Piero Scaramucci, una vita dalla parte giusta

Le idee, i progetti e la passione. Gli anni "matti" in Rai. L'avventura di Radio Popolare. L'impegno politico. Il suo nome che rimbombava per casa. Il ricordo di Marina Viola.

11 Settembre 2019 19.14
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Nella Lettera al Direttore, pubblicata su Vite Vere, compresa la mia, mio padre scrive: «L’esame vero e proprio lo sostenni a Milano. Questa volta al di là del tavolo c’erano personaggi più conosciuti fuori dall’azienda. Enzo Biagi, Dino Buzzati, Rubens Tedeschi ed altri. “Secondo lei”, chiese Biagi, “Fanfani nello schieramento Dc sta a destra o a sinistra?”. “Dipende dai giorni”, risposi io. Sorrisero e mi dissero che poteva bastare. Per loro ero promosso. Ancora un paio di esami, scritti e orali, per diventare giornalista a tutti gli effetti. Fu un compito facile, la giuria era indulgente. Si trattava, in effetti, di una specie di sanatoria per coloro che praticando il mestiere da anni non erano ancora stati bollati definitivamente. Nel frattempo, l’Associazione lombarda dei giornalisti aveva denunciato la Rai per via di alcune posizioni irregolari nella redazione. Per evitare il peggio, l’azienda assunse un gruppetto i “senza tetto”. Battaglia, Scaramucci, Puleo, Mamola ed altri che non ricordo. C’ero pure io tra questi. Dal 1966 sono iscritto ufficialmente all’Albo dei giornalisti».

IL NOME DI PIERO HA RIMBALZATO TRA LE MURA DI CASA MILIONI DI VOLTE

Siccome da piccola non mi ricordavo mai se mio padre facesse il giornalaio o il giornalista, le persone che portava a casa o di cui raccontava per me erano solo nomi che con il tempo diventavano sempre più familiari. Poi, anni dopo la sua morte, quando sono diventata grande, ho capito due cose importanti: la prima è che faceva il giornalista, e la seconda è che aveva avuto la fortuna di lavorare con dei giganti. Tra questi, Piero Scaramucci, con il quale aveva iniziato la sua carriera in Rai.

So per certo che l’amicizia tra Piero e mio padre era importante per entrambi. Se fosse vivo, per lui questa sarebbe una giornata molto triste, una perdita enorme

Non si occupava di sport, Piero, per cui credo che la loro fosse un’amicizia un po’ slegata dal mestiere. So per certo che avendo iniziato insieme, si erano scambiati idee, progetti, pensieri su quello che avrebbero voluto fare. So anche per certo che la loro amicizia era importante per entrambi. Se fosse vivo, per mio padre questa sarebbe una giornata molto triste, una perdita enorme. Di Piero conosco poco, ma il suo nome ha rimbalzato tra le pareti di casa milioni di volte.

L’AMICIZIA DI MIA MADRE CON PIERO E MIMOSA

Poco dopo la morte di mio padre, a mia madre venne offerto un posto in Rai. Aveva cominciato a fare l’assistente di De Zan (ciclismo), lei che manco sapeva andare in bicicletta, ma è riuscita, in più di 20 anni, a fare non solo un’incredibile carriera, ma a crearsi uno stretto gruppo di amici che ha frequentato anche dopo la pensione.

Mia madre, come mio padre anni prima, ha sempre detto di Piero che era una bella persona, di quelle rare, una persona sempre dalla parte giusta, sia nel lavoro che poi nella politica

Il suo ufficio era vicino a quello di Piero Scaramucci e Mimosa Burzio, sua moglie. Si frequentavano molto soprattutto all’interno delle mura di corso Sempione: chiacchiere in corridoio, caffè al bar, risate, ricordi. Quello che all’inizio li aveva uniti era soprattutto l’affetto che Piero aveva sempre avuto per mio papà.

UNA PRESENZA PACATA EPPURE IMPONENTE

Mia madre, come mio padre anni prima, ha sempre detto di Piero che era una bella persona, di quelle rare, una persona sempre dalla parte giusta, sia nel lavoro che poi nella politica. Era una persona con cui si poteva parlare davvero di tutto. Una persona che si potrebbe definire, in questo clima di giornalismo vergognoso, seria. Io lo avevo incontrato una sera di tanti anni fa a casa di mia madre, quando lui e Mimosa erano venuti a cena. Ricordo soprattutto la sua presenza pacata eppure imponente. Una persona che aveva vissuto una Milano piena di energia e di voglia di fare. Raccontava, raccontava di Radio Popolare, del suo impegno politico, ma anche degli anni un po’ matti in Rai. Sarei stata ad ascoltarlo tutta la notte.

QUEL LIBRO SCRITTO CON LICIA PINELLI

Poi ho letto e riletto il libro Una vita quasi soltanto mia, che aveva scritto con Licia Pinelli. Un libro strepitoso, scritto con il cuore pieno di voglia di denunciare, ma anche di raccontare una famiglia distrutta da un dolore incontenibile. Nel libro, Piero cita mio padre, che era andato a trovare la famiglia Pinelli per offrire solidarietà. Un cerchio ancora aperto: papà e Piero ancora una volta. Sono molto fortunata di aver incontrato, grazie ai miei genitori, delle persone davvero speciali. E di Piero Scaramucci si continuerà a parlare ancora per molto, tra le mura di casa e non solo, ne sono certa. Infine, colgo questa occasione per abbracciare forte Mimosa.

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