La Difesa a sostegno del governo sugli F35

13 Marzo 2019 09.34
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«Non c'è alcuna divergenza tra i militari e il governo sul programma F35», sottolinea, facendo riferimento a notizie di stampa, lo Stato Maggiore della Difesa, affermando che «i militari sono al servizio» e che «decide la politica». Lo Stato Maggiore della Difesa ribadisce inoltre «pieno apprezzamento verso la guida del ministro Elisabetta Trenta».

«LE DECISIONI POLITICHE PRIMA DI TUTTO»

«Non c'è alcuna divergenza e, inoltre, in merito a questo così come agli altri programmi ogni azione non potrà che essere intrapresa a valle dell'iter parlamentare e della decisione del governo», ha spiegato lo Stato Maggiore, ribadendo il suo «pieno apprezzamento verso la guida intrapresa dal ministro Trenta, ricorda che le forze armate sono uno strumento tecnico al servizio del Paese, dalla programmazione all' esecuzione dei programmi d'investimento, dalla pianificazione alla condotta di operazioni militari, il tutto sempre in seguito alle decisioni politiche».

LA STORIA DEL PROGRAMMA ITALIANO

L'adesione dell'Italia al programma per il caccia di quinta generazione Joint strike fighter risale al 1998, con il governo Prodi. Inizialmente, era previsto l'acquisto di 131 velivoli per Aeronautica e Marina. Successivamente, nel 2012, c'è stata una 'sforbiciata' ed il numero è sceso a 90. Il M5s, da forza di opposizione, è sempre stato ostile agli F35. Una volta al governo, si è preso atto dell'impossibilità di uscire dal programma: peraltro l'Italia, nello stabilimento di Cameri (Novara), produce parti del velivolo, li assembla e fa manutenzione, impiegando alcune centinaia di addetti.

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