Civati sul Pd, le tensioni nel governo e lo stallo della sinistra

«Più giro l’Italia e più mi convinco che questo Paese è in una fase “juventina”: nella testa della gente, perfino al Sud, c’è quasi solo Salvini. Noi della sinistra dobbiamo prenderne atto e ripartire da qui». Pippo Civati parla al telefono mentre con un pulmino elettrico è diretto a Senigallia dove si tiene il Politicamp di Possibile (una serie di incontri tematici che si tengono ai giardini Rosa Morandi fino al 21 luglio alle 13) ed è in tour per far conoscere la sua casa editrice, People. L’attività di editore lo appassiona da quando non è più parlamentare («abbiamo già pubblicato una decina di titoli»), ma il suo sguardo sulla realtà resta politico al 100%. «La destra vince», dice a Lettera43.it, «e noi pensiamo solo a dividerci. Finché va così è impensabile risalire la china».

Pippo Civati, fondatore di Possibile ed editore.

DOMANDA. Come vede la crisi-non crisi della maggioranza di governo?
RISPOSTA. Come una farsa che sta per concludersi con la solita vittoria della Lega. I toni accesi del M5s sono solo un bluff, perché i parlamentari pentastellati hanno il terrore di un ritorno alle urne. Sono stato deputato e so che cosa vuol dire attendere la fine anticipata della legislatura sapendo che non sarà facile essere rieletti. E il paradosso è che Salvini potrebbe vincere perfino senza il voto, perché pur di restare in parlamento tanti grillini sono pronti a passare dalla sua parte.

C’è chi pensa che la sinistra possa rafforzarsi proprio alleandosi con i 5 stelle per battere la destra. È un tema di cui discutere?
Lo era. Ma visto ciò che Di Maio e i suoi hanno avallato nei primi 12 mesi di governo con la Lega, per quel che mi riguarda, l’argomento non è più sul tavolo. Ci sono scelte politiche dirimenti, e l’atteggiamento del Movimento sulla vicenda della nave Diciotti, con tanto di voto sulla piattaforma Rousseau per non far processare Salvini, per me è una di quelle. Dissi la stessa cosa quando Matteo Renzi decise di puntare tutto sulla riforma costituzionale. E mi sono mosso di conseguenza.

Mentre il governo propone la flat tax noi dovremmo batterci perché la tassazione diventi più progressiva di oggi

Se è così il ritorno della sinistra al governo è una missione quasi impossibile, visto che perde consensi da anni in tutte le sue varianti, compresa la sua. Come pensa di poterne uscire?
Trovando dei temi che unifichino le varie componenti e al tempo stesso siano in grado di mobilitare i cittadini. Non dico che sia semplice, ma è l’unica strada. Che poi è quella seguita da Salvini negli ultimi anni. Mica ha detto che voleva andare al governo con questo o con quello. Ha fatto suoi alcuni temi e li ha proposti alla gente con la massima forza. I suoi contenuti mi fanno orrore, beninteso, ma il metodo è più che efficace.

LEGGI ANCHE: Solo un’alleanza tra popolari e socialisti può battere Salvini

E i contenuti per rilanciare la sinistra quali sarebbero?
Io ne vedo soprattutto due: l’ambiente e la progressività delle imposte. Sono questioni che stanno a cuore a moltissimi cittadini e fanno parte del bagaglio culturale di tutti noi. Mentre il governo propone la flat tax noi dovremmo batterci perché la tassazione diventi più progressiva di oggi. Noi di Possibile abbiamo già un progetto dettagliato e saremmo lieti di metterlo a disposizione del Pd.

Veramente quasi tutti gli economisti dicono che per far andare l’economia, specie quella italiana, le tasse bisogna tagliarle.
Non parlo di un aumento delle tasse generalizzato, ma di un aumento della progressività, ossia del prelievo fiscale su chi a di più a favore di chi ha di meno. Lo stato sociale italiano di cui ancora beneficiamo è stato costruito così. Lo dico anche da piccolo imprenditore: potrei stare qui a lamentarmi del peso del fisco. Ma che senso ha pagare meno tasse se poi lo Stato non ha i soldi per garantire la scuola dei tuoi figli?

Il paradosso è che Salvini potrebbe vincere perfino senza il voto, perché pur di restare in parlamento tanti grillini sono pronti a passare dalla sua parte

Il Pd di Zingaretti è all’altezza di una sfida del genere?
Zingaretti non riesco a capirlo. Alle elezioni europee ha battuto il tasto del “voto utile”, e così facendo ha racimolato qualche consenso in più ma ha anche contribuito ad asciugare le altre formazioni della sinistra, che hanno tutte disperso voti. Paradossalmente, una strategia del genere avrebbe avuto senso per un partito a vocazione maggioritaria, com’era quello di Renzi, ma non ha senso per quello di Zingaretti che dice di puntare a una coalizione. Se attorno non hai nessuno con chi la prepari l’alternativa alla destra?

Si può dire che per lei, complessivamente, l’attuale segretario del Pd sia stato una delusione?
No, non scriva così. L’ultima cosa che voglio è fare polemiche. Aspetto di vedere che cosa farà in autunno. Diciamo che per me è rimandato a settembre.

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