Pippo Baudo: «Che fine ha fatto la Rai?»

Pippo Baudo: «Che fine ha fatto la Rai?»

14 Agosto 2011 09.00
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È un Pippo Baudo ancora una volta amareggiato verso la Rai, quello intervistato da Il Fatto Quotidiano. Ancora una volta perché, già a settembre 2010, in occasione della presentazione delle nuova edizione di Novecento, il celebre conduttore aveva attaccato l’attuale dirigenza della televisione pubblica, che sembra dimenticarsi sempre più di lui e della sua carriera in Viale Mazzini.
L’ultimo episodio risale a qualche giorno fa: «Ho vissuto la più grande umiliazione della mia vita. Mi sono presentato negli uffici di Viale Mazzini col mio badge, ma non sono riuscito ad entrare perchè la macchinetta non lo riconosceva. C’erano gli usscieri, nessuno m’ha aiutato: ho rimesso il badge in tasca e me ne sono andato».
C’ERA UNA VOLTA LA RAI. Pippo straborda in una lunga accusa piani alti della tivù di Stato rea, secondo lui, di non essere stata capace di coltivare nuove idee e di restare la grande fucina di talenti che era un tempo. «Se penso che alla Rai di oggi ci sono gli adattatori, invece degli autori, mi sento davvero morire. Una volta lo sa come facevamo? Riunioni dalla mattina alla sera. Stavamo lì giorno e notte a pensare, litigare, trovare idee, modificarle fino a quando non eravamo tutti convinti. Adesso comprano un programma già fatto e arrivederci a tutti».
CONTRO LA TIVÙ MODERNA. A proposito di programmi, Baudo non le manda a dire e, parlando di quello che si vede oggi, ha citato una serie di generi che facilmente richiamano nomi di show e dei loro conduttori: «Non ne posso più di gente che cucina, che mangia, che vince un sacco di soldi solo per un colpo di fortuna, bambini che cantano come allo Zecchino d’Oro ma con testi d’amore e ammiccamenti disgustosi. Giuro che se quest’estate fanno passare un’altra volta La principessa Sissi spacco la tv. Non sopporto tutti i programmi di morti ammazzati, sangue, mistero. Sara, Yara, Melania. Basta».

La rabbia a Sanremo 2008: «Ascolti bassi? Prendiamoci a sberle, così fotto il pubblico»

La stessa rabbia, insomma, che Baudo aveva dimostrato in una conferenza stampa del Sanremo 2008 da lui condotto, nel quale ai bassi risultati d’ascolto aveva risposto: «Picchiamoci, prendiamoci a sberle, perché così il pubblico lo fotto. E avremo un’Italia di merda». Non se la passa molto bene neanche Dadada, amarcord degli anni gloriosi della Rai che spesso ha come protagonista in numerosi spezzoni lo stesso conduttore: «Quello è il peggio in assoluto. È la morfina, è la droga per la gente che ha più di 50 anni e si sente meglio a rivedere le immagini in bianco e nero mentre i giovano pensano che Youtube sia l’unica soluzione».
TUTTA COLPA DELLA TELEVISIONE PRIVATA. La colpa del degrado? Anche l’arrivo della tivù privata, fenomeno incompreso dai dirigenti di allora: «Berlusconi sembrava un parvenue, un piccolo arrivista, l’interprete rozzo di una tradizione nobile e intangibile, la nostra. Invece fece la mossa più intelligente: prese Mike. Quando il pubblico vide la sua faccia su un’altra rete, il messaggio fu deflagrante: Rai o qualcos’altro è la stessa cosa. (…) Drive In e tutto il resto hanno cambiato faccia alla tivù. Però secondo me quando Mentana creò il telegiornale fu compiuto il passo definitivo. La rete privata ha lentamente ma costantemente guadagnato spazio sulla Rai. Imponendo un modello produttivo, un’estetica, un sistema di valori che mette al centro il guadagno».
SI SALVA SOLO CHICCO MENTANA. Mentana, proprio lui è uno dei pochi personaggi che Baudo salva: «Guardo volentieri i telegiornali, anche perché almeno lì si può scegliere. E vedere che quando c’è una testa che funziona, i soldi non sono tutto. Mentana fa un gran bel lavoro con poco e niente. Chiaramente serve almeno la libertà di fare quel che si pensa sia giusto, e questo in Rai forse è diventato impossibile. La storia di Santoro e Saviano dice molto».

La presenza della politica nelle trasmissioni

La libertà di cui parla, però, in Rai aveva iniziato a mancare già molti anni fa. Complice la presenza della politica anche nelle trasmissioni televisive più innocue. «Nel 1978 facevo Domenica In, cinque edizioni consecutive di grandissimo successo. Nel programma presentavo anche dei libri, e c’era un ottimo riscontro sulle vendite dei titoli di cui si parlava. Allora mi chiamarono in direzione e dissero ‘Basta, ‘sta cosa vale troppo, non puoi più farla come ti pare a te’. Praticamente dovevo accettare di spartire lo spazio tra le varie case editrici, come da indicazioni superiori. Così ho mollato tutto e mi sono messo a fare Fantastico».
RITORNO INCERTO. Ora, da qui a pensare che si tratti di un allontanamento definitivo dalla Rai ce ne passa, eppure sembra che qualcosa si sia spezzato. La voglia di essere sempre presente e pronto, come Baudo ha dimostrato di essere nei confronti dell’azienda per cui ha lavorato tutti questi anni, sembra lasciare posto all’amarezza di un nuovo modo di ragionare, che punta di più ai numeri che alla qualità. Così come è difficile pensarlo in altri luoghi catodici, siano essi Mediaset o La7. In tutto questo, l’unica certezza è che il televisione di Pippo Baudo avrà fatto una brutta fine, visto che La principessa Sissi, puntuale, è arrivata anche quest’estate.

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