Perù, svelato il volto di una mummia inca di 500 anni fa

Fabrizio Grasso
25/10/2023

Conosciuta come Juanita o Fanciulla di ghiaccio, appartiene a una ragazza sacrificata agli dei. Gli archeologi hanno ricostruito il suo aspetto con l’analisi del Dna e realizzato un busto in silicone presentato all’Università di Arequipa.

Perù, svelato il volto di una mummia inca di 500 anni fa

Occhi neri, zigomi pronunciati e capelli scuri. È l’aspetto di Juanita, una ragazza di 14 o 15 anni che visse in Perù 500 anni fa. Un team di archeologi sudamericani ed europei ha infatti delineato il suo volto utilizzando l’analisi del Dna e una tecnica di ricostruzione facciale in tre dimensioni. Hanno infine realizzato un busto in silicone, presentato in una cerimonia ufficiale al Museo dei santuari andini presso l’Università di Santa Maria ad Arequipa, vicino al confine con il Cile. Nota anche come Fanciulla di ghiaccio, la sua mummia venne ritrovata nel 1995 sulle Ande dall’archeologo americano Johan Reinhard, che ha partecipato agli studi. «Mai avrei pensato di vedere il suo aspetto», ha detto entusiasta all’Associated Press. «Ora, dopo 28 anni, è più viva che mai».

La mummia Juanita appartiene a una ragazza sacrificata agli dei in Perù a metà XV secolo. Ecco il suo volto ricostruito in 3D.
Il volto di Juanita ricreato in silicone (Università Santa Maria, X).

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Perù, la mummia Juanita sacrificata agli dei in un rituale

Secondo gli antropologi, Juanita visse nel XV secolo d.C. e trovò la morte in un’età compresa fra 14 e 15 anni. Era alta un metro e 40 e pesava appena 35 chilogrammi, dimostrandosi in piena salute. La ragazza venne sacrificata in un rituale per propiziare il volere degli dei probabilmente, secondo una ricerca della John Hopkins University, tramite un colpo violento dietro la nuca. È probabile che i sacerdoti l’abbiano drogata e messa in ginocchio su un altare votivo situato in altura, dove la venerarono per generazioni in quanto intermediaria tra il pantheon e il popolo. Gli archeologi infatti hanno ritrovato la mummia a 6400 metri di altitudine durante una spedizione sul vulcano Alpato guidata dal dottor Reinhard e dall’alpinista locale Miguel Zarate. Indossava una tunica cerimoniale e un copricapo, mentre attorno vi erano ciotole e idoli votivi in ceramica.

«Per prima cosa abbiamo realizzato una replica digitale del cranio», ha spiegato la dottoressa Dagmara Socha, bioarcheologa del Centro per gli studi andini all’Università di Varsavia. Si è poi passati ad analizzare e scansionare la mummia per determinarne il patrimonio genetico e le caratteristiche etnologiche, così da delineare con maggiore precisione l’età e la carnagione. Un lavoro di circa 400 ore, cui ha contribuito Oscar Nillson, uno specialista svedese in ricostruzione facciale, che ha consentito di modellare al meglio l’aspetto della ragazza, tanto da restituire per la prima volta i lineamenti del viso. «Questi risultati ci consentono di comprendere meglio la sua vita e la cultura Inca», ha ricordato Reinhard. «Un tale sacrificio, per esempio, era motivo di onore e orgoglio non solo per il defunto, consentendogli la beatitudine ultraterrena, ma anche per la sua famiglia». Reinhard ha scoperto almeno 14 corpi sulle Ande, tra cui quelli di tre bambini.