Polemiche a manetta

Redazione
21/12/2010

di Silvia Zingaropoli «Gasparri si arresti da solo» ha tuonato Oliviero Diliberto. È questo il tenore delle reazioni a catena...

di Silvia Zingaropoli

«Gasparri si arresti da solo» ha tuonato Oliviero Diliberto. È questo il tenore delle reazioni a catena che si sono abbattute su Maurizio Gasparri e la “sua” ricetta anti-tafferugli. Il 19 dicembre, alla vigilia della settimana più delicata per la riforma dell’Università targata Gelmini, il capogruppo del Popolo della libertà al Senato è intervenuto sul “rischio scontri” ai cortei, lanciando la sua teoria sugli “arresti preventivi” ed evocando il 7 aprile 1979, «giorno in cui furono arrestati tanti capi dell’estrema sinistra collusi col terrorismo».

La solidarietà di Cicchitto, l’indignazione di Ferrero

E se dal Viminale si sono affrettati a prendere le distanze («così si agita la piazza», hanno subito fatto sapere dal ministero dell’Interno) qualcuno ha voluto timidamente offrire una spalla solidale all’ex finiano. È il caso, per esempio, di Fabrizio Cicchitto e della “baby deputata” pidiellina, Annagrazia Calabria, secondo cui «la gestione dell’ordine pubblico non può prescindere dall’identificazione preventiva dei violenti di professione». O, ancora, di Amedeo Labocetta, che giudica quella di Gasparri «una proposta seria e credibile e va nel segno del rispetto dell’incolumità di inermi cittadini che si sono visti incendiare l’auto o danneggiare beni personali».
VOCI DI DISSENSO. Alle sparute frasi di solidarietà da parte di qualche compagno di partito, si accompagnano ben più copiose voci di dissenso. Prevedibile la reazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Partito della rifondazione comunista che, interpellato da Lettera43.it, ha dichiarato: «È una proposta fascista a tutti gli effetti, che abolisce lo stato di diritto e risulta anticostituzionale: sembra di tornare ai tempi del regime. Una follia. C’è bisogno di un 25 aprile, non di un nuovo 7 aprile: c’è bisogno di una Liberazione da questo ceto politico». Ma Ferrero non è solo. A ben vedere infatti, in tanti hanno evocato i tempi bui del fascismo, dopo aver udito le parole di Gasparri: da Angela Finocchiaro a Nichi Vendola, da Staderini a Di Pietro. Meno caustico, ma altrettanto severo, Bobo Craxi: «Bisognerebbe capire se il governo è d’accordo con Gasparri. Non capisco perché enfatizzare e creare allarme sociale: questa si chiama “istigazione allo scontro”».

La moderazione di Veltroni, il parere di Salvini

Non pago del clamore suscitato, Gasparri sembra però aver scelto la via della bagarre e, incurante della bufera, ha lanciato il suo appello: «Genitori, dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate». Apriti cielo. «Una provocazione antidemocratica» hanno gridato i più: cori di proteste dai movimenti studenteschi, opinionisti indignati, costituzionalisti inorriditi. Come di consueto, il più moderato pare Walter Veltroni, che torna ribadire a Lettera43.it la necessità «di garantire la legittima protesta degli studenti e, insieme, la sicurezza dei cittadini e il difficile lavoro delle forze di polizia». Per questo, l’ex segretario Pd ha proposto al prefetto di convocare «i responsabili dell’ordine pubblico e gli studenti, per fare in modo che le manifestazioni si svolgano in un clima civile, isolando provocatori e violenti». Ma questa è solo un’idea.
LA BOCCIATURA DI SALVINI. Nella bufera degli arresti preventivi, si leva una voce autorevole. È quella di Guido Salvini, illustre magistrato ed esperto in materia, che declassa l’uscita di Gasparri a mera boutade cinematografica: «Purtroppo, nel dibattito politico attuale, le proposte provocatorie a effetto sembrano prevalere su quelle concrete: gli arresti preventivi ricordano infatti la frase “fermate i soliti sospetti” pronunciata nel famoso film Casablanca». E, senza troppi giri di parole, boccia l’ipotesi di estendere il Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni sportive) alle piazze e gli arresti preventivi: «Non credo proprio che siano misure efficaci. Ma è difficile fare proposte concrete quando potere politico e magistratura sembrano capaci solo di azzuffarsi». Il nodo è dunque proprio quel conflitto tra politica e magistratura che (lo dimostrano le ultime dichiarazioni del Cavaliere) sembra non passare mai di moda: infatti, sostiene il magistrato, tra politica e magistratura assistiamo a un «crescendo reciproco di posizioni sbagliate».
GLI ERRORI DELLE TOGHE. E, a proposito delle polemiche sorte in seguito alla scarcerazione dei manifestanti fermati, Salvini ha aggiunto: «Anche la magistratura sbaglia quando bolla come insulti i toni peraltro abbastanza pacati del sindaco di Roma ». Chi è senza peccato scagli la prima pietra dunque. Inclusi Luca Palamara e Giuseppe Cascini: «Quando il segretario dell’Anm ha ribattuto che non si potevano tenere in carcere i manifestanti, non ha spiegato perché non fosse possibile una misura preventiva blanda: una misura che poteva essere utile, come l’obbligo di firma, peraltro richiesto dal pm, o la permanenza in carcere fino al processo». Insomma, ha concluso il giudice antiterrorismo, «potere politico e magistratura dovrebbero ricominciare a comunicare pacatamente». Fino a quando ciò non avverrà, il teatrino dei colpi a effetto in “stile Gasparri” non avrà fine.