Peppino Caldarola

Congedo dai lettori: non scriverò più di politica

Congedo dai lettori: non scriverò più di politica

22 Novembre 2018 08.05
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Mambo chiude bottega e il suo autore lascia la scrittura politica per un tempo assai lungo. Mi occuperò di altro, non subito, fra qualche tempo, ma quello che più conta per me e per chi mi ha seguito, anche quelli che ho fatto incazzare, è che smetto. Non commenterò quotidianamente su Lettera43.it e su alcun altro giornale le cose che accadono. Non andrò più in tivù a dire la mia per le cose della vita pubblica. Lascio anche la direzione della rivista Italianieuropei e il post del sabato su Strisciarossa.it. Sarò un normale cittadino che voterà quando sarà chiamato a farlo e continuerà a votare a sinistra, trovandola.

LASCIO PERCHE NON VEDO FUTURO CON QUESTA POLITICA

Lettera43.it è stata un’esperienza entusiasmante. La sua redazione e il suo direttore sono stati amici, complici, compagni di strada di questa mia ultima avventura di scrittura politica. Paolo Madron è il direttore ideale. Liberal, disponibile, pronto ad accogliere le idee. Non potevo trovarmi meglio. Se lascio il commento politico non lo lascio a causa di questo giornale che mi resterà nel cuore. Forse non scrivendo più metterò da parte idee per un libro da scrivere nei prossimi anni. Forse.

Lascio perché mi piacciono le nuove avventure, anche da vecchio, ma lascio anche perché non mi piace più “questa” avventura. Un’avventura, appunto. Il Paese è finito in mano di persone inadeguate a causa degli errori di quelli che l’hanno governato prima. La politica ha perso il senso delle istituzioni, del vivere civile, del confronto duro che arricchisce. Siamo sopraffatti da dichiarazioni violente e spesso davvero cretine. Non vedo futuro.

LA SINISTRA È DIVENTATA UNA PICCOLA COSA DEVASTATA

Siamo stati un grande Paese. Abbiamo avuto una classe dirigente discutibile ma da rispettare. Ora non è più così. E non sarà così per anni. La sinistra, il luogo in cui sono nato e nel quale mi ritiro in un cantuccio, è diventata una piccola cosa devastata da risse e da pensieri talmente deboli che non durano 24 ore. Vedo mio figlio minore e i suoi compagni interrogarsi quotidianamente nei licei sul futuro e sento che noi non diamo risposte. Vedo ragazzi e ragazze senza lavoro e noi non diamo risposte. Vedo gente impoverita e spaventata e noi non diamo risposte. Non era questa la parte finale della mia vita che mi ero immaginato.

NON VOGLIO PIÙ SPARGERE PESSIMISMO

Non sono uno che crede alle favole e quindi non ho mai pensato che nel futuro sarebbe stato tutto bello. Ma neppure ho sospettato che tutto sarebbe stato brutto, così brutto. Io ho rispetto per me e per quelli che mi hanno seguito. Se lascio è perché non voglio spandere pessimismo, non voglio dire «mandateli tutti a affanculo» soprattutto gli autori di questo ignobile slogan. Ma lo penso. E penso che c’è un tempo in cui la politica, che è stata tanto o tutto nella tua vita, la devi lasciar andare perché tu, almeno tu, non puoi farci niente. Già oggi non guardo più i talk che dedicano ore a dibattiti e liti senza senso. Già oggi non leggo quei giornali che incitano all’odio, alla ricerca del nemico. Non giudico alcuno ma voglio vivere in altro modo e da un’altra parte. Addio alla politica, quindi. Grazie a tutti voi che avete avuto la pazienza di leggermi.

La risposta del direttore

Caro Peppino,

la tua decisione inizialmente mi ha colto di sorpresa, ma poi a pensarci bene avendo in mente i tuoi ultimi editoriali dovevo aspettarmela. La tua sfiducia nella politica, o meglio in questa politica, lasciava trasparire da tempo insofferenza e un notevole disgusto. Non ti nascondo che per Lettera43.it è una grandissima perdita, e dunque spero fino all’ultimo in un tuo ripensamento. Nel frattempo, siccome generosamente mi gratifichi come direttore liberal e aperto alle idee (specie se, come le tue, sono particolarmente stimolanti), accetto molto a malincuore la tua scelta.

Ti abbraccio,

Paolo

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