Le quattro sconfitte del M5S alle elezioni del 26 maggio

Le quattro sconfitte del M5S alle elezioni del 26 maggio

Il ribaltamento dei ruoli nell'alleanza di governo. Il sorpasso del Pd. Gli alleati europei annullati. E il Piemonte che premia il centrodestra sì Tav. La disfatta pentastellata. 

26 Maggio 2019 22.33

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Hanno messo subito le mani avanti dicendo di voler commentare solo i dati reali, ma la notte delle elezioni europee 2019 per il Movimento cinque stelle è quattro volte amara.

1. LA SCONFITTA NELLA SFIDA CONTRO L'ALLEATO SALVINI

Prima di tutto per il crollo dei consensi: il 4 marzo, i grillini erano l'azionista forte del nuovo governo con il 32% dei voti degli italiani, 14 mesi dopo i destini dei due partiti di maggioranza si sono incrociati e i consensi pure: la Lega di Salvini ha incassato la preferenza di quasi un italiano su tre, i pentastellati non arrivano nemmeno al 20: si fermano al 16,5%, una débâcle. La situazione è ancora più complicata dalle fibrillazioni e dalle continue tensioni dell'ultima parte della campagna elettorale durante la quale i Cinque Stelle non hanno risparmiato colpi bassi contro la Lega e il Carroccio, portando avanti la battaglia contro il sottosegretario Armando Siri e contro tutte le proposte di Salvini e mettendo a rischio anche la figura considerata di garanzia come quella del premier Giuseppe Conte. Come si torna adesso a Palazzo Chigi? Come dice Salvini abbassando i toni e proseguendo la legislatura a fianco di un alleato che è il secondo partito in Europa?

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2. IL SORPASSO DEL PARTITO DEMOCRATICO

E allora il Pd? Questa volta non lo chiede nessuno tra i pentastellati, perché il Pd che doveva essere morto è tornato alla vita sorpassando il M5S e tornando il secondo partito politico italiano al 23,5%, con tanto di commentatori ormai disabituati a vedere i leader dem sorridere. Il Partito democratico è cresciuto di due punti rispetto alle politiche, mentre i grillini hanno fatto peggio anche delle Europee del 2014 quando avevano almeno raggiunto il 21%. E non è un caso che oggi Nicola Zingaretti si faccia fotografare sorridere con l'ex premier Paolo Gentiloni: la vendetta è stata servita fredda come previsto.

3. IL MELODRAMMA DEGLI ALLEATI A BRUXELLES

Non solo la sconfitta nazionale, non solo il sorpasso del Pd, ma anche l'obiettivo di creare un nuovo gruppo all'Europarlamento è sfumato. E il melodramma della ricerca degli alleati in Europa è destinato a continuare. Dopo i contatti saltati con i Gilet gialli, con tanto di crisi diplomatica con la Francia, i grillini avevano puntato su una eterogenea rosa di partiti di destra e sinistra, con in comune solo sostegno a democrazia diretta e populismo. Peccato che i polacchi di destra di Kukiz 15 abbiano collezionato zero seggi, come i finlandesi liberali di Nyt, gli agricoltori greci di Akkel e gli estoni ambientalisti di Elurikkuse Erakond. Il miglior risultato? Quello dei croati del movimento anti sfratto Zivi zid: hanno conquistato addirittura un seggio. E il gruppo sognato da Di Maio è morto in culla.

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4. IL CROLLO NEL PIEMONTE DI APPENDINO E NO TAV

Ma non basta il governo, la competizione col Pd, il risultato europeo, il termometro più fedele della febbre pentastellata è infatti il risultato nella regione dove tutto è nato: il Piemonte di Chiara Appendino, il Piemonte di quella Tav che non si doveva fare e sul cui funerale era sorto il Movimento. E invece secondo gli exit poll la regione dell'Alta Velocità pare cambiare colore e guarda al centrodestra, consegnando Salvini un assegno in bianco per il via libera alla grande opera. E i grillini crollano scendendo tra il 16 e il 12% delle preferenze. Non a caso da via Bellerio, Salvini ha subito chiarito: «Se la Lega andrà al governo in Piemonte è chiaro che sarà un messaggio per la prosecuzione delle grandi opere. Abbiamo chiesto il voto per il Sì». Riposi in pace, amen.

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