Politecnico di Bari, lo stipendio del rettore Francesco Cupertino passerà da 36 a 121 mila euro

Redazione
29/12/2023

Il numero uno dell'ateneo è stato criticato come accaduto al collega di UniSalento, Fabio Pollice, che ha poi rinunciato. Ad attaccare è stata la Cgil: «Aumento totalmente fuori contesto economico e sociale».

Politecnico di Bari, lo stipendio del rettore Francesco Cupertino passerà da 36 a 121 mila euro

Dopo il caso, poi rientrato, di Fabio Pollice, un altro rettore di un ateneo pugliese è vicino all’aumento del proprio stipendio. E non si tratta di una crescita qualsiasi. Francesco Cupertino, che guida il Politecnico di Bari, guadagnerà 121 mila euro, triplicando, anzi di più, l’attuale salario di 36 mila euro. La decisione è stata presa con una delibera del Consiglio di amministrazione, approvata (ma non ancora pubblicata sull’albo pretorio) senza passare dal Senato accademico. Una modalità, come spiegato dal Corriere della Sera, che non è piaciuta soprattutto per motivi di forma, visto che è regolare.

Politecnico di Bari, lo stipendio del rettore Francesco Cupertino passerà da 36 a 121 mila euro
Francesco Cupertino (Imagoeconomica).

La Cgil all’attacco: «Aumento totalmente fuori contesto»

L’ateneo ha recepito la normativa nazionale in cui sono inseriti gli adeguamenti. Una scelta che, però, non è piaciuta alla Cgil della Puglia, né alla Federazione lavoratori. I rispettivi segretari generali, Gigia Bucci ed Ezio Falco, hanno spiegato: «La rideterminazione delle indennità del rettore e dei componenti del Consiglio di amministrazione del Politecnico di Bari, con un aumento addirittura del 400 per cento per la figura apicale, è totalmente fuori da ogni contesto sociale, politico ed economico di quel che vive il Paese». Poi hanno sottolineato le carenze delle università, «dove persistono sacche di precarietà e personale Cel e tecnico amministrativo inquadrato con i livelli più bassi per logiche di bilancio».

Chiesto un passo indietro al rettore

La richiesta è di un dietrofront. I sindacalista hanno infatti concluso: «Riteniamo allo stesso modo inopportuno e grave che vi sia stato un passaggio dei provvedimenti adottati nel solo Cda e non nell’organo di governo collegiale universitario qual è il Senato accademico». Servirebbe «un passo indietro al rettore e ai componenti del Cda. Così come abbiamo preso posizione per il fantomatico trattamento di fine mandato dei consiglieri regionali, riteniamo che, pur dentro cornici legislative che lo rendono possibile, il deliberato aumento dei compensi suoni in modo dissonante con le difficoltà che vivono i lavoratori tutti. Compresi quelli delle università italiane, tanto più quando sproporzionato rispetto al livello iniziale».