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Istat: nel 2019 crescita acquisita pari a zero

Istat: nel 2019 crescita acquisita pari a zero

Per l'istituto di statistica nei primi tre mesi dell'anno è stato registrato un aumento del Pil limitato allo 0,1% rispetto agli ultimi tre del 2018. Calo annuo dello 0,1% per la prima volta dal 2013. E Visco mette in guardia sulla vulnerabilità delle bance a recessione e spread.

31 Maggio 2019 10.55

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Il Pil italiano nel primo trimestre del 2019 è salito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti mentre è calato dello 0,1% su base annua per la prima volta dal 2013. I dati sono arrivati dalla rilevazione dell’Istat (dati corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati) che ha rivisto al ribasso le stime diffuse a fine aprile, quando il Prodotto interno lordo era previsto in aumento dello 0,2% in termini congiunturali e dello 0,1% a livello tendenziale. La correzione al ribasso risente degli ultimi dati acquisiti dall’Istat, ha spiegato lo stesso Istituto che ha definito l’andamento emerso come «stagnante». In particolare ha influito in negativo la diminuzione del fatturato dei servizi, pubblicata il 30 maggio. E il governatore di Bankitalia Ignazio Visco lancia l’allarme sulle banche che rischiano di essere colpite dalla recessione e dal ‘rischio paese’ perché «vulnerabili» al ritorno «di rischi macroeconomici».

CRESCITA ACQUISITA PARI A ZERO

Sempre secondo il bollettino dell’Istat la crescita del Pil acquisita per il 2019 (quella che si otterrebbe se i restanti trimestri dell’anno si chiudessero con una variazione nulla del Prodotto interno lordo) è pari a zero. Anche in questo caso le stime del 30 aprile sono state riviste al ribasso, nelle prime valutazione infatti la crescita acquisita risultava pari al +0,1%. Nonostante questi numeri per l’istituto viene confermata l’uscita dell’Italia dalla recessione tecnica, dovuta ai due cali consecutivi registrasti negli ultimi due trimestri del 2018, entrambi chiusi a -0,1%. Infatti il Prodotto interno lordo del primo trimestre in termini congiunturali è risultato comunque positivo (+0,1%).

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Pil Italia fermo in 2019, +0,6% in 2020. ANSA/CENTIMETRI

RIFIATANO I CONSUMI, GIU’ L’IMPORT

Nello stesso report dell’Istat si legge che nel primo trimestre del 2019 la domanda nazionale, al netto delle scorte, ha contribuito per +0,2 punti percentuali alla crescita del Pil: +0,1 punti i consumi delle famiglie e +0,1 punti gli investimenti fissi lordi. L’apporto della domanda estera netta è risultato positivo per lo 0,5%. Per contro la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil per 0,6 punti percentuali. Per questo motivo l’Istituto ha parlato di un «ampio contributo positivo della domanda estera netta», che «riflette il marcato calo delle importazioni» (-1,5%) a fronte di «un limitato incremento delle esportazioni» (+0,2%). Dal lato della domanda interna, invece, «vi è stato un lieve apporto positivo sia dei consumi» (+0,2%), sia degli investimenti (+0,6%) in particolare per la componente delle costruzioni, «più che compensato da quello negativo delle scorte».

TIENE IL LAVORO, BENE AGRICOLURA E INDUSTRIA

Sul lato occupazione, l’Istat ha fatto sapere come l’input di lavoro sia cresciuto a un ritmo superiore a quello dell’attività. Nel primo trimestre del 2019 infatti le ore lavorate sono aumentate dello 0,7% mentre l’incremento delle unità di lavoro si è fermato allo 0,4%. Tra gennaio e marzo l’Istat ha visto in aumento il valore aggiunto dell’agricoltura (+2,9%) e la crescita tiene anche nell’industria (+0,9%). Sempre in termini congiunturali, invece, risultano in calo (-0,2%) i servizi.

ITALIA FANALINO DI CODA TRA I BIG GLOBALI

Nel confronto internazionale, rispetto agli altri Big, l’Italia mostra un Pil più debole. Nel primo trimestre, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,8% negli Stati Uniti, dello 0,4% in Germania e dello 0,3% in Francia. In termini tendenziali, il Pil statunitense è salito del 3,2%, quello tedesco dello 0,7%, e quello francese dell’1,2% in Francia. Nel complesso, il Pil dei Paesi dell’area euro è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,2% nel confronto con il primo trimestre del 2018.

I TIMORI DI VISCO PER LE BANCHE ITALIANE

In questo quadro di profonda incertezza sono arrivate anche le parole del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. In particolare a subire le incertezze economiche sarebbero gli istituti di credito. Le banche italiane rischiano di essere colpite dalla recessione e dal ‘rischio paese’ e, malgrado gli «sforzi importanti» compiuti sui crediti deteriorati e la redditività, sono «vulnerabili» al ritorno «di rischi macroeconomici», ha spiegato Visco secondo cui «sostenere la crescita e allentare le tensioni sui mercati è cruciale» per garantire la «piena funzionalità» delle banche.

IL RISCHIO DELL'”ESPANSIONE RESTRITTIVA” SCHIACCIATA DALLO SPREAD

«Limitarsi alla ricerca di un sollievo congiunturale mediante l’aumento del disavanzo pubblico può rivelarsi poco efficace, addirittura controproducente qualora determini un peggioramento delle condizioni finanziarie e della fiducia delle famiglie e delle imprese», ha detto ancora il governatore che ha ammonito sul «rischio di una «”espansione restrittiva“». «L’effetto espansivo di una manovra di bilancio può essere più che compensato da quello restrittivo legato all’aumento del costo dei finanziamenti per lo Stato e l’economia».

VISCO: «IL PAESE HA BISOGNO DI UN’AMPIA RIFORMA FISCALE»

Tra le varie raccomandazioni del capo di BankItalia anche una sulle riforme da attuare: «In prospettiva il paese ha bisogno di un’ampia riforma fiscale». «Rivedendo solo alcune agevolazioni o modificando la struttura di una singola imposta», ha spiegato, «si proseguirebbe in un processo di stratificazione. Bisogna invece interromperlo, per disegnare una struttura stabile che dia certezze a chi produce e consuma, investe e risparmia, con un intervento volto a premiare il lavoro e favorire l’attività di impresa».

IL CONGELAMENTO DELL’IVA SOLO CON COPERTURE ALTERNATIVE

Poi un passaggio su uno dei temi che scatteranno in autunno: lo stop agli aumenti dell’Iva. Per questo Visco ha spiegato che gli stop previsti come clausola di salvaguardia devono essere subordinati «all’individuazione di misure compensative» delle quali vanno valutati «in maniera accurata e trasparente» gli effetti. Per il governatore disattivare queste ‘clausole di salvaguardia’ senza compensazione peserebbe sui conti e «non sarebbe compatibile» con il calo del debito-Pil, «avrebbe ripercussioni negative sul premio al rischio dei titoli pubblici, per questa via sull’attività economica».

«EVITARE LA GUERRA CON L’UE»

Visco ha dedicato anche un passaggio del suo intervento al rapporto tra Italia e Ue: «Saremmo stati più poveri senza l’Europa», ha spiegato, «lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario», il governatore ha aggunto anche che «addossare all’Europa le colpe del nostro disagio è un errore; non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali». «Quelli che sono talvolta percepiti come costi dell’appartenenza all’euro sono in realtà il frutto del ritardo con cui il Paese ha reagito al cambiamento tecnologico e all’apertura dei mercati. Quasi tutti gli altri paesi hanno fatto meglio di noi».

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