Quali sono i disturbi del sonno e quali rischi comportano

Quali sono i disturbi del sonno e quali rischi comportano

Dal sonnambulismo alla sexsomnia, sono tante le patologie che possono danneggiare il nostro dormire. Alcune possono portare persino alla morte. Lo ha spiegato a Roma Incontra il neurologo Giuseppe Plazzi.

12 Maggio 2019 13.00

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Di sonno si può letteralmente morire. Dietro l’espressione che comunemente usiamo per descrivere la sensazione di stanchezza, si cela un universo misterioso legato ai disturbi del sonno, vere e proprie malattie che possono arrivare a livelli estremi, con derive autolesioniste e violente, portando addirittura alla morte. Casi del genere sono descritti dal neurologo Giuseppe Plazzi, professore all’Università di Bologna e presidente dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno nel libro I tre fratelli che non dormivano mai (Il Saggiatore), presentato da Enrico Cisnetto a Roma InConTra. Nel libro, Plazzi descrive casi rigorosamente veri, che hanno coinvolto pazienti con gravi patologie, come tre fratelli affetti da insonnia fatale familiare, qualcosa di simile alla maledizione di Macondo descritta da Garcia Marquez nel suo Cent’anni di solitudine. Il sonno, quindi, è una fase assolutamente attiva del cervello che occupa circa un terzo della nostra vita. Eppure per secoli quel che accade mentre dormiamo non è stato considerato un problema di pertinenza medica, circondato spesso da reticenza e da un fitto alone di mistero. Oggi, invece, la medicina del sonno – di cui Plazzi è un vero e proprio luminare di fama mondiale – è una branca consolidata delle neuroscienze che indaga i meandri della mente grazie all’uso di tecnologie sempre più all’avanguardia: sonde attaccate fra braccia, gambe e viso, elettrodi sulla testa, fasce per il respiro, e altre diavolerie simili.

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DAL SONNAMBULISMO ALLA SEXSOMNIA, TUTTI I DISTURBI DEL SONNO

Quel che emerge è la divisione del nostro sonno in due fasi: quella dei sogni, detta fase rem, che compare dopo 90 minuti circa dall’addormentamento, ed il sonno profondo. Entrambe sono ricche di vita: mentre dormiamo pensiamo, ci muoviamo, ci eccitiamo (l’erezione nell’uomo avviene tutte le notti, durante la fase rem), ripuliamo la memoria sfornando idee, e consentiamo alla nostra mente di valicare confini altrimenti inaccessibili. Ma “l’attività dormiente”, ossimoro se ce n’è uno, nasconde anche risvolti oscuri, legati a malattie e disturbi a essa correlati come sonnambulismo, insonnia, terrore notturno, sexsomnia, sindrome delle gambe senza riposo, parasonnie e molte altre. In queste patologie, che Plazzi analizza e cura quotidianamente, coscienza e volontà sono sospese, chi ne soffre non è padrone delle proprie azioni e può diventare estremamente pericoloso per sé stesso e per gli altri. Come nel caso di un uomo che uccise la moglie durante il sonno e che per la sua grave e conclamata patologia fu ritenuto innocente. Così come il sonnambulismo – se accertato clinicamente – è un ottimo alibi anche per le violenze sessuali commesse mentre si dorme e di cui la mente non mantiene alcuna traccia. Ma tra sonno e morte il nesso può essere ancora più sottile e legato a fattori di altra natura, per esempio cardiaci, come nel caso del giocatore della Fiorentina Davide Astori, che dal sonno non si è più risvegliato.

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DORMIRE NON È UGUALE PER TUTTI: A LEONARDO BASTAVANO POCHE ORE

Casi rari ed estremi che ci fanno però capire come il sonno vada rispettato, monitorato e considerato una fase fondamentale della nostra vita. Intanto, partendo dal presupposto che non tutti abbiamo le stesse esigenze di riposo. Leonardo da Vinci, per esempio, faceva solo brevi pisolini, Winston Churchill dormiva solamente 4 ore, Barack Obama arriva a 6 mentre Bill Gates a 7. Esiste infatti un fabbisogno di sonno individuale che separa i “brevi dormitori” – a cui bastano 3 ore a notte, ma che spesso fanno ricorso a farmaci per dormire di più – dai lunghi dormitori, il cui letargo giornaliero può durare oltre 10 ore. Come quel ministro del governo Berlusconi, noto per l’immancabile sonno pomeridiano: cascasse il mondo si spogliava e si metteva a letto, in una stanza del ministero, e per questo ribattezzato “pigiamino”. Nel mezzo, la maggioranza della popolazione che in Italia dorme in media 7 ore, circa mezz’ora in meno della durata consigliata dagli specialisti. Eh sì, perché dormire fa bene, e ricaricare al meglio le batterie consente di prevenire rischi, in primis alla guida, considerato che i colpi di sonno sono la seconda causa di incidenti stradali dopo l’alta velocità. E se di sonno (o nel sonno) si può morire, dormire bene è imprescindibile per vivere meglio e più a lungo. Buon pisolino!

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