La liberazione di Silvia Romano è anche un premio alla tenacia di Pippo Civati

Redazione
09/05/2020

Tutti i giorni, per 18 mesi, l'ex parlamentare si è battuto per non far calare il silenzio sulla scomparsa della cooperante. Ora in molti gli riservano il giusto tributo. E lui, commosso, confessa: «Non ci conosciamo, ma è stato come ritrovare un'amica».

La liberazione di Silvia Romano è anche un premio alla tenacia di Pippo Civati

Tutti i giorni, per 18 mesi, ha scritto sui social un pensiero per Silvia Romano, la giovane rapita in Kenya lo scorso 28 novembre e liberata oggi nel tripudio di un Paese intero. Un modo per non far spegnere la luce sul suo caso. E ora a oltre 500 giorni di distanza, Pippo Civati, ex parlamentare, primo segretario di Possibile e ora editore è esploso di gioia, anzi di commozione. Sommerso dai messaggi di chi gli ha riconosciuto un impegno costante, premiato dopo mesi di attesa nel modo più dolce.

«COME AVER RITROVATO UN’AMICA»

«È come se fosse tornata a casa un’amica. Non la conosco, ma è come un’amica», ha raccontato all’Ansa Civati, contento dei messaggi che si leggono sui social network, non più del tipo “se l’è andata a cercare”, ma un coro finalmente unito, felice per la liberazione. «Mi fa piacere che sia stata vissuta come una grande liberazione», non solo di Silvia, ma «di tutti in un momento difficile».

«MIGLIAIA DI PERSONE HANNO AVUTO UN PENSIERO PER SILVIA»

«In questi mesi si sono sprecate tante parole dicendo che poteva stare a casa, che se l’era andata a cercare», ha ricordato l’ex parlamentare, ma in tanti hanno deciso di dedicarle invece un pensiero. «È una cosa che facevo senza strumentalità e non sono stato il solo, lo hanno fatto migliaia di persone».

«Abbiamo fatto bene e ora sapremo cosa è successo», ha aggiunto. Forse anche questo sarà fonte di polemiche, ma a Civati quello che importa «è che Silvia stia bene. Ora mi farebbe piacere conoscerla» – ha concluso – «ma l’unica preoccupazione era veramente che stesse bene».