Più tagli per tutti

12 Agosto 2011 13.00
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Ci è voluto l’incontro con gli enti locali per fare luce sui
numeri nelle mani dell’esecutivo. Il governo intende varare
una «manovra per aggiuntivi 20 miliardi per il 2012 e di 25
miliardi nel 2013». Lo ha detto il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, nel corso dell’incontro con gli enti
locali, secondo quanto riferito da alcuni presenti.
«Aggrediremo anche i costi della politica: 14-15 misure per
ridurre i costi della politica, con tagli ai ministeri per 6
miliardi nel 2012 e per 2,5 miliardi nel 2013» ha detto il
presidente del Consiglio che  ha confermato anche che nella
manovra ci sarà una «imposta di solidarietà».
LA BCE BOCCIÒ IL PAREGGIO NEL 2014. «La
speculazione si è orientata verso i Paesi che hanno più titoli
in circolazione. Questa è un’eredità che abbiamo sulle
spalle. L’aumento degli spread ha fatto aumentare i nostri
tassi d’interesse. La Bce mi ha chiamato per dire che il
pareggio di bilancio nel 2014 non era congruo. Da qui, la
conferenza stampa per annunciare il pareggio di bilancio nel
2013». avrebbe detto il premier Silvio Berlusconi, nel corso
dell’incontro con le regioni e gli enti locali, secondo
quanto riferito da alcuni presenti.
DECRETO PER NECESSITÀ E URGENZA. Il ministro
dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso del vertice, ha
confermato l’intenzione di «ridurre le province» e di
«accorpare i comuni». «Il pareggio di bilancio era previsto
nel 2014, come concordato a livello europeo. Poi tutto è
precipitato. E questo comporta una revisione del profilo
temporale del pareggio. Questo è il tipico caso di decreto
per necessita e urgenza», ha commentato il ministro
dell’Economia, «La necessità per la tenuta del paese,
l’urgenza per i mercati».
Tra le misure anticrisi previste dal governo c’è anche
l’ipotesi di «anticipo del federalismo fiscale».
DEFICIT ALL’1,6% NEL 2012. «Dobbiamo
scendere dal 3,9 del 2011 all’1’6 nel 2012 e poi il
pareggio l’anno successivo» ha aggiunto il titolare di via
XX settembre che ha sottolineato come questi «obbiettivi si
devono raggiungere attraverso riduzioni della spesa», perché
«se li raggiungessimo con aumenti fiscali non verrebbero
considerati validi da Bruxelles» e quindi «dobbiamo ridurre
l’indebitamento attraverso riduzioni di spesa».
AGLI ENTI LOCALI TAGLI PER 9,5 MLD. Per
raggiungere il pareggio di bilancio, ha annunciato il ministro
dell’Economia, è necessario un «taglio ai trasferimenti» a
regioni e enti locali attraverso una «riduzione di 6 miliardi
per il 2012 e di 3,5 nel 2013». E ancora: «il comparto della
sanità è fuori da queste cifre» e che «il taglio di 6
miliardi è uguale ai tagli per 6 miliardi previsto per i
ministeri». Infine, Tremonti ha detto che per le regioni il
taglio è di un miliardo.

Formigoni: «Il federalismo fiscale non esiste più»

