La conta dei danni a Pescara e lungo l’Adriatico dopo il maltempo

Redazione

La conta dei danni a Pescara e lungo l’Adriatico dopo il maltempo

Primi bilanci lungo tutta la costa dopo la violenta ondata di pioggia e grandine. Nel capoluogo ripristinato completamente l'ospedale. Ma diverse vie rimangono allagate.

11 Luglio 2019 09.53
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Passata a Pescara l’ondata di maltempo con la violenta grandinata dell’11 luglio che ha causato anche una ventina di feriti, e il nubifragio che ne è seguito, è arrivato il tempo della conta dei danni dopo gli allagamenti, i disagi alla viabilità, e il danneggiamento di tetti di case e auto.

L’11 luglio il presidente della Regione Marco Marsilio ha incontrato i sindaci dei comuni colpiti dalla grandinata, fra cui i primi cittadini di Pescara Carlo Masci e di Francavilla al Mare (Chieti) Antonio Luciani. All’ospedale di Pescara, dopo l’allagamento del piano terra, con lo stop per due ore degli interventi, la situazione è tornata alla normalità. Intanto in mattinata operai del Comune sono ancora ininterrottamente al lavoro, con il personale delle varie forze dell’ordine, sotto il coordinamento del Centro operativo comunale (Coc) rimasto aperto per tutta la notte. L’emergenza allagamenti va rientrando, ma in alcune strade si fanno i conti con crepe e smottamenti e alcune attività commerciali non sono ancora pronte per riaprire.

SOMMOZZATORI IN AZIONE NEL PARGHEGGIO DELL’OSPEDALE

Sempre nella serata del 10 sono dovuti intervenire anche i sommozzatori, nel timore che qualcuno si trovasse nelle auto invase dall’acqua, e in particolare nei parcheggi dell’ospedale e in un altro parcheggio interrato, quello di via Ferrari. Il sopralluogo del nucleo subacquei dei carabinieri di Pescara nel parcheggio dell’ospedale ha dato esito negativo. Nel parcheggio di via Ferrari, le attività di svuotamento dall’acqua sono ancora in corso.

LA REGIONE CHIEDE LO STATO DI EMERGENZA

Marsilio, al termine della riunione avuta al Centro operativo (Coc) del Comune di Pescara con i sindaci dei Comuni colpiti ha tenuto un breve punto stampa: «Stiamo facendo la conta dei danni, ma data l’eccezionalità dell’evento abbiamo già preannunciato al governo la richiesta dello stato di emergenza per calamità naturale e siamo certi che ci sia una risposta in tal senso. Con gli amministratori stiamo valutando i danni subiti dalle abitazioni private, ma anche dalle scuole e altri stabili pubblici e privati. Siamo certi che il Governo non avrà problemi a riconoscere la situazione eccezionale».

COLDIRETTI: MILIONI DI DANNI PER L’AGRICOLUTRA

Secondo un primo monitoraggio effettuato dalla Coldiretti, gli effetti delle tempeste che hanno avrebbero causato danni per milioni di euro con piante sradicate, serre divelte, frutta come le pesche, le mele ed i kiwi flagellata come pure meloni e pomodori ma anche campi allagati e grano e mais stesi a terra dalle forti tempeste. Dalla Puglia al Molise, dall’Abruzzo alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Emilia Romagna fino al Veneto la grandine, ha sottolineato la Coldiretti, si è abbattuta a macchia di leopardo sulle campagne dove chicchi dalle dimensioni del tutto anomale hanno provocato danni irreparabili alle coltivazioni prossime alla raccolta, mandando in fumo un intero anno di lavoro.

