Polillo: «Italia al palo, serve un patto sociale»

Redazione
22/08/2012

Il sistema economico italiano è «debole». L’allarme lo ha lanciato il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo secondo cui è necessario un «nuovo e coraggioso...

Polillo: «Italia al palo, serve un patto sociale»

Il sistema economico italiano è «debole». L’allarme
lo ha lanciato il sottosegretario all’Economia,
Gianfranco Polillo secondo cui è necessario un «nuovo e
coraggioso patto sociale». Altrimenti il pericolo è «restare
al palo».
«È vero che abbiamo un saldo  positivo della bilancia
commerciale», ha spiegato l’esponente del governo di Mario
Monti dalle pagine del Quotidiano nazionale, «ma il
Prodotto interno lordo è calato dell’1,9%, il tasso di
disoccupazione è al 10,9% a da settembre si esauriranno le casse
integrazioni. Dunque il nostro sistema economico è debole». E
secondo Polillo l’Italia è competitiva «solo quando
gli indicatori di produttività sono al minimo».
NUOVO SISTEMA DI RELAZIONI INDUSTRIALI. Per il
sottosegretario «occorre un vero patto tra parti sociali
per rivoluzionare il sistema delle relazioni industriali
abbandonando l’antagonismo a oltranza e il mito della lotta
di classe. Bisogna che tutti si rassegnino a lavorare di
più».
Poi Polillo ha chiarito che le priorità sono quelle di
«ricostruire il rapporto tra banche e territorio» e di
«colmare il buco nero degli enti locali». E ha spiegato che
l’ottimismo di Monti e del ministro dello Sviluppo economico
Corrado Passera «si basa sullo stato dei conti pubblici, non
dell’economia reale». Anche se poi ha ammesso: «Che la
situazione sia migliorata lo dicono anche le agenzie di
rating».
NIENTE AUMENTO DELL’IVA NEL 2013.
«Nonostante la caduta del reddito, il fabbisogno dello Stato è
cresciuto di un punto di Pil, cui vanno aggiunte le risorse della
spending review, che quantificheremo a consuntivo, e i 6
miliardi che con la delega fiscale ci consentiranno di non
aumentare l’Iva nel 2013».
Per il sottosegretario il taglio delle tasse non è possibile.
«Occorrerebbero risorse che non abbiamo né avremo»,
ha spiegato, quindi tutto è «rimandato alla prossima
legislatura, quando matureranno le vendite del patrimonio
pubblico».
Impossibile anche che le imprese tornino a investire: «Dai dati
della Banca d’Italia risulta che il margine operativo lordo
delle imprese è precipitato al livello del 1995. Se poi togliamo
un 60-65% di imposte e un 20-25% di oneri finanziari, ne vien
fuori un utile netto così basso da impedire anche solo di
pensare a possibili investimenti».