Trailer e recensione di Pet Sematary

Il film tratto dal romanzo di Stephen King è un horror riuscito. Anche se l'analisi psicologica di alcuni personaggi poteva essere approfondita maggiormente. 

12 Maggio 2019 14.00
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Pet Sematary, uno dei racconti più disturbanti e inquietanti di Stephen King scritto nel 1983, arriva al cinema. Il protagonista è il dottor Louis Creed (Jason Clarke) che si trasferisce con la moglie Rachel (Amy Seimetz) e i suoi due figli, Ellie (Jeté Laurence) e Gage (Hugo Lavoie), in una casa immersa nel verde, ma accanto a una strada pericolosa e molto trafficata. Poco distante, inoltre, si trovano un cimitero degli animali e un'area dalle proprietà oscure e sovrannaturali, come rivela l'anziano vicino Jud Crandall (John Lithgow) dopo la morte del gatto della famiglia, Church. Il medico, già tormentato da visioni e sensi di colpa, utilizzerà queste informazioni in modo sconsiderato, dando il via a delle conseguenze terrificanti.

UN HORROR PSICOLOGICO RIUSCITO

La sceneggiatura firmata da Jeff Buhler indaga in profondità la mente del protagonista. Risultato raggiunto anche grazie al talento di Clarke, che si conferma uno degli attori più versatili della sua generazione. La figura di Rachel invece è solo abbozzata, rimanendo secondaria nonostante il buon potenziale narrativo. Pet Sematary è un horror riuscito che rispetta il racconto da cui è tratto sfruttando una regia dinamica firmata dai promettenti Kevin Kölsch e Dennis Widmyer che avevano già lavorato nell'horror con la serie tivù di Scream e Starry Eyes.

Regia: Kevin Kölsch, Dennis Widmyer; genere: horror, thriller (Usa, 2019); attori: Jason Clarke, Amy Seimetz, Jeté Laurence, Hugo Lavoie, Lucas Lavoie, John Lithgow.

PET SEMATARY IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE: ami le storie di Stephen King e un'atmosfera da brividi.

DEVI EVITARLO SE: non ami gli adattamenti cinematografici che cambiano degli elementi chiave della storia originale.

CON CHI VEDERLO: con gli amici, per spaventarsi con un'atmosfera ad alta tensione.

PERCHÉ VEDERLO: per apprezzare un horror che non ha bisogno di un eccesso di sangue per ottenere il risultato sperato.

LA SCENA MEMORABILE: la parata dei bambini con le maschere fa scoprire ai protagonisti l'esistenza del cimitero degli animali.

LA FRASE CULT: «Nessuno torna come prima».

1. CINQUE STAR FELINE

Il gatto Church è stato interpretato da ben cinque esemplari: i felini erano trattati con ogni riguardo e avevano a propria disposizione una roulotte in cui attendere con i propri addestratori i ciak in cui erano coinvolti. La troupe ha persino realizzato un'area dedicata alle "star" a quattro zampe dove potessero rilassarsi e giocare. I cinque gatti hanno avuto bisogno di due mesi di addestramento per essere pronti alle riprese che hanno richiesto 10settimane.

2. L'ELEMENTO AUTOBIOGRAFICO

Stephen King ha detto di essersi ispirato a fatti realmente accaduti per ideare la trama di Pet Sematary. Anche il gatto dei suoi figli venne sepolto nel cimitero degli animali, diventando fonte di ispirazione per alcune pagine importanti della storia dei Creed.

3. LA SCELTA TRA PIÙ FINALI

I registi hanno deciso di girare dei finali alternativi, uno dei quali era fedelmente tratto dal libro di King. Durante le proiezioni organizzate dalla produzione come test, tuttavia, quello "inedito" ha avuto i risultati migliori, venendo quindi inserito nel montaggio finale.

4. NESSUN HAPPY ENDING NEL MONDO HORROR

Lo sceneggiatore Jeff Buhler ha ammesso di non aver mai pensato all'eventualità di concludere la storia di Pet Sematary con un lieto fine perché ritiene che i film horror debbano spaventare, divertire e avere un lato oscuro che faccia riflettere a lungo gli spettatori.

5. LA BENEDIZIONE DI STEPHEN KING

Il trailer del film aveva svelato ai fan i cambiamenti importanti rispetto alla trama del libro che però, come assicurato da Clarke, erano stati approvati da King. «Giustificare il cambiamento è piuttosto facile», aveva dichiarato l'attore protagonista. «Non si può realizzare questo film con un bambino di tre anni. Finisci per dover usare una bambola o qualcosa di animato. Modificare la trama con una bambina di sette-nove anni permette di avere una storia molto più profonda e ricca. Sarà qualcosa di soddisfacente».

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