«Ci è stato detto che i tagli agli enti locali saranno di 6
miliardi nel 2012, di questi 1, 7 miliardi  a carico dei
comuni, 0,7 delle province, 1,6 miliardi dovrebbero invece pesare
sulle amministrazioni delle regioni ordinarie e 2 miliardi su
quelle a statuto speciale che, per cui abbiamo proposto una
diminuzione nel 2013» ha detto il presidente della regione
Lombardia Roberto Formigoni e componente dell’ufficio di
presidenza della conferenza delle regioni  al termine del
vertice con il governo.
LA MANOVRA PESA SULLE REGIONI PER IL 50%.
«Siamo alla terza manovra e già quella del 2010 pesava molto
sulle Regioni. I tagli previsti nel luglio 2011 pesano per il 50%
su Regioni quando queste pesano sulla spesa totale solo per il
16%. Quindi gli ulteriori tagli comportano ulteriori pesanti
sacrifici per le Regioni.
«Già la manovra di luglio affossava il federalismo fiscale, con
i tagli del 2010 e di luglio 2011, il federalismo fiscale non
esiste più». Parole che hanno fatto infuriare le prime linee leghiste, da Bossi a
Calderoli, e soprattutto la Lega lombarda che governa con lui a
livello locale.
IN TRE ANNI QUASI 15MLD IN MENO ALLE REGIONI.
Secondo i calcoli di Roberto Formigoni e il presidente della
Toscana Enrico Rossi, solo alle Regioni sono stati tagliati 4
miliardi nel 2009, 9 miliardi nel 2010 e 1,6 con quest’ultimo
decreto.
«Abbiamo chiesto conferma dell’impegno del governo al tavolo
31 agosto, che già ci avevano garantito Fazio e Fitto» per
«togliere il ticket, compensato da maggiore accisa sui
tabacchi» ha affermato il governatore della Lombardia.
FONDI FAS NON GARANTITI. «Abbiamo chiesto
conferma anche dell’accordo sui fondi Fas, ma non ci è stata
data alcuna conferma. Tremonti ha risposto che ‘la cosa
e’ in discussione, mettendo in dubbio la parte della difesa
del suolo, dicendo che ‘non siamo in grado di garantire
questa parte».
Questa incertezza, ha dichiarato Formigoni è
«inaccettabile».
«Noi abbiamo fatto presente che l’accordo doloroso sui Fas
è stato raggiunto solo 15 giorni fa dopo mesi e mesi di
trattative», ha continuato «È inaccettabile che siano
rimessi in discussione anche gli stanziamenti per la difesa del
suolo e la contrapposizione al rischio idrogeologico».
SOTTO LE MACERIE POI CONTIAMO I MORTI. Il
ministro Tremonti alla richiesta di Formigoni di garantire i
fondi  avrebbe detto che «ci sono altri equilibri da
salvare». Pronta la risposta del presidente lombardo: «Sotto le
macerie poi contiamo i morti». Il piano anti-dissesto prevede
fondi Fas per un miliardo di euro più i fondi regionali, per un
totale di circa due miliardi e mezzo. Cinque regioni (Emilia
Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Campania e Puglia) hanno
già chiesto in lettere ufficiali «l’urgenza
dell’assegnazione delle risorse» per interventi che sono «a
tutela dell’incolumità delle persone».
IL DECRETO NON SARÀ BLINDATO. Il governatore
della Lombardia, ha però annunciato che il decreto non sarà
blindato. E che quindi ci sarà il tempo per discutere ancora
con  gli enti locali. Per senso di responsabilità non
riteniamo il decreto emendabile nei saldi, ma nei contenuti
sì».
Tra le misure al vaglio del governo «sta discutendo di una
pluralità di interventi tra cui un possibile aumento
dell’Iva, un contributo di solidarietà e l’aumento
dell’età pensionabile ma non del taglio delle pensioni» ha
affermato il presidente della regione Lombardia Roberto
Formigoni. «convinto che muovendosi tra questi tre capitoli si
possa trovare il modo di far quadrare i conti».

