Cosa prevede il piano di salvataggio dell'Atac a Roma

Cosa prevede il piano di salvataggio dell’Atac a Roma

09 Gennaio 2019 18.27
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È partito il piano di salvataggio dell'Atac. Con il via libera al concordato preventivo da parte dei creditori dell'azienda, arrivato con il 70% dei voti a favore. Svolta dunque per il futuro dell'azienda municipalizzata dei trasporti di Roma sui cui pesano 1,4 miliardi di debiti. Adesso deve esprimersi il tribunale fallimentare per confermare la votazione con una sentenza di omologa, ma il risultato ha già fatto esultare il Movimento 5 stelle. La sindaca Virginia Raggi ha promesso: «Atac rinasce e resta dei cittadini. Salviamo 11 mila posti di lavoro. Conti in regola, multe a chi non paga biglietti e rilancio». Secondo il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli «il via libera al concordato Atac è un grandissimo risultato per Roma e l'Italia intera. L'azienda non è finita in pasto ai privati come le autostrade o gli aeroporti». E pure Beppe Grillo, fondatore del Movimento, ha applaudito sui social: «L'Atac è salva ed è pronta per il futuro! #anvediroma».

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IL CAMPIDOGLIO HA UN CREDITO DI 500 MILIONI

A votare, dal 19 dicembre 2018 fino alla mezzanotte dell'8 gennaio 2019, sono stati i cosiddetti creditori chirografari, dalle banche alla Regione Lazio. Il Campidoglio, che ha un credito di circa 500 milioni con la sua municipalizzata, è l'ultimo a essere ripagato e non ha votato. Come pure non si sono espressi i creditori privilegiati dell'azienda. Il piano nell'estate del 2018 aveva incassato l'ok del tribunale fallimentare dopo essere stato integrato da una serie di chiarimenti richiesti in precedenza dallo stesso foro.

BOTTA E RISPOSTA TRA LA RAGGI E IL PD

Raggi ha ricordato: «Abbiamo trovato un'azienda falcidiata dai debiti, che altri prima di noi hanno contribuito a spolpare». La risposta del Partito democratico non si è fatta attendere: «La procedura va avanti perché il costo di centinaia di milioni di euro di debiti viene scaricato sulle aziende fornitrici. Significa che molte imprese, soprattutto quelle più piccole, dovranno licenziare e rischieranno di chiudere», ha dichiarato il deputato Michele Anzaldi. Mentre i dem capitolini hanno sottolineato come «il sensibile peggioramento del servizio del trasporto pubblico capitolino dovrebbe indurre a maggiore cautela Raggi e grillini che anziché gioire oggi dovrebbero chiedere scusa ai romani».

VEICOLI PIÙ ANZIANI DELLA MEDIA EUROPEA

Per rimettere a posto un'azienda che ancora oggi fa parlare soprattutto per i disagi nei servizi, ci vorrà anche uno sprint nella manutenzione delle infrastrutture e una grossa iniezione di nuovi mezzi. I veicoli che circolano a Roma sono infatti mediamente molto più anziani della media europea. Nel 2019 si prevede l'arrivo di 227 nuovi bus (nell'ambito del pacchetto acquistato attraverso la piattaforma Consip) e l'entrata in funzione di due nuove linee elettriche di minibus nel centro storico. Per il restyling delle metro A e B sono in arrivo 425 milioni ministeriali, che si sommano ai circa 500 milioni di investimenti in tre anni previsti dal bilancio di previsione 2019-2021 del Campidoglio per la mobilità.

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