Pfas di nuova generazione trovati nel Po

Pfas di nuova generazione trovati nel Po

L'allarme del governatore del Veneto Luca Zaia dopo le rilevazioni dell'Arpav: «È un caso nazionale».

16 Aprile 2019 10.44

Like me!

Si allarga l'emergenza Pfas in Italia. È stata infatti riscontrata nel Po la presenza di c6o4, sostanza di nuova generazione facente parte di questa "famiglia" di inquinanti. Il ritrovamento è dell'Arpav, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente in Veneto. E questa volta la Miteni, l'azienda di Trissino in provincia di Vicenza da cui il caso è partito e che oggi è fallita, non c'entra. Il governatore Luca Zaia ha lanciato un appello al governo, perché la questione non può essere limitata al solo territorio regionale. E il Veneto è pronto a inviare una segnalazione anche all'Emilia Romagna, alla Lombardia e al Piemonte.

CONTAMINAZIONE DELLE FALDE IN TRE PROVINCE

Le campionature dell'acqua del Po sono state eseguite dall'Arpav dopo la contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova. L'inquinante era stato trovato in passato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo a sostituzione dei Pfas tradizionali. A marzo è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul Po in località Corbola con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi litro. Il campionamento è stato ripetuto il 2 aprile scorso, confermando il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle.

RITROVAMENTI CONFERMATI NEL SECONDO CAMPIONAMENTO

Considerato che, data l'ubicazione dei punti di campionamento, risulta pressoché impossibile che la contaminazione derivi dal sito inquinato della Miteni, secondo l'Arpav il composto c6o4 quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano, situate a monte delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro. La stazione è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia. Poiché la c6o4 è poco utilizzata e di nuova generazione, il fatto che sia stata ritrovata in queste quantità elevate nel fiume più grande d'Italia fa supporre che a monte possano esserci fonti di inquinamento importanti. E per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile Acque Venete ha già ordinato nuove batterie di filtri. «È la conferma», ha detto Zaia, «che la questione Pfas è un tema che interessa tutto il Paese, è una primaria questione ambientale nazionale. È necessario che il governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente ponendo limiti zero».

IL 65% DEI CITTADINI VENETI CONTROLLATI HA VALORI ALTERATI

Nicola dell'Acqua, commissario nominato dal Veneto per gestire l'emergenza Pfas, ha aggiunto: «I c6o4, Pfas di nuova generazione, sono stati trovati nel Po, quindi qualcuno sta scaricando o ha scaricati a monte questa sostanza rispetto a dove l'abbiamo trovata. Una concentrazione di poco inferiore a 100 nanogrammi per litro è una quantità notevole». Nessuno prima del Veneto, fra l'altro, aveva mai effettuato controlli di questo tipo. Nel frattempo è proseguito lo screening sulla popolazione per riscontrare la presenza di Pfas di tipo già noto. I risultati? Il 65% dei cittadini controllati in Veneto (16.400 su un totale di 25.288) ha mostrato valori del sangue alterati nei livelli di colesterolo, albumina, creatinina, alterazione della pressione arteriosa o degli esami bioumorali. A tutti è stato suggerito e offerto gratuitamente un percorso di approfondimento di secondo livello. Sulla pericolosità dei Pfas, Dell'Acqua non ha dubbi: «Provocano importanti malattie. Stiamo parlando di una sostanza completamente artificiale che nel sangue delle persone non dovrebbe esserci».

LE MAMME CHIEDONO SOLO ACQUA IN BOTTIGLIA PER LE MENSE SCOLASTICHE

C'è un altro elemento che aggrava il quadro: concentrazioni di Pfas sono state riscontrate nello screening avviato dal Veneto anche sui bambini, principalmente per tre componenti: Pfoa, Pfos e Pfhxs. Il nono rapporto del Piano di sorveglianza sanitaria pubblicato a marzo 2019 rivela che le concentrazioni nei soggetti in età pediatrica sono «inferiori a quelle degli adulti». Ma il numero di bimbi analizzati è finora minore e la durata della residenza nella cosiddetta zona rossa è mediamente molto inferiore. Le "Mamme No Pfas" hanno comunque chiesto al ministro della Sanità Giulia Grillo che nelle mense scolastiche dei territori contaminati venga usata solo acqua in bottiglia, anche per cucinare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *