato i patrimoni delle 500 persone più ricche del mondo nel corso del 2018. “Anche i ricchi piangono”, verrebbe da commentare citando la nota telenovela messicana: cui peraltro è forse sempre mancato un sequel dal titolo “Ma soprattutto i poveri”, ma che fu in compenso omaggiata dal noto manifesto di Rifondazione Comunista per la Finanziaria del 2007, “anche i ricchi piangano”. Pur se di lì a un anno sarebbe stata la stessa Rifondazione a piangere, uscendo dal parlamento. A versare lacrime sono in tanti. Ma nel caso dei miliardari della lista Bloomberg sono forse ancora più salate per il fatto che in realtà fino a metà anno il trend era positivo. Poi si sono scatenate tempeste in Borsa, e a fine anno il valore netto combinato di 4.700 miliardi per i primi 500 dell’Indice Bloomberg ha registrato il suo secondo calo annuale dal 2017, l’anno della sua creazione. E sì che all’inizio del 2018 c’era sta una impennata fino a quota 5.600 miliardi.

Ancora a settembre Jeff Bezos era arrivato a 168 miliardi: 69 miliardi in più rispetto all’inizio dell’anno. Ma poi il fondatore di Amazon ha perso 53 miliardi in tre mesi, cadendo a 115: è sempre in attivo rispetto allo scorso gennaio, ma questa sua perdita trimestrale eccede il valore di mercato di un colosso automobilistico come Ford o di un gigante del trasporto aereo come Delta. Cosa che peraltro aiuta anche a capire il come il cuore pulsante dell’economia mondiale continui a spostarsi. A differenza di Bezos, che a fine anno qualcosa aveva comunque guadagnato, Mark Zuckerberg era invece sotto di 23 miliardi rispetto a inizio 2018. Risultato del fatto che ai problemi dell’economia Facebook ne ha aggiunti di propri, per i continui scandali in cui è stata coinvolta. Più in generale, a piangere sono stati tutti i 173 miliardari statunitensi, perdendo il 5,9% delle proprie fortune e restando con una media di 1,9 miliardi a testa. In Asia, al contrario, il numero dei miliardari in lista cresce: 39 in più nel corso del 2018. L’asse della ricchezza si sposta verso Oriente, anche se a volte queste nuove fortune non si dimostrano particolarmente solide. In particolare, al 7 di dicembre i due quinti delle new entry asiatiche erano già uscite dalla lista.

LO STRANO CASO AL AMOUI: DETENUTO E SEMPRE PIÙ RICCO

Ancora più turbolenta è la situazione in Medio Oriente, dove molte fortune dipendono non solo dal petrolio, ma dal favore politico di regimi dispotici. La maggior parte dei miliardari che erano stati arrestati nella purga anti-corruzione del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman sono stati poi liberati, ma i loro patrimoni sono stati in genere decurtati, e i timori per nuove sfuriate hanno depresso l’economia. A riprova di quanto il corso degli eventi in questa parte del mondo possa essere imprevedibile, bisogna confrontare il caso di due di questi detenuti di lusso. Da una parte il principe Alwaleed, già l’uomo più ricco del regno: è tornato in libertà già a marzo dopo “soli” 83 giorni di detenzione, ma ha perso 3,4 miliardi, cadendo del 60% rispetto al suo massimo del 2014. Mohammed Al Amoui è invece ancora dentro, ma in un anno di detenzione è diventato più ricco: grazie al crescere dei suoi asset energetici e immobiliari in Svizzera. Anche i miliardari africani piangono: 14% in meno, per la depressione generale dei mercati emergenti. Ma perdono anche gli europei: dal fondatore di Zara Amancio Ortega a Silvio Berlusconi.

Una caduta record è rappresentata dai 17 miliardi di Georg Schaeffler e sua madre Maria-Elisabeth Schaeffler-Thumann, i re tedeschi dei cuscinetti volventi per l’industria. Un’altra caduta significativa si è registrata in America Latina, quella del re delle telecomunicazioni Carlos Slim, nativo di quel Messico in cui Anche i ricchi piangono fu girata. Da uomo più ricco del mondo quale fu per molti anni è ora relegato al numero sei, anche per la fine di certi favoritismi politici. I 54 miliardi che gli sono rimasti corrispondono più o meno a quanto Bezos ha perso da settembre a dicembre. Sempre in America Latina, di 9.8 miliardi è stata la perdita di Jorge Paulo Lemann, lo svizzero-brasiliano fondatore della società di investimenti 3G Capital con cui controlla ad esempio Burger King. Resta comunque il più ricco del Brasile.

QUINDICI MILIARDARI RUSSI SONO PIÚ POVERI DI UN ANNO FA

Un po’ meglio è andata ai 25 russi in lista: i 255 miliardi di valore netto delle loro fortune sfiorano il livello di un anno fa. Ma se andiamo nel dettaglio vediamo che 15 su 25 nel 2018 sono diventati più "poveri": record di perdite per il re dell’alluminio Oleg Deripaska, che colpito dalle sanzioni Usa ci ha rimesso 5,7 miliardi ed è uscito dalla lista Bloomberg. In compenso, gli oligarchi dell’energia Leonid Mikhelson, Gennady Timchenko e Vagit Alekperov hanno guadagnato 9 miliardi in tre. Pure Timchenko è sotto sanzioni: addirittura dal 2014. Ma scalando il 40% delle azioni del colosso del gas Novatek ha aumentato la sua fortuna del 27% e ha contribuito in modo decisivo all'arricchimento dei miliardari dell’energia, che in totale hanno guadagnato 6 miliardi. I tecnologici, che nel 2017 avevano avuto un guadagno da 262 miliardi, ne hanno persi 55. Giù anche l’industria manifatturiera, di 79 miliardi, e il commercio al dettaglio, di 75 miliardi. Chi ride è Denise Coates: la fondatrice e Ceo della agenzia di scommesse online Bet365 Group è entrata per la prima volta in classifica. Le donne in lista sono passate così da 65 a 66.

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