LA MAPPA DEI DANNI PER REGIONE

  • Emilia Romagna: pomodoro e mais nel Piacentino, cereali nel Bolognese pesche e nettarine in Romagna sono le colture più danneggiate dalla serie di grandinate che hanno colpito l’Emilia Romagna. A Loiano, in provincia di Bologna, i danni maggiori li hanno subiti i cereali non ancora trebbiati, mentre nel Cesenate i frutteti sono stati bersagliati da chicchi di grandine grandi come uova.
  • Marche: alberi abbattuti, capannoni distrutti, serre scoperchiate, danni ingenti alla colture di mais e girasole, all’ortofrutta. È il drammatico bilancio sugli effetti dell’uragano che si è abbattuto all’improvviso sulle Marche ha attraversato la regione da nord a sud lasciando dietro di sé una scia di devastazione nelle campagne. Soprattutto sulla costa ma danni ingenti sono stati registrati anche nelle aree collinari. Colpite in maniera trasversale tutte le province e ogni tipologia produttiva, dai frutteti agli oliveti, dalle aziende zootecniche a quelle a seminativi, senza risparmiare le strutture di vivai ed agriturismi. L’area più colpita è quella del Conero dove tra Osimo, Numana, Castelfidardo e Camerano si sono registrati danni ingenti alle colture da orto come meloni e pomodori (già in ritardo per via del freddo di maggio) ma anche alberi abbattuti. In zona Coppo, a Sirolo, sono rimasti a terra olivi secolari e querce. A Filottrano la furia del vento ha scoperchiato diverse serre. In Vallesina danni negli orti, ad albicocchi e peschi. A Monte San Vito la caduta di alberi ha danneggiate le coperture di serre. Nel Maceratese, tra Recanati e Porto Recanati, interi campi di mais e girasole sono rimasti allettati dopo il passaggio della burrasca che ha anche distrutto un capannone agricolo.
  • Abruzzo: anche le campagne dell’Abruzzo sono state distrutte dalla grandine e la pioggia con particolare riferimento alle zone costiere, soprattutto Pescara e Francavilla fino a Vasto, ma senza risparmiare il Fucino e le aree più interne, devastando alberi da frutta, capannoni e serre, ortaggi in campo e serre, lasciando una scia di devastazione per tante aziende agricole in un momento delicato per le colture. Danni sulla costa ma anche nelle aree collinari della regione, in linea purtroppo con un clima sempre più anomalo e imprevedibile. I danni sono ingenti soprattutto sulla costa e hanno colpito ogni tipologia di realtà produttiva con la compromissione non solo del raccolto di stagione ma delle attività del prossimo futuro. È necessario che le autorità competenti valutino il danno e si chieda lo stato di calamità.
  • Umbria: forti grandinate si sono abbattute su alcune zone della regione, a cominciare dall’Eugubino, Fossato di Vico e Alto Tevere. La grandine, con chicchi grandi quasi come noci, accompagnata dal vento ha imperversato per lunghi minuti su buona parte del territorio comunale di Gubbio. Da un primo monitoraggio in alcuni terreni, risultano danni ingenti sul grano con perdite che potranno arrivare anche oltre il 50% del prodotto, ma c’è preoccupazione anche per mais e girasole, con caduta di foglie e piante compromesse.
  • Toscana: il maltempo ha colpito a macchia di leopardo anche la Toscana dopo un mese di giugno che si è classificato come uno dei più secchi della storia, sono arrivate le piogge di questi ultimi giorni che hanno provocato gravi danni all’agricoltura in un momento particolarmente delicato con le coltivazioni di cereali e verdura e frutta prossime alla raccolta. Tra le zone maggiormente colpite dalla forte pioggia di questi giorni si trovano quelle della Lunigiana e della Garfagnana oltre che la provincia di Pisa e di Livorno.
  • Molise: in Molise le situazioni di maggiore criticità si sono verificate lungo la fascia costiera adriatica e nella zona del venafrano a confine con la Campania. Nello specifico in Basso Molise (fascia costiera) i danni maggiori secondo la Coldiretti hanno riguardato i vigneti che, a causa di vento fortissimo e di trombe d’aria, sono stati rasi al suolo, ma danni rilevanti si registrano anche alle orticole a pieno campo e ai frutteti flagellati da grandinate abbattutesi sulla zona a macchia di leopardo. Nella zona del Venafrano, invece, il vento fortissimo unito a violentissime grandinate ha raso al suolo vigneti e campi di mais, danneggiando gravemente anche orticole e oliveti.
  • Puglia: una violenta grandinata in provincia di Bari a Bitonto, Santo Spirito, Palese, Polignano Monopoli, Brindisi, Fasano, Pezze di Greco, Carovigno, aggravata da un alluvione e dalla tromba d’aria, ha interessato le campagne pugliesi mentre due trombe d’aria hanno spazzato via produzioni e sradicato alberi a Fasano in provincia di Brindisi e tra San Severo e San Marco in Lamis in provincia di Foggia, oltre all’alluvione che ha creato vere e proprie cascate d’acqua a San Giovanni Rotondo.
  • Sicilia: favorite dalle condizioni di caldo e siccità le fiamme secondo l Coldiretti hanno divorato ettari di macchia mediterranea e costretto ad evacuazioni anche nelle campagne dove in pericolo ci sono coltivazioni e allevamenti.

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