Piñera a caccia di affari

Redazione
19/10/2010

Di Lorenzo Berardi Sebastiàn Piñera non si è presentato a mani vuote al numero 10 di Downing Street. Sulla soglia...

Piñera a caccia di affari

Di Lorenzo Berardi

Sebastiàn Piñera non si è presentato a mani vuote al numero 10 di Downing Street. Sulla soglia della porta più celebre del Regno Unito, il presidente cileno ha regalato al padrone di casa, David Cameron, un astuccio blu.
Al suo interno, un frammento di roccia proveniente dalla miniera di San Josè, teatro dello spettacolare e commovente salvataggio in mondovisione dei 33 minatori rimasti intrappolati per più di due mesi. Un sorridente Piñera ha poi ripetuto l’omaggio minerale e simbolico anche a sua maestà la regina.
La prima visita ufficiale nel Regno Unito del presidente cileno, tappa iniziale di un tour che porterà Piñera anche in Francia e Germania, era pianificata da tempo ed è arrivata in un momento estremamente propizio. Dopo il disastro del terremoto del febbraio di quest’anno coinciso per puro caso con la fine della presidenza Bachelet, per il Paese sudamericano pare essere arrivato il momento del riscatto.
Una riscossa alla quale Piñera tiene molto sia dal punto di vista delle relazioni internazionali che degli interessi economici in ballo. Su entrambi i temi il leader dell’unione di centrodestra “Alianza por Chile” vanta una certa esperienza in prima persona. Figlio di un ambasciatore e a capo di un impero imprenditoriale che comprende interessi e partecipazioni in linee aeree, televisioni, compagnie elettriche, istituti bancari e squadre di calcio, Piñera punta ora a convincere il mondo della City a investire in Cile.

Sull’onda del miracolo dei 33

L’Independent del 19 ottobre ha ricordato come ben pochi leader mondiali abbiano ricevuto un’accoglienza tanto calorosa in Gran Bretagna. Il salvataggio dei 33 ha permesso al presidente cileno di porsi in una condizione inimmaginabile appena tre o quattro mesi fa, quando il Paese era ancora alle prese con la difficile ricostruzione successiva al sisma di febbraio.
E Sebastiàn Piñera non si sta lasciando sfuggire l’opportunità cercando di persuadere le compagnie britanniche a investire nel “marchio Cile”. Ecco perché, come ha raccontato Jerome Taylor sull‘Independent: «El presidente non ha perso tempo e ha usato il nuovo prestigio internazionale del suo Paese per dire agli investitori di “farlo alla cilena” con tanto di presentazione powerpoint».  Piñera, inoltre, sa di potere oggi contare anche sul fattore emotivo e così «quello che è cominciato come il discorso di un economista educato a Harvard si è trasformato in un appassionato resoconto dell’impeccabile salvataggio dei minatori di San Josè».

Affidabilità cilena

Non a caso la presentazione, avvenuta alla London School of Economics davanti a membri dell’estabilishment politico ed economico britannico, si è conclusa con un video dei minatori riportati in superficie. Proiezione che è riuscita a strappare «esclamazioni di gioia e persino qualche lacrima fra i presenti».
Secondo il quotidiano inglese, il messaggio neanche troppo sottinteso delle immagini e dal discorso di Piñera è stato chiaro: «il Cile è una nazione affidabile, organizzata ed efficiente; proprio il tipo di Paese con cui si dovrebbero fare affari». Intervistato, poi, dal programma Hardtalk della Bbc, Sebastiàn Piñera ha ribadito che il Cile «sta cambiando e non sarà più quello di prima».
Non a caso, la delegazione cilena in Gran Bretagna comprende 25 uomini d’affari intenzionati a «monetizzare la grande spinta che il salvataggio dei 33 ha portato alla reputazione del Cile». Né si può dire, del resto, che il presidente cileno ignori ciò di cui sta parlando. Fra gli interessi economici del Piñera imprenditore vi è infatti una partecipazione in Soquimich, nota anche come Sociedad Química y Minera de Chile, specializzata nell’estrazione e nel trattamento di minerali come lo iodio e il litio.

Affari appesi a un filo (di rame)

Oggi l’amicizia fra Regno Unito e Cile, come ha assicurato Piñera, «è più solida che mai» e i primi frutti di questo rapporto privilegiato non dovrebbero tardare a maturare.
Nella conferenza stampa congiunta con David Cameron, i due leader hanno riferito di avere discusso non solo del “miracolo di San Josè”, ma anche di molti altri argomenti, come ha riferito il sito della BBC News, citando il presidente cileno: «Abbiamo discusso su come migliore e rafforzare le nostre relazioni economiche e su come lavorare assieme nei settori dell’educazione e delle energie pulite».
E c’è da credere che gli interscambi fra i due Paesi non si limiteranno agli omaggi minerali e alle bottiglie di birra London Pride o alla prima edizione del Robinson Crusoe di Defoe (romanzo ambientato proprio su un’isola al largo delle coste cilene) con cui David Cameron ha contraccambiato.
Il fatto che il Cile sia oggi il principale produttore al mondo di rame con una quota di circa il 35% sul totale del minerale estratto e un aumento della produzione di circa il 25% stimato per il 2015 dalla Cochilco (commissione cilena del rame), lascia presupporre interessanti sviluppi nel settore energetico degli accordi tra i due Paesi.
Il rame, infatti, è un eccellente conduttore elettrico, fondamentale nella realizzazione dei cavi per trasportare l’energia prodotta da qualsiasi fonte, alternativa e non, nelle case dei cittadini britannici.
L’agenziaReuters, nel riferire le preoccupazioni per la rivalutazione galoppante della moneta nazionale cilena, il peso, ricorda anche come il prezzo del rame abbia ripreso a crescere: una buona notizia per l’economia.
Fornire un canale privilegiato alle compagnie inglesi per accedere a questa risorsa significherebbe attrarre capitali stranieri e creare posti di lavoro in Cile. Una strategia che potrebbe consentire di riprendere quel “miracolo cileno” cominciato negli anni ’90 e ricordato dall’Independent. Un’ascesa interrottasi lo scorso anno con un incremento dell’economia nazionale di appena il 2,8% e che il presidente vuole rinnovare: «Mentre il mondo accelerava, il Cile rallentava», ha arringato Piñera gli investitori londinesi, «Vogliamo cambiare questa storia».