La bocciatura dell’Anci: «Azzerati i trasferimenti ai
comuni»

«Siamo sconcertati dalle proposte del governo» ha tuonato il
vicepresidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano
Delrio. «In ogni caso siamo disponibili a discutere meglio la
manovra, e questo per evitare che tra sei mesi ci si ritrovi qui
a rimettere le mani in tasca ai Comuni. Finora, il saldo dei
Comuni era di 43 mld di euro. Ci siamo seduti a tavolo con
aspettativa seria di revisione della manovra precedente. La
manovra, lo abbiamo detto al presidente Berlusconi è iniqua e i
tagli riducono ulteriormente le capacità dei comuni».
PATTO DI STABILITÀ DEPRESSIVA. Inoltre, ha
aggiunto, «il Patto di stabilità ha depresso gli investimenti
del 20% e li ridurrà ancora del 15%».
Il governo propone di anticipare l’Imu, è un fatto positivo,
ma in questi anni abbiamo visto un federalismo che ha tolto
autonomia ai comuni. «In una famiglia ci sono figli spendaccioni
e risparmiatori. Noi facciamo parte della categoria che porta a
casa i soldi non che li sperperano».
TREMONTI, CHIRURGO CHE ASPORTA GLI ORGANI.
«Tremonti sta curando un malato asportandogli gli organi uno
alla volta, alla quarta operazione chirurgica non ha ancora
curato la testa del malato» ha  spiegato Delrio e ancora:
«Siamo disponibili da stasera a discutere dei provvedimenti, se
no tra sei mesi saremo ancora qui a discutere di un’altra
manovra, perdendo di credibilità di fronte alle istituzioni
europei e ai mercati».
Delrio ha anche calcolato che in tre anni i trasferimenti ai
comuni sono statii tagliati del  40%: questo, ha
sintetizzato il vicepresidente dell’associazione dei comuni,
«vuol dire azzerare i trasferimenti».
ALEMANNO:«TAGLI INSOSTENIBILI». «I tagli per
Roma sono 270 milioni di euro. Cento derivanti dalla manovra
precedente e 170 da quanto annunciato oggi visto che Roma conta
più o meno il 10% del totale dei tagli. È chiaro che si tratta
di una cifra assolutamente insostenibile» ha ammesso il sindaco
sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Mentre il ministro
dell’Economia Giulio Tremonti prospettava i tagli alle
Regioni e agli Enti locali, ho visto il presidente del Consiglio
molto perplesso, per cui credo, anzi auspico, che la partita non
sia ancora finita».
«BERLUSCONI PERPLESSO». Alemanno, si è però
sbilanciato sulla possibilità di modificare il decreto: «Mentre
il ministro dell’Economia Giulio Tremonti prospettava i tagli
alle Regioni e agli Enti locali, ho visto il presidente del
Consiglio molto perplesso, per cui credo, anzi auspico, che la
partita non sia ancora finita»:  ha detto Alemanno.

Napolitano: «Dopo il decreto confronto con tutte le parti
sociali e politiche»

Nel frattempo a breve distanza, nel palazzo del Quirinale, a
conclusione del suo giro d’orizzonte con le forze politiche e
i presidenti di Senato e Camera, il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano ha espresso in particolare «l’auspicio
che prima e dopo le deliberazioni del Consiglio dei Ministri si
sviluppi il confronto più attento, aperto alle proposte di tutte
le forze politiche e sociali che, come già ieri in Parlamento,
appaiono consapevoli delle comuni responsabilità 
nell’attuale delicatissimo momento».
IL VORTICE  DI INCONTRI. Il presidente
della Repubblica ha ricevuto nella mattina del 12 agosto,
Angelino Alfano, segretario del Pdl, e infine il presidente della
Camera Gianfranco Fini. L’11 agosto c’era stato il
colloquio col presidente del Senato Schifani e soprattutto
l’incontro con il presidente del Consiglio, il ministro
dell’Economia e il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio.
Il capo dello Stato, che nel corso di tutti i colloqui svoltosi
l’11 agosto e si è ispirato alle preoccupazioni ed esigenze
più volte espresse negli ultimi tempi, è ora in attesa delle
deliberazioni che il consiglio dei Ministri adotterà per far
fronte ai gravi rischi emersi per l’Italia in conseguenza
delle tensioni sui mercati finanziari, e per corrispondere alle
attese delle istituzioni europee.

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