La polemica tra Ultimo e il generale Nistri sul caso Cucchi

La polemica tra Ultimo e il generale Nistri sul caso Cucchi

09 Aprile 2019 18.47
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«Piuttosto che pensare di costituirsi parte civile nel caso Cucchi, a questo punto sarebbe stato forse più utile per la dignità dell'Arma dare le dimissioni, senza tanti equivoci e come segnale di discontinuità». Il colonnello Sergio De Caprio – per tutti il Capitano Ultimo che mise le manette ai polsi di Totò Riina – si riferisce al comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri.

«TROPPO TARDI ACCORGERSENE ORA»

Del generale Nistri – che ha scritto alla sorella di Stefano, Ilaria, auspicando che si faccia prima possibile "piena luce" sul caso – De Caprio chiede dunque un passo indietro «per discontinuità. Perchè per dieci anni il vertice dell'Arma ha ignorato e negato il 'caso Cucchi'», ha detto Ultimo. «Ora se ne accorge. Qualcuno dirà 'meglio tardi che mai', invece no, è troppo tardi. E noi Carabinieri ci sentiamo parte lesa per questo ingiustificabile ritardo». «Le lettere del generale Nistri non mi interessano. Non è questione di chiedere scusa. Mi interessano i fatti e i fatti sono un silenzio lunghissimo. Non lo dico io, lo dice il calendario», ha affermato Ultimo, che è presidente del neonato Sindacato italiano militari (Sim) Carabinieri.

«IL SINDACATO È DALLA PARTE DELLA FAMIGLIA CUCCHI»

«L'Arma vuole fare 'piena luce'? Stiamo parlando di ovvietà e banalità. La violenza va condannata sempre e i responsabili vanno perseguiti, anche se si trovano all'interno della nostra Istituzione: alla fine ci si è arrivati, ma con tantissimo ritardo rispetto ai fatti. Ora bisogna indagare e capire come mai e la procura lo sta facendo benissimo», ha continuato il colonnello De Caprio, un ufficiale da sempre 'controcorrente', transitato dal Ros, al Noe, ai Servizi, ai Carabinieri forestali: «ora ami occupo di orchidee», ha detto scherzando. «Il sindacato dei Carabinieri», ha ribadito Ultimo, «è con la famiglia Cucchi e con tutte le vittime di violenza. Nessuno potrà strumentalmente allontanarci da Ilaria Cucchi e dalla sua famiglia. Siamo da sempre accanto alle vittime e per le vittime contro ogni abuso e non al servizio di altri padroni».

«LESI DA CHI NEGAVA IL CASO»

«Da Carabinieri», ha aggiunto, «ci sentiamo parte lesa dall'assenza e dall'incapacità del vertice dell'Arma, che per dieci anni ha ignorato e negato l'esistenza stessa del 'caso Cucchi'. Vorremmo sapere perché, come tutti i cittadini». «Ora, finalmente, si sta sollevando il velo dei silenzi e dei ritardi: complimenti e gratitudine a chi ci è riuscito», ha detto ancora il colonnello De Caprio, rilevando che il sindacato sarà a sua volta impegnato in questa azione, perché «noi di questo ci occupiamo, delle inerzie e dei ritardi, per creare un sistema migliore e non certo per sciacallaggio».

«ITALIANI HANNO FIDUCIA NELL'ARMA»

Di una cosa, comunque, il capitano Ultimo si è detto certo: «Non sarà la vicenda Cucchi a far venire meno la fiducia degli italiani nei confronti dei Carabinieri, un corpo sano. L'Arma è affidabile, lo dimostra l'impegno di tutti i giorni, di ogni carabiniere. E la gente lo sa. Qui la questione è un'altra ed è chiara e netta: che dopo dieci anni se ne accorga anche il vertice dell'Arma ci fa piacere, ma siamo perplessi».

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